La crisi finanziaria è iniziata : Cina, petrolio, rame e junk bonds

junk yDal portale www.blognews24ore.com

La crisi finanziaria è arrivata. Malgrado non venga scritto esplicitamente dai media, quanto sta accadendo dall’inizio dell’anno ne decreta ufficialmente l’inizio. Anche se volendo essere precisi, si dovrebbe dire che la crisi economica e finanziaria iniziata nel 2008 non è mai terminata.

Due settimane fa, le azioni cinesi sono nuovamentre crollate. Il Shanghai Composite Index è sceso del 5,29 % dopo diversi giorni di cali consecutivi. In Cina scendono i prezzi delle materie prime. Il prezzo del rame è sceso da 2,40 a 1,97 dollari, scende anche il prezzo del petrolio, attorno ai 30 dollari al barile.

Le azioni americane hanno seguito questo movimento al ribasso. L’indice di mercato Russell 2000 è ufficialmente entrato in una tendenza al ribasso. Crollano i junk bonds, le obbligazioni ad alto rendimento ma altamente rischiose. Questi fattori sono segnali d’allarme per le enormi difficoltà che stanno arrivando. Purtroppo, il tutto passa sotto il silenzio dei media, i quali insistono che la situazione è sotto controllo.

Secondo l’analista del settore petrolifero della società Oppenheimer & Co. Fadel Gheit, la metà dei produttori americani di petrolio di scisto potrebbe fallire prima che il mercato del greggio abbia raggiunto l’equilibrio. Gheit vede il prezzo del petrolio stabile a circa 60 dollari, ma non prima di 2 anni. Nel frattempo, molte piccole società americane attive nel settore del gas e del petrolio di scisto saranno obbligate a chiudere o ridurre l’attività. Di recente, una delle maggiori società americane nel settore del carbone ha dichiarato fallimento. La Arch Coal non riusciva più a rimborsare i creditori e ha fatto ricorso al Chapter 11, per avviare una ristrutturazione del debito che porterà alla cancellazione di 4,5 miliardi di dollari.

Il rafforzamento del dollaro potrebbe far scendere il petrolio a 20 dollari al barile. E’ l’opinione degli analisti della banca americana Morgan Stanley : un aumento del 5 % del valore del dollaro rispetto a un paniere di monete potrebbe far scendere il costo del petrolio del 10-25 %, pari a 8 dollari al barile.

La recente volatilità dei mercati ha riacceso il ricordo dei precedenti periodi di turbolenza, soprattutto la crisi del 2008. Poco prima che in quell’anno vi fosse il crollo delle azioni americane, vi era stato il crollo dei mercati cinesi, del corso del petrolio, del corso delle materie prime e delle obbligazioni ad alto rendimento. Eventi che si stanno riproducendo, eppure la maggior parte degli esperti di finanza rifiuta di vedere questi segnali di pericolo. I mercati crollano e la stampa abbonda di articoli che dicono di non cedere al panico.

“Le persone devono avere una visione a lungo termine e evitare di anticipare i movimenti del mercato a breve termine – secondo Stephen Horan, direttore generale di CFA Institute. L’intenzione è che le persone mantengano gli investimenti, allorchè le azioni si vendono a un ritmo stupefacente e il loro corso è già calato, in media, del 20 %. Speriamo non vi debba essere un ulteriore crollo del 20 % prima che le persone comincino a rendersi conto di cosa accade.

(Fonte : theeconomiccollapseblog)