Il sacrificio degli Agnelli – di Liliane J. Tami

AgnelloProponiamo ai nostri lettori questo audace e stimolante articolo della giovane Liliane Tami, secondo noi una giornalista di talento, sempre alla ricerca della profondità e del mistero. Formuliamo una riserva obbligatoria circa l’ “omicidio” di Edoardo Agnelli. Per usare parole tanto pesanti occorrono delle prove.

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Liliane smBreve storia delle stravaganze spirituali della Famiglia di Gianni Agnelli, tra opere d’arte, alchimia e piccoli paradisi terrestri, con particolare attenzione per Marella, donna di rara sensibilità estetica. Oggi il patrimonio economico di questa famiglia dalla delicata mistica squisitamente “paganeggiante”, grazie all’omicidio di Edoardo Agnelli, è finito nelle mani dei nipoti del banchiere Jean Paul Elkann, collaboratore di Alain de Rothschild. Ma il buon gusto, l’eleganza e l’animo raffinato non si possono comprare.

Marella 2Se esistesse il corrispettivo femminile del dandy, Marella Caracciolo di Castagneto ne rappresenterebbe l’esempio perfetto. Ella – si, usiamolo questo vetusto pronome!- è stata una delle donne partenopee più eleganti dello scorso secolo. Sorella del principe Carlo Caracciolo che nel 1976 fondò il quotidiano La Repubblica e moglie di Gianni Agnelli, Marella, splendida musa d’artisti e fotografi, ha sempre vissuto in un mondo fatto di lussi, danari e sofisticati piaceri estetici. Nonostante queste fortune si è vista costretta a fronteggiare uno dei più dolorosi avvenimenti che possono ferire la vita d’una madre: la morte del figlio. Il 15 novembre del 2000, infatti, tra gli spietati titoli della stampa ed il dissidio economico coi nipoti Elkann, ha perso Edoardo.
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Edoardo AgnelliTra lei ed il figlio vi era un rapporto d’affetto molto profondo e permeato di spiritualità, mentre Edoardo, col padre Gianni, aveva invece un rapporto molto difficoltoso. Anche Margherita, la sorella che sposò Alain Elkann, consegnando l’impero economico di famiglia a questa nota famiglia ebraica, possedeva una notevole sensibilità, infatti durante il suo soggiorno in Russia iniziò a dilettarsi dipingendo quadri naif ispirati alle icone russe ortodosse e scrisse una raccolta di poesie intitolata “Cenere”.

Per Edoardo questa sensibilità verso al mondo della mistica e dell’arte fu però una condanna. Fin da giovanissimo si appassionò di teologia e spiritualità, alla tenera età di 22 anni scrisse una serie di testi sull’esoterismo e si appassionò di qabala, angeli e esoterismo, definendosi lui stesso “nato sotto l’influsso di Saturno”. Come insegnano però gli artisti saturnini, come Baudelaire, Verlaine e Rimbaud, la via della maledizione è spesso senza ritorno. Forse preoccupata per queste tendenze maudites del figlio, refrattario nei confronti del capitalismo ed animato da un’ingenua ricerca dell’utopia in terra, la madre , in modo speculare ma non autolesionistico, approfondì anche lei gli studi di spiritualità, leggendo i testi dell’esoterista russo Gurdjieff (1866-1949). Grazie all’amico Russel Page, celeberrimo giardiniere paesaggista e discepolo di Gurdjieff stesso, ebbe modo di creare presso le proprie dimore luoghi verdi e fioriti in cui trovare ristoro. Come Wagner chiamò la propria villa Wahnfried, ossia “rasserenamento della proprio irrequietezza”, anche Marella amava chiamare i suoi bellissimi giardini hortus conclusus, ossia chiostri, perché vi percepiva una pace dell’animo tale da farla sentire in un piccolo paradiso terrestre. Marella 1Nella gioia del giardinaggio, nella cura delle siepi ben potate attorno alle fontane e lungo ai sentieri di marmo di Villa Perosa e villa Fresot, a Torino, o presso i laghetti di Villa Kassimou, in Marocco, Marella poteva ritrovare quei momenti di quiete e serenità che aiutano tutte le anime nobili, sovente sempre di fretta ed impegnate in opere di filantropia, mondanità e cultura, a dialogare con sé stesse. Edoardo, che nel suo sangue blu covava i germi del Weltschmerz più tremendo, non era però in grado di trovare la pace dentro sé stesso meditando sulla cosiddetta “quarta via” di Gurdjieff stando all’interno di uno splendido chiostro: viaggiò infatti per il mondo in modo frenetico per trovare quel Sacro Graal che invece avrebbe potuto scovare all’ombra di un roseto a casa propria, siccome si celava dentro di lui. Viaggiò in Cina, in India, in Africa ed in America del sud, e per mezzo delle droghe cercò anche di esplorare quelle zone della psiche che i santoni e gli sciamani, che tanto lo affascinavano, riescono a raggiungere per mezzo della meditazione. Ma ne rimase rovinato: in Kenia, infatti, venne denunciato per detenzione di sostanze stupefacenti. Questo giovane uomo dai pensieri complessi che amava condurre una vita semplice, quasi ascetica, per preservare quella sfera intima che il cognome pesante sembrava volergli sottrarre, riuscì però a trovare un certo equilibrio grazie al misticismo sciita, il sufismo.

Marella 3Tramite gli insegnamenti dell’ambasciatore iraniano in Messico, Mohammad Hassan Ghadiri, si convertì all’islam mistico e pacifico e rinnegò il patrimonio aziendale di famiglia. Morì in automobile, e non ebbe diritto nemmeno ad un’autopsia. Chi conosce la famiglia Agnelli mormora che, forse, il giovane Edoardo è stato eliminato intenzionalmente per permettere agli eredi Elkann di prendere in mano la Fiat. Sua sorella, infatti, si è sposata con Alain Elkann, padre dei rampolli Lapo e John, che senza lo zio “suicida” tra i piedi sono gli unici eredi diretti di Gianni.

Nel romanzo di mamma Marella intitolato “ Ho coltivato il mio giardino” traspare quell’amore per i beni etici ed estetici che purtroppo oggi, nei nipoti di Gianni Agnelli, giovani e ricchi viziati in perenne ricerca di denaro ed accompagnati da donne belle ma spiritualmente vuote, par estinto. Certi pregi, come il buon gusto, l’eleganza, la modestia e la raffinatezza dell’animo, che si manifesta nella capacità estetica di discernere il bello dal brutto, non si possono comprare neanche con tutti i denari della FIAT.

Liliane Tami