Quei “pazzi furiosi” di anti-raddoppisti… – di Paolo Camillo Minotti

… che coltivano una psicosi collettiva…

“Fantocci ideologizzati che ripetono le solite tiritere. (Sembra il ritratto di una persona, indovinate chi… ma in realtà sono più di una…)”

No pasaran!Da mesi, siccome volevo essere informato sul tema e mi riservavo anche di dire la mia, leggo tutti gli articoli dedicati al secondo tubo del Gottardo. Un sforzo che mi ha imposto una notevole tenacia, perché abbondano (in specie tra i contrari) gli interventi ripetitivi, fuorvianti, demagogici e talvolta basati su presupposti chiaramente non veri; ma talvolta essi sono anche immaginosi e creativi pur di escogitare un qualche pseudo-argomento a supporto del No al raddoppio. Nell’insieme: molto fanatismo preconcetto….Ognuno evidentemente è libero di pensare come crede e di votare anche “di pancia”, ma quando si argomenta per iscritto ci si dovrebbe imporre un minimo di oggettività e di rispetto dei dati di fatto e delle procedure; se non lo si fa, si presume implicitamente che i propri simili siano un branco di imbecilli, pronti a digerire qualsiasi bufala…..

MinottiIn qualche caso, poi, vi è anche la presunzione ingenua di volersi sostituire agli ingegneri che dovrebbero poi progettare il tunnel. Per esempio un lettore del “Corriere” pretendeva qualche settimana fa di avere una soluzione geniale in alternativa al secondo tubo Airolo- Göschenen: scavare un tubo a mezzo pendio tra Airolo e il Passo del San Gottardo, all’altezza del Motto Bartola, con destinazione Hospenthal; tunnel questo che sarebbe lungo circa la metà di quello autostradale attuale e ovviamente costerebbe anche la metà. E poi? Il lettore non spiegava la logica e la razionalità di tale opzione; logica e razionalità molto scarse, ove appena si pensi che la galleria autostradale è percorsa anche da autobus e camion. Immaginatevi cosa significherebbe costringere tali veicoli, una volta arrivati ad Airolo, ad alzarsi in quota di ulteriori 400 metri di dislivello per imbucare il tunnel lungo solo la metà! Proprio un bel modo di contribuire alla riduzione dell’inquinamento e alla sicurezza del traffico (si pensi all’usura dei freni dei camion della Lati o della Rapelli costretti a superare questo dislivello supplementare!)….

Per quanto balzana, l’idea del citato lettore è sempre meno assurda di un’altra idea alternativa al secondo tunnel, molto gettonata nei mesi passati da parte di alcuni scrittori di lettere ai giornali: quella di tenere aperto tutto l’anno il Passo del San Gottardo, previ alcuni interventi per rendere sicuri alcuni tratti particolarmente esposti al pericolo di valanghe. Tenere aperto il passo tutto l’anno potrebbe anche essere una cosa plausibile, però limitatamente al traffico automobilistico leggero. Infatti: vi immaginate gli autobus e i camion (nel periodo in cui il tunnel autostradale fosse chiuso per il risanamento) salire fino al Passo a quota 2000 m.s.m. circa, vale a dire 800 metri sopra Airolo??

Qui si impone subito una risposta preventiva all’obiezione di molti anti-raddoppisti che sento già ronzare nell’aria: “ma i camion non dovrebbero neanche prendere il tunnel autostradale; i camion andrebbero caricati su ferrovia (AlpTransit), come prescritto dall’Iniziativa delle Alpi”.

E allora si deve forse spiegare a chi non lo sa che l’Iniziativa delle Alpi, accettata dal popolo nel 1994, prevede il carico su ferrovia del traffico di transito (“da confine a confine”), non di tutto il traffico pesante in circolazione, che in buona parte è dedito alle forniture interne oppure all’import-export. Certo teoricamente si può auspicare il carico su ferrovia anche del traffico pesante interno svizzero, ma la messa in pratica di tale auspicio non è così scontata, per ragioni di tipo pratico e logistico che certi scrittori di lettere ai giornali forse non immaginano ma che pur tuttavia esistono nella realtà e non sono facilmente superabili. Facciamo un esempio: se la Lati o la Rapelli devono fare una fornitura dei loro prodotti a Emmen, o a Buchs (SG) o a Frauenfeld, il carico su ferrovia non è molto raccomandabile e per ragioni di tempestività e di possibile deterioramento delle merci dovranno farlo direttamente con i loro camions. Chi sa come funziona il carico su ferrovia, per motivi logistici oggettivi e anche per motivi di organizzazione delle strutture pubbliche in generale (per esempio: orari di apertura, chiusura alle 17.00, ecc.), capisce che per certi trasporti il carico su ferrovia è improponibile, per la perdita di tempo che non è economicamente sostenibile. Per definizione il carico su ferrovia ha senso solo per prodotti la cui fornitura non sia urgente nonché sulle lunghe distanze (almeno 300 o 400 km).

Con certa propaganda si è purtroppo creata l’aspettativa che con l’AlpTransit tutti i camion spariranno dalla circolazione e verranno caricati su rotaia (o la merce che essi trasportano verrà caricata su rotaia). Ma questa aspettativa è ingannevole e irrealistica. La maggior parte dei camion in circolazione serve il traffico interno oppure import-export; quindi anche se la Confederazione riuscisse a imporre al traffico di transito europeo di andare su ferrovia, non è che il traffico pesante scomparirebbe dalla A2. Ci sarebbe sì una certa diminuzione, ma in buona parte esso permarrebbe.

Nel 1994 la decisione popolare, di prescrivere che il transito da confine a confine delle merci debba avvenire su ferrovia, è stata opportuna, anche perché ha incoraggiato e si è appaiata alle scelte a favore del potenziamento delle infrastrutture ferroviarie (AlpTransit, Ferrovia 2000, tunnel del Monte Ceneri, investimenti anche fuori confine, ecc.). Purtroppo però, tale decisione non è stata applicata finora dal Governo svizzero con la coerenza e l’inflessibilità che molti cittadini avrebbero auspicato: basti dire che essa fu contraddetta platealmente nel 2000 con l’adozione dei Bilaterali (Accordo sul transito), che andavano in direzione opposta a quanto deciso con l’Iniziativa delle Alpi. Certo, anche i Bilaterali furono accettati dal popolo svizzero (non da quello ticinese), ma chi – dopo essere stato tra i più strenui sostenitori dell’Iniziativa delle Alpi – fece propaganda per la loro accettazione non brillò certo per coerenza! A scanso di equivoci alludiamo in primo luogo alla Sinistra. È quindi fuori luogo questa odierna demagogia in provenienza dai medesimi ambienti, che sconfina a tratti nella drammatizzazione ad arte e in una vera e propria “psicosi”. Come ha giustamente scritto l’amico Franco Celio (insieme al quale ero nel comitato promotore dell’Iniziativa delle Alpi) se il trasferimento su rotaia del traffico di transito non è ancora avvenuto, bisogna ringraziare in primo luogo il consigliere federale socialista Moritz Leuenberger e chi (incluso il PS) ha fatto propaganda a favore deil’Accordo sul Transito (Bilaterali I).

Ora come detto si assiste sulla stampa a delle esternazioni che sono al limite della “psicosi”. Per esempio una lettrice del “Corriere” paragonava l’inquinamento e le polveri fini propinatici dai camion ai narcotrafficanti assassini che spadroneggiano in Messico (e che uccidono sistematicamente sindaci e giornalisti indipendenti e a loro invisi); la lettrice diceva anzi che le polveri fini sono peggiori dei narcotrafficanti citati, perché uccidono più subdolamente; ergo, un bel No al raddoppio del Gottardo che ci farebbe crepare tutti di morte atroce…..

Orbene, paragonare la nocività dell’inquinamento da camion (che comunque oggigiorno sono molto meno inquinanti di quelli di 30 anni fa o di quelli che ancora circolano nel Terzo Mondo) alla spavalderia assassina dei narcotrafficanti, è veramente un modo di “ragionare” molto pesante e al limite (anzi oltre i limiti) della decenza; spingersi un passettino più in là su questa strada significherebbe passare all’intimidazione fisica e allo squadrismo di stile fascista… Ma soprattutto il ragionamento proposto dalla signora non regge nel merito: domandiamoci infatti: Se votassimo No al secondo tubo del Gottardo diminuirebbero forse massicciamente le polveri fini e le emissioni inquinanti nell’aria respirata nel Sottoceneri? O, viceversa, con il secondo tubo aumenterebbero forse significativamente le citate emissioni inquinanti? Certo che No: non vi sarebbero cambiamenti significativi, ritenuto che sarebbero previste in ogni caso e sempre solo due corsie di marcia (una per direzione). Questo fintanto che il popolo non dovesse acconsentire a un cambiamento delle leggi che lo prescrivono in modo tassativo!

Ma vorrei dire alla preoccupata lettrice del “Corriere” anche questo: Una diminuzione delle emissioni inquinanti dei camion la porterà semmai il progresso tecnico, come in misura ancor più pronunciata è già avvenuto o sta avvenendo nel settore del traffico automobilistico leggero e anche in quello del riscaldamento delle case (minor impiego di benzina e gasolio, filtri più performanti, applicazione di nuovi vettori energetici). E inoltre speriamo che, con l’entrata in funzione di AlpTransit, le autorità federali si diano quel coraggio che finora invero (anche in altri campi) non hanno dimostrato nelle trattative con Bruxelles e i Paesi confinanti, obbligando finalmente le merci in transito a passare su ferrovia, alleggerendo in tal modo un po’ il traffico sulla N2! Seguendo la logica, dovrebbero farlo, se non altro per evitare che l’esercizio di AlpTransit diventi un “flop” finanziario colossale, una sorta di “pozzo di San Patrizio” (cioè senza fondo)…

A proposito di innovazioni tecnologiche e di trasferimento delle merci su ferrovia, vorrei citare per concludere una battuta di Peter Bodenmann (l’ex presidente del PSS che ha una rubrica settimanale sulla “Weltwoche”) di qualche anno fa. Nota bene: Bodenmann fu tra i promotori dell’Iniziativa delle Alpi (e anzi forse ne fu l’ispiratore principale). La frase citata la scrisse la prima volta quando al Dipartimento dei Trasporti c’era ancora Leuenberger, e ogni tanto (con qualche variazione) l’ha poi ripetuta altre volte. Diceva pressappoco Bodenmann: “”Se Leuenberger e i miei compagni socialisti non fanno in fretta a imporre il trasferimento su ferrovia delle merci in transito, come richiesto dall’Iniziativa delle Alpi, andrà a finire che saranno superati dai tempi, perché il progresso tecnologico farà apparire sorpassato il carico delle merci su ferrovia: arriveranno prima i camion non inquinanti che non l’applicazione dell’Iniziativa delle Alpi”.

Naturalmente la battuta è da intendere in modo semi-paradossale, perché Bodenmann è un po’ un provocatore di natura; però essa contiene un fondo di verità. Naturalmente questa battuta mostra anche l’abisso, sul piano dell’acume, che sussiste tra Bodenmann e certi suoi compagni rosso-verdi. Bodenmann è un pensatore originale, che pensa con la propria testa, e se talvolta (capita) dice qualche asinata, perlomeno è un’asinata d’autore; certi suoi compagni invece sono solo dei ripetitori di slogans triti e ritriti, fantocci ideologizzati che ripetono le solite tiritere. (Sembra il ritratto di una persona, indovinate chi…ma in realtà sono più di una…).

Paolo Camillo Minotti
(già membro del comitato promotore dell’Iniziativa delle Alpi, 1989-1994)