Intervista ad Adrian Weiss, presidente di Svizzera Israele sezione Ticino

Intervisto il Dott. Adrian Weiss, presidente dell’Associazione Svizzera Israele. Cultura, società, politica. Una straordinaria indagine su un legame tra due paesi alleati, nella speranza di una cooperazione mondiale, per arginare l’ombra nera dell’Isis.

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Chantal Fantuzzi: Dott. Weiss, che cosa rappresenta l’Associazione Svizzera Israele e quali son i suoi scopi? Come vede il rapporto tra la Svizzera e Israele? Prevede la possibilità di sviluppi economici derivati dalla cooperazione tra il Ticino e Israele? Come le è parso l’Israel Day, tenutosi a Lugano per celebrare i 68 anni dalla nascita dello Stato di Israele e i 67 anni di collaborazione con la Svizzera?
Infine, La società israeliana è assai produttiva: l’irrigazione di territori desertici, la creazione di territori fertili, il cooperativismo, le colonie agricole, l’organizzazione militare. Il suo fine pare essere quello del progresso dell’uomo. Israele si sente come un modello, per gli altri popoli?

Dott. Adrian Weiss: l’Associazione Svizzera Israele (ASI), è un’associazione nazionale di amicizia tra la Svizzera e Israele, laica,apolitica e apartitica, fondata da persone non di fede ebraica e il 95% dei suoi membri non è di fede ebraica. Il presidente centrale è la consigliera nazionale Corina Eichenberger. ASI è presente in tutti i cantoni.
Come associazione di amicizia, l’ASI ha per scopo di rafforzare i legami di conoscenza tra il popoli svizzero e israeliano,di promuovere scambi culturali ed economici di combattere i pregiudizi, l’antisemitismo e il negazionismo;
La sezione ASI del Ticino, tra le sezioni nazionali, è una delle più consistenti ed estese ed è una delle più grandi a livello cantonale per numero di associati e simpatizzanti. WeissTenendo fede al principio di rafforzare la conoscenza, ASI ha promosso e promuove viaggi guidati in Israele, che riscuotono l’entusiasmo dei partecipanti. Ha anche cura di organizzare eventi a livello culturale con ospiti di fama internazionale (ad esempio il filosofo e giornalista Bernard-Henri Lévy, i giornalisti e politici Furio Colombo, Magdi Allam, Fiamma Nirenstein; il deputato ed ex-ministro israeliano Yaakov Perry, l’archeologo Dan Bahat, gli scrittori Etgar Keret e Nava Semel, i professori dell’univ. di Torino e Milano Ugo Volli e Sara Ferrari).
Le nostre serate hanno toccato sia il tema della Shoah e della pace che la poesia e la fiaba e la musica, ma anche la sicurezza e il futuro Municipale e del Cantone con dibattiti pre-elettorali cui hanno partecipato esponenti delle diverse forze politiche. Il pubblico ha dimostrato apprezzamento con una presenza che ha toccato quasi mille persone.
Quanto realizzato finora dall’ASI è frutto del lavoro costante del comitato direttivo, che è composto da persone molto motivate che si dedicano a raggiungere gli scopi dell’associazione: per citarne alcuni, Lucette de Picciotto, segretaria; Nasser Pejman, vice presidente; Piero Gasparini, responsabile delle PR; Giuseppe Giannotti, portavoce; il prof. Maurizio Balestra e Claudio Laiso, coordinatori della cultura; Jacqueline Chevili per progetti speciali, così come Maurizio Gritti; Tobiolo Gianella, tesoriere; Susanne Holm e Katy Pejman, logistica; Beppe Farah e tante validissime altre.
Sotto il profilo dello sviluppo e dell’ economia, Israele è un mondo certamente molto attivo che con la Svizzera intrattiene già un’entità di scambi commerciali che tocca i tre miliardi di dollari. Quanto alla realtà del nostro Cantone, il deputato Yakoov Perry, Perry Morcote 500che nella sua qualità di ministro della Scienza, tecnologia e dello Spazio ha promosso le relazioni internazionali d’Israele a livello scientifico e incoraggiato la fondazione di nuovi centri di ricerca con un programma di start-up in tutto il paese, ha avuto un incontro con il dipartimento Cantonale delle Finanze e dell’Economia ed è nostra intenzione organizzare in futuro un incontro tra imprenditori israeliani e ticinesi. Israele è considerata per organizzazione e realizzazioni una start-up nation dell’alta tecnologia e della ricerca e questa caratteristica può rivelarsi interessante considerata dal punto di vista di nuovi traguardi da sviluppare anche qui nel Ticino, oggi che la finanza delle banche è meno forte e occorrono attività e traguardi alternativi.

CF. Dalla diaspora ad opera dell’Imperatore romano Tito, all’accentuazione dei dissidi religiosi trai tre credi -quello cristiano appena nato, quello pagano morente, quello ebraico, venerando- per opera di Giuliano l’Apostata; alla cacciata degli ebrei di Spagna ad opera dei sovrani Ferdinando e Isabella. Ritiene l’Occidente storicamente colpevole delle sofferenze causate, anche nella storia antica e medioevale?

AW. Il sentimento anti-ebraico era spesso generato nei popoli da filosofie e dogmi strettamente legati a interessi politici, finanziari o di convenienza e attraverso editti e religione e anche dalla non-conoscenza, che hanno influenzato il pensiero comune. Forse con una sintesi dei credi sarebbe stato diverso, ma non dimentichiamo che di fronte agli “interessi di una parte del potere” è stato sempre difficile lottare senza essere sopraffatti o subire. La lezione che oggi ne possiamo trarre è che occorre seguire la ricerca costante dell’accettazione dell’altro senza sopraffazione, per convivere pacificamente fianco a fianco.

CF Pensa che nel pittore Chagal questa sintesi tra ebraismo e cristianesimo sia un sincretismo riuscito?

AW. Faccio mio quanto disse di Chagall Grazia Massone, docente di storia dell’arte all’università cattolica di Brescia e presidente dell’Associazione Opera d’Arte,: “Le sue tele si riempiono di immagini pescate con libertà dalla tradizione iconografica narrativa cristiana e da quella simbolista e da quella simbolista ebraica; Cristo in croce porta il tallet, lo scialle rituale per la preghiera, diventando emblema della persecuzione del popolo ebraico, il gallo ebraico che ha il potere della preveggenza ricorda ai cristiani il tradimento di Pietro, la sposa e lo sposo che sono il segno del patto tra Dio e il popolo d’Israele possono alludere all’interpretazione della chiesa come sposa di Cristo”. chagall

CF In uno dei più grandi scrittori ebrei, Primo Levi, vi sono innumerevoli richiami alla Commedia di Dante. Eppure l’Alighieri non fu clemente con gli ebrei. Pensa sia questo il, diciamo, miracolo della cultura? Riuscire a valicare le antiche discordie e unire l’atemporalità dell’Uomo, delle sue sofferenze, delle sue gioie, passioni, dei suoi dolori, nella sempiternità della cultura?

AW: Levi, uomo culturalmente italiano, era consapevole del fatto che Dante era uomo del suo tempo e di quel tempo incarnava l’anima, i sentimenti e la filosofia. L’opera dantesca è permeata dalle dottrine e dal sapere medievali e improntata all’idea geocentrica dell’universo e sappiamo bene che Copernico venne solo oltre due secoli dopo. Come noi, anche Levi non si aspettava certo di trovare in Dante esposizioni scientifiche attuali, così come alcuni suoi sentimenti, figli del tempo. Ma certamente non avrà trovato assurdo apprezzare l’opera di un uomo di grande respiro, un politico e filosofo oltre che poeta che, pur basando il mondo naturale e quello soprannaturale sul sistema tolemaico, aveva il pensiero e le intenzioni rivolte al futuro, decidendo di scrivere in volgare la sua opera maggiore per consentire ai molti di fruirne e non relegarla alle sole gerarchie dell’intellighenzia che usava il latino. Levi non poteva non essere conquistato dalla fine capacità di trasmettere i sentimenti e di ammirare l’ampia inspirazione dell’opera dantesca, le cui grandi forze poetica, spirituale e culturale sono tuttora valide. Nell’immaginazione di Dante, l’inferno è il luogo dove ad ogni colpa si applica il contrappasso e ogni delitto ha la giusta punizione; Dante sa di essere uno spettatore, non un dannato e che sarebbe uscito a “rivedere le stelle. . Il Levi uomo di cultura certamente non poteva non tener conto dei luoghi e dei momenti danteschi, nella descrizione del suo orrore infernale, anche se in Levi l’inferno è reale, posto sulla terra, un luogo dove non ci sono colpe, ma ci sono innocenti che pagano l’irrazionale furore di altri. Sì, la cultura travalica il tempo ed è immortale.

CF. 25 maggio, 2016. La scelta del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, di nominare come ministro della difesa Avigdor Lieberman, leader di Israel Beitenu, è stata chiamata dai media una “svolta a destra”. Cosa ne pensa? È d’accordo con questa definizione e, soprattutto, con questa scelta?

AW. Dopo tanti anni di conflitto tra Israele e i paesi confinanti e nonostante il ritiro da parte di Israele dal 60% dei territori contesi, non si è riusciti ad arrivare ad un compromesso che ne garantisca la sicurezza. Attualmente in Israele è in atto un dibattito molto sentito per quanto concerne il ritiro di Israele dai territori perché c’è il timore che questo favorisca i gruppi terroristi a Gaza e nel Libano. Nel parlamento israeliano sia una parte della coalizione di destra che i centristi e la sinistra sono favorevoli alla soluzione dei due stati per due popoli e sono convinti della necessità di negoziati di pace diretti tra i due interessati, che garantiscano comunque la salvaguardia della sicurezza. Infatti un ritiro dai territori contesi, allo status quo, porterebbe un grosso rischio alla protezione degli israeliani, con i missili nemici a solo 4-5 km da Tel Aviv. lieberman
Avigdor Lieberman è molto pragmatico e anche lui sostiene l’idea dei due stati per due popoli, aggiungendo che secondo lui si potrebbero negoziare scambi di territorio, mantenendo entro Israele posizioni facilmente difendibili e cedendo ai Palestinesi altre porzioni di territorio, a compensazione. Considerando un tema scottante come la sicurezza non credo che le sue scelte come ministro della difesa cambieranno molto la politica israeliana.
Se vogliamo parlare del passato possiamo dire che è stata la destra a firmare i più importanti accordi di pace e a disporre il ritiro dal Sinai, da Gaza e da parte della Samaria.

CF. Cosa pensa del servizio militare femminile? Rafforza il carattere o induce a un mutamento psicologico?

AW. In Israele c’è la parità in tutti i sensi tra donne e uomini, sia nel campo economico che accademico che nel parlamento, dove il 40% dei componenti sono donne. Anche il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini indipendentemente dal sesso.
Credo che questo possa considerarsi un privilegio che rafforza la posizione femminile e favorisce la parità tra uomo e donna.

CF Come vede il pericolo dell’Isis? Crede in una cooperazione con le truppe siriane di Assad e con l’antiterrorismo di Vladimir Putin?

AW. L’ISIS è un pericolo a livello globale. La guerra contro di esso è asimmetrica, la sua non è solo la posizione di uno stato territoriale, ma la diffusione della sua ideologia facilmente assimilabile da alcune fasce di popolazione ovunque esse si trovino, esce e si propaga in qualsiasi stato al di fuori del territorio governato da DAESH. Per sconfiggere questo pericolo una coalizione a livello mondiale è essenziale . Inoltre occorre agire con la prevenzione, attraverso i controlli e l’intelligence. Purtroppo in questo ultimo periodo la violenza del terrorismo si è molto più accentuata nell’Europa, che si è trovata impreparata davanti a una situazione del genere e probabilmente dovrà sviluppare una strategia non solo di prevenzione del terrorismo nell’immediato, ma anche un disegno difensivo sul lungo periodo.

CF Cosa pensa del Sionismo? Crede che possa essere inteso come matrice storica risorgimentale, che nasce da un passato comune e da radici identitarie condivise?

AW La diaspora ebraica è lunga duemila anni e uno dei salmi maggiormente recitati dice “L’anno prossimo a Gerusalemme”. Tuttavia, un popolo che si trova a suo agio lì dove è stato trapiantato (seppure a forza), che si sente accettato e non oppresso, i cui esponenti possono far parte dell’intera società civile a tutti i livelli e non è fatto capro espiatorio da potenti e autorità, allora può sognare una patria sua ma non ne sente una vera necessità.
Se però il suo vivere è costantemente sconvolto da espulsioni, deportazioni e pogrom e da viva avversione, allora ecco che ambire ad una propria patria dove vivere e prosperare in pace trasforma il sogno in estrema necessità. Il sionismo nasce dalla mancata assimilazione e integrazione degli ebrei in Europa, che ha portato prima Crémieux, Montefiore e Hess e infine Herzl ad elaborare l’idea che gli ebrei avevano stretto bisogno di un proprio Stato, dove poter vivere in pace e sicurezza lontano dai pregiudizi e dalle false accuse tipici dell’antisemitismo.

CF. Cosa pensa dell’universalismo religioso islamico? Comporta un rischio?

L’ idea religiosa non può essere cambiata dall’esterno ma solo attraverso una presa di coscienza dei musulmani stessi . Senza un dibattito interno del mondo musulmano, con la parte moderata che abbia il sopravvento sulla parte radicale e l’instaurazione di una visione di democrazia, senz’altro il rischio esiste. Abbiamo visto che anche dopo generazioni l’Europa non è riuscita a dare un messaggio di integrazione e tolleranza. Risulta da quanto abbiamo visto a Parigi, Bruxelles Madrid, Londra e Tel Aviv.

CF. Antisionismo e nazionalismo arabo sono due realtà coesistenti, l’una inserita nell’altra?
l’OLP è stata la base ideologica di tutte le organizzazioni palestinesi. Pensa sia una realtà ancora attiva? In ogni caso ritiene che sia un’organizzazione più portata alla lotta, che al dialogo?

AW. Anche in Israele il 90% della popolazione è favorevole alla soluzione di due stati per due popoli, che possono vivere in democrazia, sicurezza e rispetto reciproco. Senz’altro per arrivare a questa situazione occorre negoziazione di pace diretta fra le due parti interessate. La divisione interna palestinese, la mancanza di una democrazia, le lotte interne tra Hamas e OLP impediscono ai leader palestinesi di prendere una decisione comune e di presentarsi uniti al tavolo di negoziati di pace. Tra la parte estremista di Hamas, che vede nella distruzione dello stato d’Israele il suo scopo principale, e la parte OLP di Abu Mazen, che tende a riconoscere lo Stato d’Israele, c’è un divario immenso.

Intervista a cura di Chantal Fantuzzi.