Italia: disoccupazione femminile da record

L’Italia si aggiudica il primato vergognoso, seconda solo a Malta e Grecia, per  il piu’ elevato tasso di  disoccupazione femminile. Secondo il Global gender gap index 2013 del World economic forum: l’Italia si trova al 97 esimo posto su 136 paesi se si considera l’indice specifico della partecipazione delle donne alla vita economica, un dato spaventoso.

donna lavoro2Pare che il tasso di occupazione rosa stia calando nonostante la lieve ripresa del tasso di occupazione generale e questo significa che in Italia permangono ostacoli molto forti allo sviluppo e alla libertà di crescita delle capacità femminili.  Non bisogna pensare solo ad un vantaggio per le donne: si tratta piuttosto di una ricchezza per l’intera società: quando una donna lavora e la famiglia è bireddito, si ha come  una maggior sicurezza contro situazioni di povertà ed è provato che questo porta a un incremento delle nascite. Inoltre vi è una maggior contribuzione fiscale, un aumento dei consumi, una maggior richiesta di servizi che si traducono con un aumento delle entrate dello Stato in termini di fiscalità e ai fini pensionistici; non di meno valore, un’incentivo ai settori dell’innovazione e della ricerca.

Donne al lavoro: una sicurezza sociale
Una maggior tutela economica lavorativa delle donne, significa piu’ tutela della famiglia. Infatti oggi come oggi, mentre le relazioni familiari sono sempre piu’ instabili e aumenta sempre piu’ il numero dei divorzi, una donna che lavora è una salvezza rispetto a situazioni di povertà causate dalle difficoltà nei rapporti umani nella famiglia. Inoltre, aumentando la natalità, si assicurerebbe un cambio generazionale da intendersi come un investimento per il popolo in un prossimo futuro.

Le donne oggi in Italia
Se pensiamo che il 74% degli uomini lavora e il 60% delle donne no perché restano oberate dal lavoro domestico, dalla cura dei figli e dei parenti anziani, ne emerge un quadro assai triste documentato da dati Istat del 2014 e dai dati del Censis.

L’Italia è il paese dove l’assistenza femminile a familiari non autosufficienti è soprattutto a carico della donna all’interno della famiglia (un quarto delle famiglie italiane). Si tratta spesso di donne giovani sotto i 45 anni che debbono far fronte a numerose difficoltà: sulla donna gravano troppe responsabilità  familiari, economiche, domestiche, a tal punto che in molti casi, nel tentativo di conciliare le contrastanti esigenze, non puo’ permettersi di lavorare.

L’inoccupazione femminile è un business al maschile per svariate ragioni, a partire da quella piu’ banale che fa sì che l’uomo sia comodamente sgravato dal lavoro familiare. In seconda battuta lo Stato ne è complice e non investe in servizi adatti alla conciliazione tra lavoro domestico e lavoro fuori dalle mura di casa. A tutt’oggi sono ancora presenti pregiudizi nei confronti del lavoro femminile che restano un grave deterrente e si perpetuano da secoli.

donne al lavoro1Gianna Finardi che cosa ne pensa?
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Penso che l’emancipazione femminile non sia mai avvenuta in Italia. L’Italia è una nazione, la prima in Europa, delle disuguaglianze, delle raccomandazioni, del nepotismo strisciante dove la meritocrazia è una parola cancellata dal vocabolario e le “pari opportunità” sono solo una promessa illusoria.

Tanto per fare il punto delle disuguaglianze, l’Europa ha obbligato l’Italia ad avere la famose “quote rosa” che sono una vetrina apparente perché si tratta di una percentuale di donne che sono state messe ai posti dirigenziali del paese in maniera obbligatoria; in 3 anni, per fortuna almeno quello, siamo già al 26%. I primi risultati  dell’incremento delle donne al potere sono stati ottimi con una riduzione del debito delle società di cui sono a capo.

Ma non basta la facciata pitturata ad arte se le fondamenta sono marce. Parliamo appunto della base, citiamo il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali detto Welfare e domandiamoci che politiche fa in concreto. Non è che forse il vero welfare è quello informale delle donne?  Non mi sembra che sia un welfare che fa politiche attive all’insegna delle pari opportunità se un quarto delle famiglie italiane deve sopperire in maniera autonoma alla cura degli anziani e scarseggiano gli asili nido. Mi sembra invece uno Stato che incentiva situazioni di lucro sui bisogni reali. Infatti, per esempio, se si ha necessità di servizi di badantato e di asili privati, beh quelli piovono anche dal cielo ma a quale prezzo? Con la crisi e la perdita di potere di acquisto, pochi possono permettersi servizi privati di questo tipo che risultano un lusso quando invece dovrebbero essere un diritto. Quante famiglie in Italia possono permettersi una badante che, sommando tutte le voci, costa almeno 2000 euro al mese? Credo che il welfare dovrebbe mettersi a fare politiche serie di pari opportunità orientate in questa direzione e risanare la situazione registrata dal Censis e da Istat che ritraggono l’Italia come un paese da terzo mondo.

E’ cambiata anche la mentalità degli uomini che con la scusa della parità dei sessi hanno sempre piu’ pregiudizi verso le donne disoccupate. Oggi quando una donna non lavora, la si taccia di “vuoi far la mantenuta” oppure le si dice “sposati uno ricco”: queste sono illazioni alquanto offensive per una donna italiana cresciuta in una società moderna. Non so quante donne giovani vorrebbero stare in casa a cucire l’orlo dei pantaloni al marito e aspettarlo che torni a casa la sera spadellando e curando i figli. E’un lavoro anche questo e non è da denigrare, si puo’ fare tutto nella vita ma non deve mai mancare il rispetto. Mia nonna  per esempio non ha mai lavorato in ufficio ma la cura della casa per lei era un vero e proprio lavoro, con due figli, il marito, dei parenti  anziani da seguire. Lei a casa cucinava, lavava, stirava, cuciva abiti e il tessile di casa, sistemava il giardino, assisteva i familiari e teneva l’economia domestica.

Lavorare fuori casa non significa non seguire i familiari ma significa seguire le proprie aspirazioni, la propria individualità e sentirsi realizzate come persone: la stessa realizzazione che ha l’uomo! Lavoro dentro o fuori casa: gli uomini dovrebbero capire che non esistono mantenute o casalinghe, ma esistono donne che si adoperano sempre e comunque per la società e loro stesse. Non voglio cadere nei luoghi comuni, ma una donna che lavora fuori casa, affiancata da servizi alla famiglia, è una donna piu’ felice e piu’ rispettata. Spesso il fatto che la donna sia in casa per l’uomo equivale a un minor valore ed egli non si accorge di quanto è importante e oneroso il lavoro che lei svolge. In ultima battuta, lancio una delle mie provocazioni morali: il mondo al femminile sarebbe migliore e a chi è scettico suggerisco di aprire il telegiornale e osservare come le donne siano meno implicate in fatti gravi di cronaca nera,  come omicidi, mafia, collusione incidenti automobilistici, frodi fiscali ecc.

In sostanza aumentare la qualità di vita femminile significa generare figli migliori e uomini piu’ rispettosi, responsabili e partecipi positivamente nella famiglia, nella società e nel mondo>>.