De Weck e Canetta: cinici “padroni delle ferriere”? – di Paolo Camillo Minotti

padrone delle ferriereTutti abbiamo letto le cronache dei giornali sui licenziamenti a Comano e Besso. Impressionante la descrizione che il “Corriere” ha fatto delle modalità con cui questi licenziamenti sono stati gestiti e comunicati agli interessati…. Roba da vergognarsi, metodi umilianti, se quanto scritto sui giornali corrisponde ai fatti! (Ma sostanzialmente sembra che i fatti stiano veramente così, perché non vi sono state smentite di sostanza da parte della direzione RTSI, la quale ha anzi ammesso che vi sono stati errori nel modo di comunicare la decisione ai diretti interessati). Modalità e metodi sbrigativi, che oggigiorno nemmeno un industriale privato medio oserebbe applicare e che ci fanno venire alla mente lo stile di certi capitalisti di un secolo e mezzo fa, come vengono descritti in certi romanzi passati alla storia (per esempio quelli di Victor Hugo o di Emile Zola). Ci chiediamo, en passant: ma è possibile che un Canetta, dico un Canetta, cioè un rampollo di una famiglia sedicente progressista, figlio d’arte e di cultura socialista, si comporti come un redivivo “padrone delle ferriere”? Se sì, vuol proprio dire che a nulla è valsa tutta una storia di socialismo umanitario che aspirava ad elevare la dignità umana e la civiltà, prima ancora delle condizioni economiche dei lavoratori; vorrebbe proprio dire che “una volta che al vertice ci sono arrivato, crepi l’asino che mi ci ha portato”….

MinottiAdesso il presidente dell’associazione di categoria e un altro giornalista attivo nell’azienda (entrambi bravi giornalisti, tra l’altro) dicono: sì, abbiamo deplorato anche noi quanto avvenuto, ma attenzione alle strumentalizzazioni a danno dell’azienda RSI che è importante per il Ticino. Non ho capito bene peraltro se essi si riferiscano in primo luogo al dibattito in corso a livello nazionale sul ruolo futuro della SSR (struttura della stessa, mantenimento o abolizione del canone, riparto delle risorse tra le regioni linguistiche, che finora ha favorito la S..I., ecc.), oppure se vogliano dare a intendere che il “CdT” abbia dedicato grande attenzione ai licenziamenti al fine di parlare male di un’azienda concorrente. Delle discussioni di principio a livello nazionale avremo tempo di discutere più in là nel tempo. Riguardo alla oggettiva situazione di concorrenza tra CdT (che fa capo al gruppo comprendente anche Teleticino) e RSI, è ovvio che essa esiste e che – coi tempi che corrono – essa non si manifesti solo con fair play e oggettività super partes. Dopotutto c’è in gioco (soprattutto per il gruppo privato citato) la possibilità di sviluppo e, al limite, la stessa sopravvivenza a medio-lungo termine.

I fautori della Tv pubblica non possono dimenticare che è in corso in Svizzera una “guerra” senza esclusioni di colpi, laddove a condurre il conflitto non sono solo i critici della SSR, ma anche quest’ultima mena fendenti senza farsi troppi scrupoli. Per esempio, negli scorsi mesi si è saputo dei progetti di piattaforma pubblicitaria comune tra SSR, Swisscom e l’editore Ringier: come dire una mega- concentrazione tra la Tv pubblica (che non dimentichiamo gode del privilegio del finanziamento tramite il canone!), l’azienda delle telecomunicazioni ex-pubblica tuttora in posizione più che dominante e …il principale editore privato (o comunque uno dei due maggiori editori privati svizzeri). Insomma la SSR, in dispregio di ogni regola di buon senso in uno Stato liberale, vuole sia il foraggiamento tramite il canone obbligatorio, sia anche spadroneggiare e mirare al predominio nel settore pubblicitario (campo tradizionalmente occupato dall’editoria privata)! È vero che questa operazione deve essere avallata dal Dipartimento dell’on. Leuthard (o dal Consiglio federale, non so bene chi abbia la competenza finale). Ma c’è forse qualcuno che dubita che, data la forza pervasiva dell’ente radio-televisivo, esso non riuscirà a spuntarla? (magari apparecchiando qualche trasmissione benevola nei confronti della tesi di Leuthard o del C.F. su questo o quel tema?). Il gruppo che fa capo al CdT non è al riparo da questo mega-progetto in gestazione a livello nazionale, tutt’altro: basti pensare che la Ringier ha già un “satellite” nel nostro Cantone: il domenicale “Il Caffè”, per cui…

Ognuno farà quindi il suo gioco, anche CdT / Teleticino faranno il loro. Vedremo. Ad ogni modo, come diceva quel tale che prese un sacco di botte: “Ne ho prese, ma ne ho anche date”. Parimenti chi si trova a far fronte al colosso SSR, fa ciò che può e ovviamente si difenderà menando anche qualche fendente. Gli antichi dicevano “Mors tua, vita mea”, nel frattempo ci si è un po’ civilizzati, ma la natura dei rapporti umani non è radicalmente mutata….

Ma vorrei tornare per concludere al tema dei licenziamenti a Comano-Besso. Il prof. De Maria forse ha ragione nel dire: Canetta doveva farlo. La decisione di risparmiare e quindi di licenziare in tutte e tre le regioni linguistiche, è stata presa a livello svizzero. E anche la cinica disinvoltura con cui si procede ai detti licenziamenti porta il marchio di de Weck e della direzione centrale della SSR. (A Canetta si possono giusto rimproverare le modalità operative nel caso puntuale).

Da un lato in questo grande carrozzone vi sono certo tanti sprechi e sono possibili quindi grandi risparmi [osservazione ovvia della Red: ma è proprio sul personale che sussiste un ampio margine di risparmio! e dunque…]; d’altro canto esso è stato gestito male, come scriveva qualche tempo fa sulla “Weltwoche” Christoph Mörgeli, perché solo un’azienda gestita male non è capace di accantonare una riserva di bilancio congrua, per far fronte a imprevisti, su una cifra d’affari di un miliardo e rotti all’anno. Fatto è che, l’anno scorso, trovandosi di fronte all’imprevista decisione delle autorità di far pagare l’IVA anche alla SSR (su determinate sue prestazioni), l’azienda si è trovata nella necessità di decidere entro la fine del 2015 dei tagli alle spese, decidendo di procedere a un certo numero di licenziamenti.

Secondo un altro giornalista della “Weltwoche” (non ricordo se sia l’usuale notista esperto di massmedia Kurt Zimmermann oppure un altro giornalista), de Weck ha però proceduto a ordinare i licenziamenti massicci in questione senza tanti rincrescimenti; anzi essi farebbero parte di una strategia scelta con calcolato cinismo: secondo tale tesi, de Weck deliberatamente ha lasciato che la situazione arrivasse al punto da dover procedere a massicci licenziamenti, perché in tal modo egli potrebbe mostrare ai critici della SSR “di avere risparmiato”. In tal modo egli indebolirebbe la posizione dei critici della SSR in specie in vista della votazione sull’iniziativa “No Billag” ma anche della discussione di fondo sul mandato della SSR.

Paolo Camillo Minotti