Il giorno più terribile dell’anno, la fatidica data – di Gianfranco Soldati

9 xIl tam tam mediatico si è scatenato nella foresta: in un modo o nell’altro, a costo di ricorrere anche alla castrazione di chi ha votato sì il 9 febbraio 2014, il nuovo articolo 121a deve essere espunto dalla Costituzione. Un carneade sconosciuto anche ai suoi familiari, [obiezione della Red; si tratta in realtà di persona sufficientemente nota, è stata intervistata anche alla radio] un tale Virgilio Pellandini, ha decretato dal portale che accoglie i miei scritti (il cui titolare è attualmente Francesco De Maria, che in nome di una vecchia amicizia mi ospita regolarmente) [nuova obiezione: il vero motivo è che gli scritti di Soldati hanno molti affezionati lettori] che chi ha votato sì alla fatidica data non può essere un vero liberale**. Come dire che gli esseri superiori che sono i liberali veri hanno tutti votato no. Un caso paradigmatico di intollerabile, inconscia ed eccessiva puzza sotto il naso. L’efficacia dei tentativi di lavaggio del cervello in atto rimane incerta. soldatiE`comunque stata tale da indurre un Adolph Ogi a criticare aspramente Cristoph Blocher e a dargli benevolmente consigli sul come dovrebbe comportarsi e su cosa dovrebbe intraprendere. Una cosa mai vista: un lavaggio del cervello che ha effetto su una persona priva di cervello come il simpaticissimo Adolfo (è l’unica qualità che gli riconosco, gli ha permesso di arrivare al CF e di far la sua parte di danni). E`comunque talmente ingenuo che crede che i giornalisti ricorrano a lui per avere chiarimenti o sue “preziose” opinioni, mentre lo sfruttano ignobilmente e cinicamente per la loro opera di denigrazione della destra in genere, di Blocher in particolare.

** Attenzione, dottor Soldati. Può ben essere l’opinione del partito!

*

Per leggere o rileggere Romano Amerio sono costretto all’uso continuo e ripetitivo del dizionario. Rileggendo “Introduzione alla Valsolda” mi sono imbattuto in una per me incomprensibile “controversia di ascolo e pascolo”, in un capitolo dedicato appunto alla pastorizia nella Valsolda dei tempi andati. I dizionari, Tommaseo compreso, e Wikipedìa (ma il PC lo manipolo maldestramente, da principiante senile) non mi hanno permesso di risolvere il problema. L’apparecchio diabolico mi ha risposto: “forse cercavi controversia di pascolo e pascolo”, insinuandomi il dubbio che potesse trattarsi di un refuso, che nelle pubblicazioni di Amerio sono però merce rara, salvo per i Zibaldoni ameriani editi dal Cantonetto e peggio ancora per quelli a cura di Enrico Maria Radaelli, tramite la fantomatica (per me) casa editrice Lindau di Corso Re Umberto 37 a Torino, specializzata, a quel che ho potuto appurare, nell’arte della pellicola. Forse un’anima buona che mi leggesse per caso sarà in grado di correre in mio aiuto. La ringrazio preventivamente.

Per un altro termine mi sono trovato in difficoltà: “suppeditare”, secondo il PC dovrebbe significare “amministrare”, ma nella frase di Amerio concerne l’approvvigionamento dei bruchi del baco da seta con foglie fresche di gelso (l’ho fatto per 3 o 4 anni quando ero un ragazzetto), quindi dovrebbe significare “provvedere” o “procurare”. Chi mi aiuterà sia anche ringraziato sin d’ora.

Ai bei tempi ad aiutarmi era sempre, con assoluta disponibilità e sterminata erudizione, Amerio stesso, con qualche sbuffata di un “ignorante” a me rivolta qua e là. Adesso mi manca.

*

Dei 4 paesi confinanti si potrebbe pensare che l’Austria sia quello più benevolo ed accogliente, mai coinvolto in polemiche o contestazioni. Per dare un’idea di realtà che ci vengono accuramente sottaciute, do qualche cifra:

Richieste d’asilo di eritrei alla Svizzera: nel 2011 sono state 3’356, nel 2012 4’407, poi solo 2’563 nel 2013 e per finire 6’923 nel 2014, per un totale di 17’249 domande. Adesso sono in forte aumento. Nello stesso periodo, 4 anni, le richieste all’Austria sono state 106. Evidente che tra un albergo 5 stelle, come è la Svizzera, e una pensioncina scalcinata come sembrerebbe essere quella offerta dall’Austria, gli eritrei, che sono quasi tutti analfabeti ma non son mica scemi, scelgono l’albergo.

Quando arriva la richiesta d’asilo, il diretto interessato viene interrogato da apposito e competente personale svizzero per verificare se abbia diritto all’accoglienza come rifugiato, nel caso dell’Eritrea fuggito perché ricercato come disertore. Uno di questi inquirenti, adesso in pensione, ha raccontato alla “Weltwoche” che i richiedenti raccontavano tutti con assoluta monotonia di esser fuggiti dalle caserme dove erano prigionieri per raggiungere a levante l’Etiopia e poi la Libia. Per rapporto all’Eritrea l’Etiopia è a ponente, evidente quindi l’imboccatura sbagliata. Adesso in Eritrea i rifugiati perseguitati per diserzione rientrano per le vacanze, la nostalgìa per la famiglia e gli amici è grande. Fin che restano in Svizzera devono versare una tassa all’ambasciata del loro paese, sempre che non vogliano che la famiglia rimasta in Eritrea diventi oggetto dell’attenzione e delle premure del loro despota. I soldi per pagare l’esazione fraudolenta li fornisce pantalone, in questo caso tu, amico lettore, e purtroppo anch’io.

*

Abbiamo tutti avuto l’occasione di ammirare il “jumbo number one“ che trasporta il presidente USA e talvolta anche il suo vice o il segretario di Stato. Quante migliaia di dollari al minuto costino i voli con quel bestione non so, immagino qualche decina. Per non parlare dei caccia di scorta che lo accompagnano per misura di sicurezza.

Il nostro CF dispone di un Jet Falcon 900 e di un elicottero Puma. Adito a discussioni aveva dato a suo tempo la Signorina Ruth Metzler, che adoperava il Puma per rientrare a casa, in Argovia se ricordo bene, 1 ora di automobile da Berna quando c’è traffico, o per andare a far la spesa. Poi il PPD-CVP ha perso elettori e la cuccagna per lei è finita.

Nel 2013 il nostro ministro degli Esteri, Didier Burkhalter, come sempre accompagnato dalla gentil consorte, una giovanile, bella e simpatica signora austriaca, si è recato a Canberra (Australia), facendo scalo in India, Indonesia, Nuova Zelanda e Vanuatu. Costo del viaggio, a carico del Dipartimento della Difesa che gestisce tutti i mezzi di trasporto del CF: 460’100 franchi. L’andata e ritorno in prima classe da Zurigo a Canberra costa 13’000 franchi. Naturalmente il ministro viaggia con 5 o 6 accompagnatori, il Falcon non ne porta di più. Nel dicembre 2013 Schneider-Amman è volato a Bali per partecipare ad una riunione di ministri dell’economia: 270’500 franchi il costo.
A discarico dei nostri ministri va detto che, anche se lasciassero negli hangar (rimesse, solitamente per aerei o elicotteri) il Falcon 900 o il Puma, ci sarebbero spese per alcune decine di migliaia di franchi, manutenzione, stipendi agli equipaggi, spese di allenamento dei piloti e così via.

Sono notizie che come al solito ho tolto dalla “Weltwoche”. Le riporto perché, come dicevano i Gesuiti, sapere è potere.

Gianfranco Soldati