“Russofobia” – Ottimo suggerimento di lettura per gli assetati di verità – di Larissa Conti

In relazione all’evento culturale tenutosi ieri sera al Rivellino pubblichiamo come primo documento la relazione di Larissa Conti. Ticinolive pubblicherà un articolo di reportage e commento, con fotografie, tra qualche ora.

LarissaLarissa, eloquente e combattiva, in un’immagine di due anni fa

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Il libro “Russofobia, Mille anni di diffidenza” di Guy Mettan è “la conseguenza della crisi ucraina”, come afferma l’autore stesso. Usa il linguaggio comune, sostenuto dalla limpidezza del pensiero ben strutturata e sistematizzata, accessibile ad un pubblico allargato, frutto di esperienze vissute.

I concetti assai complessi, avviluppati da pregiudizi profondamente radicati nella coscienza collettiva occidentale, vengono proposti con semplicità, quindi di comprensione immediata. Si legge come bere un bicchier d’acqua fresca.

Fortemente consapevole dell’importanza del ruolo che svolge nella vita, essendo un giornalista nel senso del termine deontologico e soprattutto etico, Guy Mettan propone la sua percezione dello spirito russo e dissotterra le radici della russofobia, occultate da secoli di divergenze religiose tra il cattolicesimo e l’ortodossia, assieme ai motivi molto evidenti dell’epoca moderna.

E’ incredibile quanto approfonditamente Mettan ha saputo cogliere lo spirito russo! In Russia tutto regge sullo spirito e il suo libro riporta i dettagli storici, testimoniando con i fatti che lo Spirito è il nucleo del cristianesimo ortodosso russo, espresso nella sua trinità.

Inoltre è la prima volta che mi capita di leggere un autore così ben informato sugli avvenimenti che hanno portato ai fatti accaduti di recente in Ucraina, le sue cause, gli effetti e le conseguenze che ne derivano.

Sembra che stesse leggendo un reperto radiologico della società moderna russa, dei suoi usi, costumi, che solo un vero russo (anzi sovietico) di nascita può capire e cogliere per poi trasmetterli fedelmente.

Mettan è mio amico su Facebook da poco, ma ho l’impressione che mi abbia seguita a distanza, leggendo tutte le mie pubblicazioni che riguardavano la guerra civile in Ucraina a partire da febbraio del 2014.

Sono due anni che conduco la mia battaglia personale per la causa dei così detti separatisti del Donbass, dal quale provengo. E mi piacerebbe nel contesto della presentazione del suo libro condividere con voi la mia esperienza personale di questa orrenda guerra civile innescata dalle forze esterne.

I doppi standard applicati dai mezzi d’informazione occidentali nel proporre le notizie, riportate con la più totale acriticità (il termine usato da Mettan) e solo nella luce che conveniva alla superpotenza che comanda occultamente in Europa, hanno scaturito in me un conflitto nell’anima che non potevo non riversare sulla mia pagina Facebook, l’unico mezzo di comunicazione che possiedo.

Ho dovuto affrontare, assieme a molti dei miei connazionali e amici svizzeri, italiani, britannici ed americani, a viso scoperto gli argomenti scottanti, nominandoli con il nome proprio, senza mezzi termini e smascherando i veri motivi, soprattutto economici, alla base dell’esacerbato conflitto ucraino.

Il coinvolgimento famigliare (un mio nipote ha imbracciato le armi e si arruolato nelle milizie del Donbass, dopo che hanno bombardato la casa dei suoi nonni materni nella Repubblica di Donetsk e paterni Repubblica Popolare di Lugansk, la casa dei miei genitori) e il contatto permanente con il centro di informazione del Donbass e l’amministrazione delle nuove repubbliche, mi hanno permesso di accedere ad informazioni molto riservate, ma altamente autentiche, mentre ogni giorno sentivo e leggevo le notizie volutamente distorte. Tutti noi eravamo vittime della più totale disinformazione goebbelsiana e della dilagante russofobia.

Ogni volta che sentivo una notizia falsa, mi accingevo a scrivere o a pubblicare una smentita o a mandare una lettera di protesta alla redazione della RSI.

Riv 5 Tanja Larissa 2xLarissa Conti (a destra) con la sua collega relatrice Tanja Kern

Una volta non ho resistito e ho schiaffeggiato sulla pagina Facebook della RSI la mia protesta aperta contro le continue menzogne riversate ogni giorno ad un pubblico completamente ignaro sulla reale situazione in Ucraina e sul devastante ruolo dell’Europa nello spargimento di sangue dei civili innocenti in Donbass, attraverso il sostegno aperto e i finanziamenti diretti e le forniture di materiale bellico alla giunta oligarca ucraina che ha usurpato il potere e lo detiene ancora oggi, sempre grazie al sostegno dell’Europa.

La mia protesta sulla loro pagina era leggibile sì e no forse per 40 minuti scarsi, dopodiché è stata accuratamente rimossa dalla redazione e in seguito ho ricevuto una mail dal redattore del telegiornale che cercava di spiegarmi che la RSI riporta le notizie in maniera imparziale, dando ampio spazio ad ambedue parti in conflitto, ma questo non corrispondeva alla realtà dei fatti, già soltanto perché continuavano ad abusare di appellativi come “i ribelli, i separatisti filorussi, atti di terrorismo, l’aggressione russa”, che sono le impronte indelebili nella coscienza del vasto pubblico e quindi un atto di manipolazione volontaria da parte dei mass media. Le notizie provenienti dal Donbass venivano accuratamente presentate dopo o prima delle decapitazioni perpetrate dai combattenti daesh del sedicente stato islamico contro i civili in Siria e in Iraq. Se questo non è una manipolazione mentale che cosa è secondo voi ? È palese …

Ad un certo punto ho toccato l’apice della disperazione nella mia battaglia per la verità e l’imparzialità nel presentare le informazioni almeno dai media ticinesi. Ma in quell’occasione abbiamo fatto finalmente una breccia nel muro delle menzogne informatiche quando la RSI ha convocato una conferenza stampa a Mendrisio, invitando una russofoba per eccellenza Anna Zafessova, giornalista di origine russa accreditata presso una ben nota testata italiana, che si è definita sovietologa, dando sfogo alle sue fantasie giornalistiche, intrinseche dell’odio verso Putin e tutto quello che poteva essere legato all’epoca sovietica e alla sua simbologia, senza un minimo di prove o di investigazione giornalistica prima di riportare certi dati, volutamente occultando i crimini di guerra disumani da parte dell’esercito di Kiev contro i civili del Donbass. (Il succo della sua versione dei fatti è che i separatisti filorussi sparavano di proposito contro le proprie case e che l’esercito regolare russo conduceva la guerra contro le truppe ucraine).

Il pubblico, completamente ignorando i fatti reali,  ha assorbito per un’ora una vastissima valanga di menzogne, dopodiché ho preso la parola, preparando accuratamente in anticipo il mio discorso, argomentando con le cifre e i dati in mano, ma dopo soli 3 minuti di cifre scottanti, ho malauguratamente continuato il discorso con una frase del tipo “che stiamo assistendo ad una campagna di disinformazione di massa e la dilagante russofobia paragonabile soltanto ai tempi del nazismo hitleriano.”

Potete immaginare che reazione ho scatenato nella schiera dei giornalisti seduti in prima fila! Fischi, urla, smentite, mancava solo che volassero i pomodori … Mi hanno tolto subito la parola e mi hanno costretta a ritirarmi tra le fila del pubblico. La conferenza ad un tratto è stata terminata e i giornalisti ostili alle mie accuse se ne sono andati. Ma il pubblico rimasto ha insistito che continuassi il mio intervento, riportando alla luce l’altra versione dei fatti.

La discussione con il pubblico interessato si è fatta più aperta e la verità non poteva che venire a galla, proveniente da più fonti meglio informate rispetto alle testate ufficiali. Anche perché nella sala eravamo in tanti a difendere la causa del Donbass.

Alla fine siamo riusciti a portare dalla nostra parte almeno un giornalista della RSI che cercava veramente di essere imparziale. Dopodiché ho organizzato e tradotto in simultanea un’intervista andata in onda nel telegiornale con il Ministro degli esteri della Repubblica di Donetsk, fatta da Pierre Ograbeck. L’intervista è avvenuta proprio nel giorno della firma del primo accordo di Minsk, dietro la precipitosa richiesta della Frau Merkel in seguito all’imminente ed inevitabile massacro di migliaia di militari ucraini assieme ai loro istruttori occidentali della NATO nella sacca di Debaltzevo. Per fermarlo, i potenti hanno trascinato le parti belligeranti a sedersi attorno ad una tavola di trattative.

Più tardi abbiamo organizzato in Piazza Castello una manifestazione a favore della pace in Donbass e in seguito ho aiutato ad organizzare il viaggio di un giornalista della RSI, con i soliti salti mortali con i visti e i permessi per recarsi nella zona del conflitto a Donetsk. Pierre Ograbeck ha testimoniato in diretta le devastazioni avvenute, facendo le interviste ai civili che  vivevano sotto continuo tiro dell’artiglieria pesante delle truppe ucraine. (Altro che l’esercito regolare russo …)

La nostra battaglia per la verità e l’imparzialità giornalistica non è ancora terminata. Anzi il conflitto in Donbass si sta esacerbando di nuovo e gli accordi di Minsk sono stati violati incessantemente da parte delle truppe governative ucraine, il fatto mille volte documentato dall’OSCE, e come prima, nel totale silenzio e quasi nell’omertà dei media occidentali. Assenza di notizie più totale, mentre ogni giorno le città vengono bombardate dalle truppe ucraine, sacrificando le vite umane per vile interesse degli oligarchi.

Il mio dovere è continuare a condividere con i miei amici i fatti di cui vengo a conoscenza dalle fonti non ufficiali.

Quindi tanto di cappello al coraggio di Guy Mettan per aver affrontato a viso scoperto l’argomento di scottante attualità nella più totale ostilità e la propaganda antiputiniana.

Concludo dicendo che la “Russofobia” di Guy Mettan è un ottimo suggerimento di lettura per gli assetati di verità  e lascio la parola alla mia amica Tatyana Kern che vi fornirà alcune delucidazioni sui fatti che riguardano la Crimea.

Larissa Conti