La cultura aiuta a fare banca

Cultura Banche“Fare cultura aiuta a fare banca, a fare bene il proprio lavoro, più di quanto non si pensi, e non ci deve stupire – spiega Germano Maifreda, docente di storia economica dell’Università degli studi di Milano – gli istituti instaurano rapporti umani, qualitativi con i risparmiatori, gli investitori, i concorrenti.” Da sette secoli le banche fanno mecenatismo, perché il successo dipende anche dalla costruzione di reti sociali, perché la reputazione per un banchiere è il suo bene economico più prezioso, che si può accumulare attraverso queste pratiche che solo in apparenza possono sembrare disfunzionali, a fondo perduto. Non lo sono affatto. E il libro “La cultura delle banche oggi”, viaggio attraverso un anno di iniziative, di Costantino D’Orazio, ce ne racconta la verità, il volume edito da il Mulino in cui lo storico dell’arte ritesse, a campione, un anno di iniziative culturali promosse dalle banche in tutta Italia.

La promozione culturale considerata uno strumento di comunicazione ad elevata visibilità e prestigio è anche un dovere didattico e formativo per una realtà economicamente forte e tecnologicamente importante quale è una banca di gestione patrimoniale. Dedicare risorse alla cultura – in linea con la vocazione imprenditoriale del lavoro di consulenza patrimoniale rappresenta un investimento. Infatti, l’impresa-banca può beneficiare anche economicamente del return on investment in campo culturale, oltre che con l’apprezzamento del pubblico e degli esperti, anche con una rigenerazione della propria notorietà secondo linee strategiche d’orientamento artistico.

Cultura Banche 2Ne emerge un’Italia molto più vivace della vulgata corrente, ricca di memoria, e una forte spinta culturale tra conservazione, intesa come restauro, e promozione di arte antica e moderna, spettacoli, musica, cinema, teatro, editoria, conferenze, sport, progetti educativi, festival e molto altro. Il maggior numero di iniziative si riscontra nei piccoli centri, l’80% in quelli al di sotto dei 150mila abitanti, a rimarcare il legame stretto con le comunità locali, con i territori. Legame evidente anche sfogliando l’elenco delle banche citate in fondo al libro, come suggerisce Giuseppe De Rita invitato alla presentazione, in gran parte istituti mai sentiti di aree periferiche: quasi cento di credito cooperativo, una trentina le popolari, altrettante tra casse rurali e di risparmio, giusto una decina le grandi banche. Insomma una rete capillare, “un po’ come gli uffici postali e le parrocchie” sottolinea D’Orazio, che sente la responsabilità di “restituire” qualcosa ai rispettivi territori di appartenenza.

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