il mistero del Cardinal Mazzarino – di Agostino Spataro

Freddo polare a Parigi. Da giorni nevica. Candida neve che illumina le vie, i palazzi sulla Senna, l’atmosfera che involge la città.
A fatica, raggiungo la Bibliotheque Mazarine, a place du College de France, di fronte al Louvre.
Ai piedi dell’artistica scala, che sembra disegnata dal Bernini, mi accoglie un Cardinale col volto austero, bello e maturo, segnato da un sorriso appena accennato, una smorfia d’ironia in filigrana, sotto due baffi pieni e sopra un pizzo finemente coltivato che si allunga, come un cuneo di voluttà, sopra il suo collo eburneo.
Sono arrivato dalla lontana, e calda, Sicilia, per partecipare a una conferenza sull’India, la potenza quieta, ma col pensiero fisso a quest’antica biblioteca creata, a sue spese, dal cardinale Giulio Mazzarino e donata allo Stato francese, con altri beni e opere d’arte d’ingente valore.
“Buongiorno Eminenza, posso salire?”
“Si accomodi figliolo, siamo qui per servirla…Da quasi quattro secoli….”
In questa biblioteca sono custoditi libri e codici rari e gli originali delle “mazarinades” ossia dei libelli e delle invettive prodotti, durante gli anni della Fronda, contro il Cardinale Mazzarino primo ministro del re-bambino, Luigi XIV, e amante di Anna d’Austria, regina madre e reggente del regno.
Il numero esatto delle “mazarinades” non si conosce.
Si parla di varie migliaia (fra dieci e quattordici mila), anche di centomila. Un grande problema per me che, fra tanta maldicenza, sto cercando la chiave di un fascinoso mistero.

Agostino Spataro

Il re Sole potrebbe essere stato il frutto della relazione tra la regina Anna d’Austria e il cardinal Mazzarino primo ministro di Francia dal 1643 al 1661. Mazzarono fu probabilmente protagonista di una passionale storia d’amore con la regina di Francia, relazione plausibilmente confermata dallo scambio epistolare tra i due amanti, anche a riguardo della nascita del piccolo principe, chiamato, dal Mazzarino, “la nostra consolazione”.

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Nell’inverno del 1637 la regina Anna, in una notte di tempesta, lasciò la corte e riparò in un castello, per incontrare il legittimo consorte che da tempo disertava il suo letto.

Il 23 settembre del 1638 Luigi XIV, Diodato, vide la luce e alla sua nascita conseguì il subitaneo riavvicinamento della regina alla corte, a quel marito tanto assente e lontano.

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La relazione tra il Nunzio e la regina si protrasse parallelamente al freddo distacco del sovrano per quest’ultima, forse addirittura inibito sessualmente. Più tardi Mazzarino negherà a Luigi XIV la mano della di lui nipote, il giovane re, secondo alcuni testimoni, si sarebbe gettato in ginocchio, in lacrime, chiamandolo “papà.”

L’ipotesi della paternità del cardinale sarebbe da confermare con l’esame del DNA.

Chantal Fantuzzi