Lo strano modo di fare autocritica di Pinoja – di Paolo Camillo Minotti

“Ammetto gli errori, ma chi mi critica ha torto lo stesso”

Delfino 1 Pinoja xLo spazio per l’accanita pubblicistica pre-Congresso è quasi totalmente esaurito, non mancano che 24 ore (sarà poi la volta della pubblicistica post-Congresso…). Il desiderio della (ipotetica, e forse soverchiante, ma è difficile valutare) maggioranza interna – che punta a un abbassamento dei toni, a una transizione tranquilla e, in sostanza, a una normalizzazione – è comprensibile, ed è ben espresso dall’ultimo intervento di Del Don. Ma i “ribelli” (perché in fondo è giusto chiamarli così) non demordono…

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MinottiHo letto l’intervista a Gabriele Pinoja che il CdT ha pubblicato giovedì 21 gennaio u.s. (titolo: “Che errore attaccare chi ci stava vicino”). L’autocritica che il presidente dimissionario dell’UDC-TI sembra fare potrebbe essere definita “la saggezza del senno di poi”. Infatti, benché qua e là egli dica e disdica (per es. egli difende ancora la scelta di tralasciare il nome del partito per le elezioni di aprile 2015), Pinoja ammette in sostanza che certe scelte fatte in vista delle cantonali furono sbagliate o comunque mal ponderate (soprattutto la rotta di collisione con la Lega e il velleitarismo con cui si credeva di poter entrare da soli in Governo), ma si fa scudo dicendo che furono scelte fatte dal comitato cantonale. Non se ne assume cioè la piena responsabilità, come sarebbe sempre auspicabile che un presidente (o anche un dirigente d’azienda) facesse quando il partito (rispettivamente l’azienda) ha un insuccesso.

In realtà nei mesi successivi alle cantonali, nell’ambito della direttiva cantonale si è sempre negato che il risultato di aprile fosse un insuccesso, vantando che i consensi erano aumentati dello 0,1 o dello 0,2 percento rispetto alle cantonali 2011. Mentre invece era evidente che si trattava di una sconfitta pesante, se si calcola l’apporto che i partner di AL avranno portato e le aspettative che vi erano in punto alla sinergia portata dall’unione delle due forze. A mio modesto parere Pinoja avrebbe dovuto dimissionare subito dopo le elezioni di aprile, per permettere una analisi delle cause del flop elettorale e trarne gli insegnamenti del caso per il futuro. A questo servono le dimissioni dei presidenti, non si tratta di voler “crocifiggere il colpevole”. L’aveva capito per esempio il presidente PPD Giovanni Jelmini, che assumendosi le responsabilità della sconfitta se ne andò subito….

Ma ovviamente talvolta la politica non funziona così, perché il gruppo dirigente (anche se uscito sconfitto dalle elezioni) spesso non vuole mollare il potere o poteruncolo di cui dispone e quindi si aggrappa al suo cadreghino e al massimo lo cede a un proprio fedelissimo, del quale è sicuro che continuerà sulla sua stessa scìa. Ma in tal modo il rischio è che non si traggano veramente degli insegnamenti e che poi si andranno a ripetere gli stessi errori.

Ciò che trovo veramente fuori posto sono i giudizi che il presidente Pinoja dà sulla persona di Athos Ambrosini il quale avrebbe a suo dire scarse «capacità relazionali e comunicative» e avrebbe «difficoltà ad accettare persone nuove che si avvicinano al partito». Posso dire che sono asserzioni totalmente arbitrarie e infondate: conosco bene Ambrosini, il suo modo di condurre le riunioni distrettuali, la sua capacità di ragionare assieme e di discutere; tra l’altro ha coinvolto molte persone nel distrettuale UDC, peccato solo che qualcuna di esse la dirigenza cantonale ce le abbia fatte scappare con le sue decisioni (come per es. quella di mettere in lista una persona che fu condannata per un clamoroso scandalo finanziario, alla quale forse allude Pinoja con la seconda affermazione citata; ma fu l’unico nuovo aderente che il comitato distrettuale UDC rifiutò di accettare!).

Pinoja imputa poi ad Ambrosini «i deludenti risultati elettorali da lui ottenuti, come pure gli scarsi risultati ottenuti nel suo distretto». A parte il fatto che seguendo questo ragionamento… l’UDC svizzera dovrebbe commissariare la dirigenza UDC-TI, per chi conosce come vanno le cose si tratta di imputazioni ipocrite e fuorvianti: prima si emargina una persona, non dandogli nessuna possibilità di far valere le sue capacità a livello cantonale, poi gli si dice che conta poco perché raccoglie pochi voti personali! Va poi detto soprattutto che il risultato dell’UDC Bellinzonese e 3 Valli, come quello degli altri Distretti, non è influenzato per l’essenziale dalla dirigenza distrettuale, ma dall’azione della dirigenza cantonale. È quest’ultima ad avere in mano potenzialmente gli strumenti per convincere gli elettori a votare per il partito (oppure per indurli a non votarlo); strumenti che sono principalmente: 1) le decisioni prese e comunicate alla stampa; 2) le prestazioni in specie nei vari dibattiti tv dei nostri esponenti. Un presidente distrettuale può bensì organizzare riunioni, coinvolgere nuova gente (giovani e no), ma se poi tali persone vengono irritate o deluse dalla linea incoerente del partito cantonale e dalle dichiarazioni dei suoi «leader», la strada si fa in salita….

È probabile che nel Congresso di domenica Piero Marchesi riesca a spuntarla, in quanto è appoggiato dai principali dirigenti in carica, mentre Ambrosini è avversato dagli stessi soprattutto perchè non ha peli sulla lingua e ha sempre criticato le scelte che adesso parzialmente anche Pinoja ammette essere state sbagliate. Purtroppo, in politica e non solo, spesso la cosa più difficile da perdonare ai propri simili è il fatto ch’essi abbiano (o abbiano avuto) ragione….

Ma la vera sfida per l’UDC ticinese non è il Congresso del 24 gennaio (dove saranno presenti se va bene 120 persone), ma è la sua conduzione futura. Se si continuerà a gestire il partito con gli stessi metodi opportunistici e clanistici e la stessa improvvisazione, l’UDC non avrà mai grande successo laddove – come nelle elezioni cantonali – deve contare solo sulle proprie forze. Laddove invece a condurre il gioco è l’UDC svizzera – come nelle elezioni nazionali – ci potranno essere migliori risultati, come già si è visto nelle elezioni del 2011 e del 2015.

Paolo Camillo Minotti
(già granconsigliere UDC, consigliere comunale di Bellinzona)