Esiste la censura nel regno dell’informazione “democratica”? Io penso di sì! – di Giorgio Ghiringhelli

Comunità islamica del Ticino e la censura degli editori dei giornali (titolo originale)

burqa

Giorgio Ghiringhelli si rivolge ai media. Noi vorremmo consolarlo, esortarlo a “prenderla con filosofia”, ricordandogli che – sotto la dittatura del POLITICAMENTE CORRETTO – la DESTRA combatte una battaglia disperata.

Veramente, il tirasassi contro il kalashnikov.

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Egregi redattori,

sento il bisogno di sfogarmi pubblicamente su un vicenda che mi ha seccato moltissimo e che suscita più di una perplessità, e che tramite il vostro organo di informazione vorrei portare a conoscenza dell’opinione pubblica.

GhiroSui quotidiani di oggi (Corriere del Ticino, La Regione e Giornale del Popolo) è apparso un mio annuncio a pagamento concernente l’iniziativa antiburqa nel quale fra l’altro si legge che sul sito www.ilguastafeste.ch è possibile leggere un mio articolo “sulla Comunità islamica del Ticino e sui Fratelli Musulmani” (che fra l’altro è pubblicato sul web dal 14 novembre scorso, ossia il giorno dopo la strage di Parigi).

In realtà l’articolo in questione (che vi allego) è intitolato “La Comunità islamica del Ticino è un cavallo di Troia dei Fratelli Musulmani” : un titolo ben più incisivo ed esplicito, ma che non è piaciuto agli editori dei giornali i quali mi han fatto sapere tramite la Publicitas che se non l’avessi modificato non avrebbero pubblicato quella parte dell’annuncio. E così ho dovuto modificarlo suggerendo io stesso una versione più “neutrale” e blanda, ma che non corrisponde al titolo originale del mio “saggio” .

Naturalmente ho protestato per questa imposizione che rasenta la censura e la motivazione che ho ricevuto mi ha lasciato veramente di stucco. A disturbare gli editori non è stato il fatto che la citata associazione islamica fosse da me accusata di essere un covo di fanatici islamisti del potente movimento dei Fratelli musulmani – cosa che peraltro nel mio lungo e documentato “saggio” (una quarantina di pagine) è ampiamente dimostrata – bensì il fatto che il mio titolo poteva far supporre che tutti i musulmani che vivono in Ticino (ossia la comunità islamica, con la “c” minuscola) siano il cavallo di Troia dei fanatici islamisti.

Bisogna a questo punto sapere che in Ticino vi sono due associazioni islamiche, che, come ho scritto chiaramente e senza possibilità di equivoci a pagina 9 e 10 del mio “saggio”, rappresentano solo poche centinaia dei circa 6’000 musulmani residenti nel nostro Cantone : quindi lungi da me l’idea di fare di ogni erba un fascio e di voler far credere che tutta la comunità islamica (con la “c” minuscola) sia un’accozzaglia di islamisti.

Una delle due associazioni operanti nel nostro Cantone si chiama “Comunità islamica nel Ticino” (con la “C” maiuscola) e l’altra “Lega dei Musulmani in Ticino”. Quindi può anche darsi che scrivendo un articolo sulla “Comunità islamica” (con la “C” maiuscola) qualcuno possa equivocare e pensare che ci riferisca a tutta la comunità islamica (con la “c” minuscola) che vive in Ticino, ma tale equivoco non è certamente da imputare al sottoscritto bensì semmai a chi furbescamente ha scelto per la propria associazione un nome che anche nei confronti delle autorità e dei giornalisti li possa accreditare (a torto) come rappresentanti di tutti i musulmani che vivono nel Cantone.

E anche gli editori sono caduti in questo tranello : anziché chiedere a me di modificare il titolo di una mia “opera”, avrebbero semmai dovuto chiedere ai dirigenti della “Comunità islamica” di modificare il nome della loro associazione.

Per inciso vorrei aggiungere che quando, dopo mesi di lavoro e di ricerche, pubblicai sul mio sito il lungo saggio che , nell’intento di far aprire gli occhi in Ticino a chi non li aveva ancora aperti, mirava a dimostrare l’infiltrazione dei Fratelli Musulmani nella “Comunità islamica” e mirava altresì a svelare le subdole e infide strategie di questo movimento islamista per conquistare l’Occidente e imporre la sharia a tutti sfruttando la democrazia, lo stesso venne ignorato dalla stampa ticinese (a parte un breve accenno in un editoriale di Claudio Mésoniat sul GdP del 19 novembre 2015) . Ma , confermando il detto secondo cui nessuno è profeta in Patria, il mio articolo ebbe successo fuori dal Ticino. Difatti la giornalista ginevrina Mireille Vallette, autrice di due libri sull’islamismo in Svizzera e presidente dell’”Association Suisse Vigilance Islam”, vi dedicò un articolo nel suo blog

http://boulevarddelislamisme.blog.tdg.ch/archive/2015/11/23/une-association-tessinoise-est-gere-par-l-un-de-spontes-des-272005.html#more)

articolo che venne ripreso pure dal sito www.dreuz.info

http://www.dreuz.info/2015/11/23/une-association-du-tessin-geree-par-lun-des-pontes-des-freres-musulmans-deurope/

“Il responsabile di Dreuz – mi aveva scritto allora Vallette – pensa come me che queste informazioni siano molto importanti. Bravo per il tuo lavoro da formica, talmente prezioso vista la congiuntura”. Vallette mi suggerì poi di inviare il testo alle autorità politiche del Cantone : cosa che feci, ma senza il minimo riscontro.

E ora, dopo il silenzio della stampa ticinese, mi tocca digerire anche le ingiustificate censure degli editori su un mio annuncio che peraltro era a pagamento: sono molto deluso e arrabbiato!

E spero che almeno i destinatari di questa missiva diano spazio a questo mio sfogo…

Giorgio Ghiringhelli