Riconoscere la legittimità del duro avversario politico

braccio-di-ferro1Come dice il proverbio, non tutto il male vien per nuocere. Lo spiacevole “incidente” causato dalla pagina 21 dell’ultimo numero di Opinione Liberale pone in evidenza un imperativo (ai miei occhi) fondamentale: il PLR (scrivo PLR poiché in questo momento di esso si tratta) riconosca la legittimità del suo duro avversario politico. Nessuno pretende che dica che “loro” hanno ragione!

Jack 1111Certo, i Populisti hanno causato al partito un danno enorme, in termini di perdita di consenso e di cariche, e forse anche di influenza economica. Ma (e su questo punto insisto, a costo di farmi mandare a quel paese) sono avversari legittimi, che da 25 anni conducono duramente la loro battaglia. Non sono “cani rognosi” ma scomodissimi mastini. Proprio per questo è necessario far fronte all’attacco senza smarrire i nervi e il senno.

Ciò che è accaduto è, nel contempo, grave e sintomatico. Grave perché l’insulto appare nell’organo ufficiale del partito, del quale (come è scritto) la “responsabilità politica” incombe allo stesso Presidente. (Qui non c’è un molinaro incappucciato che scrive “Fuck yourself!” su un muro di cemento nella notte). Sintomatico perché il livore si volge contro il direttore del Mattino della domenica, il settimanale che viene visto come l’origine di tutti i “mali”. È bene tuttavia attribuire alla parole una connotazione relativa. Ciò che è “male” per una delle parti… non lo è necessariamente per l’altra!

Sintomatico soprattutto perché l’avversario politico è percepito e raffigurato come una specie di lestofante, un poco di buono, in un soprassalto d’odio (le parole sono inequivocabili). Senza riflettere (almeno) su un punto. Che colui che viene correttamente designato come “il candidato più votato tra i ticinesi”… non è in fin dei conti che un cane rognoso. Persino una persona poco accorta e poco intelligente si metterebbe sul chi vive e dedicherebbe al “fenomeno” un’adeguata riflessione.

In conclusione. Non abbiamo perso la speranza di udire una parola dal Presidente, il quale, oltre ai grandi onori, a carico ha ricevuto la responsabilità.