L’origine delle Olimpiadi: Animi buoni in corpi forti – di Liliane J Tami

Olimpia: tempio di corpi forti ed animi onorevoli

Nel Peloponneso, nei pressi di quelle calde terre adornate di eleganti cipressi, vetusti ulivi e dolci vigneti che furono dimora dei filosofi presocratici della scuola d’Elea, si trovano le rovine della vecchia città Olimpia. Oggi la chora [ campagna agricola, periferia, spazio vuoto e marginale] di Olimpia ha perso i suoi alberi da frutto per lasciar spazio agli hotel, ai fast-food ed ai minimarket che come gramigna hanno invaso quei colli sacri per vendere ammennicoli in plastica riguardanti i celeberrimi giochi. Le Olimpiadi moderne sono oggi un fenomeno laico, sportivo, internazionale e mass-mediatico radicalmente diverso dalle prime competizioni nate appunto nella città di Olimpia che, al contrario, facevano della spiritualità e del nazionalismo la loro spina dorsale. Fu nel 1936 , in onore alle antiche usanze greche, che si istituì l’usanza di attingere la fiamma olimpionica dal tempio sacro.

ATHENS, GREECE - MAY 10: High Priestess Ino Menegaki lights the Olympic flame at the Temple of Hera during the Lighting Ceremony of the Olympic Flame at Ancient Olympia on May 10, 2012 in Olympia, Greece. (Photo by Jamie McDonald/Getty Images)

Origine
I primi giochi si svolsero nel 776 a.C. ad Olimpia e la loro importanza è testimoniata dalla loro azione metastorica: tutti i conflitti bellici in essere della Grecia, durante quei 5 giorni di agonismo che avvenivano a cadenza quinquennale, dovevano cessare.Il documento ufficiale dell’istituzione dei giochi olimpici si conservava ancora in età romana, e lo storico Pausania racconta di averlo visto all’interno del tempio di Hera nel 160 d.C. Questo documento , che a detta di Aristotele era il monumento più importante della storia del Peloponneso, era un cerchio di bronzo recanti un testo scritto a spirale e conteneva le norme della sacra tregua( ekecheiria) sopracitata stabilita per i giochi. Per assistere a questo evento, che erano paragonabili a vere e proprie prove d’iniziazione spirituale per gli atleti, venivano fatte cessare le guerre affinchè tutti i cittadini greci potessero assistere alle sfide condotte da questi grandi uomini che hanno deciso di sacrificare la loro esistenza per coltivare la forza ed il vigore delle proprie membra per renderle simili a quelle degli dei. Inizialmente i giochi consistevano in una sola gara di corsa della lunghezza di uno “stadio”, ossia 600 piedi che ad Olimpia coincidevano a 192,25 metri. Le prime olimpiadi duravano un solo giorno, ed avvenivano un mese dopo il solstizio d’estate. Successivamente vi furono aggiunte altre gare ed altre cerimonie, che poi portarono la durata dei giochi a cinque giorni. Al grande evento vi potevano partecipare, come spettatori, solamente gli uomini liberi di puro sangue greco e le donne ricche che coi loro averi finanziavano l’allenamento degli atleti. Ci fu una donna maritata che s’intrufolò, travestendosi da uomo, tra la folla, e venne minacciata di venir gettata giù da una rupe ma, siccome era la madre d’un campione, venne risparmiata, anche se costretta a pagare una salata multa. Da lì in poi, in aggiunta agli sportivi che gareggiavano in tenuta adamitica, anche chi voleva semplicemente assistere ai giochi ebbe l’obbligo di presenziare nudo, per evitare altre astuzie di questo tipo.

Olimpia 2Il tempio voluto dal padre di Alessandro Magno, vicino al Gimnasium ed allo stadio. Sport e preghiera nel paganesimo sono complementari.

Nudi, così in cielo così in terra
A noi, abituati ad una visione monoteista del corpo umano, la nudità incute timore perchè in essa vediamo l’antagonista del mondo celeste e divino che trascende totalmente la carne. Per chi è impregnato di quel pudore nei confronti del materiale derivante dalle religioni del deserto anche solo l’idea di entrare a scorrazzare biotti in chiesa, in sinagoga o in moschea ci è sacrilega, mentre per gli antichi greci non era così. A quei tempi, al contrario, la bellezza d’un corpo forte e vigoroso, i piaceri della gola e l’estetismo e la sensualità non erano condannati, a patto venissero vissuti con la dovuta saggezza. Anzi: è grande lo stupore, presso al Santuario di Olimpia, quando si vede che i templi sono di fronte alla palestra e vicinissimi alle terme, luogo di ozio e piaceri, ed al laboratorio di Fidia , scultore ed architetto, che realizzò l’immensa statua crisoelefantina ( composta d’oro ed avorio) di Zeus. Questo stretto intrecciarsi tra l’elemento carnale, quello spirituale, l’etico e l’artistico ad Olimpia raggiunge i suoi livelli più elevati.

Olimpia 3Hermes con Dionisio in braccio, statua dell’artista Prassitele. Oggi conservata al museo archeologico d’Olimpia

Mente sana e corpo sano… con cuore buono
Qualità come l’onore, il coraggio e la fedeltà dovevano essere accompagnate da un corpo sano e vigoroso e da abitudini buone, sia nei confronti della Polis che nei confronti degli Déi. L’uomo virtuoso greco, come insegna Aristotele ne l’”Etica Nicomachea”, insegna infatti che il buon costume e la morale nascono da un insieme di buoni comportamenti e la morale non può essere ridotta a singole buone azioni o singoli successi. Presso gli sportivi greci, la cui esibizione di fronte al pubblico non era altro che la dimostrazione dell’impegno e della dedizione di decenni di sacrificio, niente era punito più severamente dell’imbroglio e della codardia. È triplice il valore dell’uomo greco, perchè dev’essere indirizzato verso sé stessi, verso la polis e verso gli Dei. A detta di Aristotele, che probabilmente ha investito il ruolo d’oplita combattente, la morale nella vita privata, il partecipare con azioni degne d’onore alla gestione della Polis e l’esser pronti a sacrificare il proprio corpo coltivato con dedizione e fatica per esso ed il giusto rispetto degli Dei ( senza irriverenza ma anche senza senza cieco fanatismo) sono qualità che ogni buon greco dovrebbe possedere.

Centauromachia: trionfo dell’Apollineo. Imparare a combattere la parte bestiale che è in noi
Il frontone occidentale del tempio di Zeus ad Olimpia recava una serie di statue raffiguranti la Centauromachia, ossia la tremenda battaglia che avvenne tra l’antico popolo dei Lapiti e le belve semi-umane, i centauri. La storia, in breve, narra che vi era un banchetto tra gli uomini ed i centauri, e che questi, dopo essersi ubriacati, persero le redini della ragione ed iniziarono a depredare tutte le leccornie presenti sul banchetto e a sollazzarsi stuprando impunemente la gentili pulzelle. Gli uomini, disgustati dalla bassezza dei centauri, dovettero così combattere contro di essi per ripristinare l’armonia iniziale, ma vinsero solo grazie all’intervento del divino Apollo che riportò l’ordine. Questa storia, metafora del lavoro di auto controllo che ognuno deve compiere su di sé, è composta da uno splendido insieme di statue forgiate in marmo bianco ed ornato col bronzo. Esso voleva essere un invito al dominare le proprie pulsioni ed i propri istinti più bassi. Al centro dell’opera vi è infatti Apollo che, incarnando l’archetipo dell’ordine e dell’armonia, invita i belligeranti all’introspezione, all’autocontrollo e di conseguenza anche alla tregua. La pace, quindi, non è che una conseguenza al comportamento buono e morale d’ogni singolo.

Liliane Tami

West pediment of the temple of Zeus at Olympia: Thessaly Centauromachy, 472-456 BC Olympia Archaeological Museum.

Fonti: le grandi scoperte dell’Archeologia, Istituto geografico de agostini, volume IV, 1985