L’identità culturale nell’era della globalizzazione – di Chantal Fantuzzi.

download (4)La Storia è il cuore pulsante di un popolo e l’Identità ne è la sua anima. Non è facile parlare di identità storica e culturale, oggi. Nell’era della globalizzazione e della multiculturalità, i suddetti temi sono tabù. Per gli europeisti sono sinonimo di chiusura mentre per i mondialisti non hanno significato. In un’epoca dominata dal fallimento del sogno americano, trasformatosi nell’imposizione del concetto di mescolamento (non solo culturale), manovra attuata in modo vincente dalla cultura stessa, propagandistica, ricorrere alle proprie radici storiche come riparo dalla turbolenta realtà, può sembrare una corsa contro il tempo. Eppure non v’è passato senza futuro, né pensiero senza critica, né costruzione senza discussione alcuna. Aprirsi ha un senso se avviene nel rispetto reciproco delle culture, millenarie. Spesso, tuttavia, si tende ad eliminare la propria per accettare l’altrui. Parlare di multiculturalità è costruttivo solo se affiancato dalla vivida rievocazione del passato di un popolo. Poiché senza quella determinata storia, il suddetto popolo non sarebbe tale.  Il globalismo ci ha portati fin qui, in un’epoca in negativo dell’ellenismo. Anch’essa frutto del crollo di un sogno, quello di Alessandro Magno, anch’essa ripiegante in una frammentazione culturale individualistica, destinata a passare poi sotto l’egida di un altro Impero, quello Romano. Poiché l’identità delle poleis era finita per sempre, era giunto il tempo dei grandi imperi, sotto i quali, tuttavia, le identità sarebbero (più o meno) sempre state rispettate. Forse il passaggio d’egida è irrefrenabile, sia che a dominarci siano gli Imperi Centrali del secolo scorso, sia che siano gli U.S.A, sia che siano entrambi, collimabili nell’emblema dell’UE, che abbatte i confini (ma non le differenziazioni economiche) e, insieme ad essi, impone la fine di una cultura giudicata “superata”, quella classica, per l’appunto. Superare ciò che ci ha fondati è assurdo. Pertanto la libertà restante è quella interiore, culturale, frutto di un innegabile sostrato storico che abbiamo il diritto e il dovere di portare avanti e, (anche) di condividere.

Chantal Fantuzzi

@chantalfantuzz5