Margherita Schoch : attrice, contadina, infermiera – Un’intervista di Francesco De Maria

Ci siamo conosciuti al Rivellino. Arminio ha fatto le presentazioni. Abbiamo subito simpatizzato. Ci siamo incontrati all’Olimpia e al Lac. Abbiamo realizzato questa intervista.schoch-4Lei ha fatto per tutta la sua vita l’attrice di teatro?
Oh no, ho fatto tante altre cose.

In che lingua ha recitato?
Sempre in tedesco.

Ma parla perfettamente l’italiano.
Le dirò che sono nata a Roma.

Quando ha cominciato a fare teatro?
Molto presto, avevo soltanto 19 anni. Al Bühnenstudio dello Schauspielhaus di Zurigo. Naturalmente ho dovuto dapprima imparare il mestiere. Non ho fatto solo teatro, ma anche cinema e televisione, nella Svizzera tedesca, in Germania e in Austria. Questa prima fase (vita da attrice) è durata circa vent’anni. Tra il 58 e il 62 i piccoli ruoli interpretati allo Schauspielhaus mi hanno permesso di assaporare l’ambiente culturale ed intellettuale di quegli anni così particolari. Ricordo all’Hechttheater lo spettacolo “Schön ist die Jugend”. schoch-1Eravamo un gruppo di giovanissimi motivati e un po’ matti. Abbiamo girato la Svizzera riscuotendo un bel successo. C’era anche Bruno Ganz, che è diventato famoso. Ricordo me stessa a Ulm nella parte di Totinia in “Questa sera si recita a soggetto”. Durante le pause continuavamo a recitare, muovendoci liberamente tra il pubblico. Ho anche un vivo ricordo di uno spettacolo a Kassel, “Lisistrata”. Niki de Saint-Phalle aveva piazzato sul palcoscenico una della sue enormi Nana! A Wuppertal partecipavo al mattino al training di Pina Bausch con il suo Ensemble, un’esperienza indimenticabile! E un ricordo divertente dello Stadttheater di San Gallo. Nei panni di Smeraldina arrivavo in scena in bicicletta! Era il “Servo di due padroni, con musiche di Celentano. Potrei continuare a lungo… vent’anni…

Poi la sua vita è cambiata?
Radicalmente. Mi sono trasformata – con mio marito e mia figlia – in una contadina! E dove? In Valle di Muggio, una vita ridotta all’essenziale, senza comodità, molto dura. Ho preso parte a un progetto di rivalutazione agricola, ambientale e socioculturale della valle. Tenevamo mucche, capre, maiali, galline… Non avevamo l’elettricità. Ho lavorato anche a Mezzana, svolgendo attività agricole, curando il vigneto. Poi la mia vita è cambiata ancora.

E… come ha realizzato se stessa?
Ho realizzato me stessa nell’attività sociale, aiutando il prossimo bisognoso di aiuto, fisicamente e psicologicamente. Nel 1987 mi sono diplomata in cure infermieristiche -pazienti a domicilio. Ho collaborato con il gruppo oncologico Hospiz.

A quel punto la sua vita di teatro… era cambiata molto. Ormai faceva tutt’altro.
Vero, ma la passione non era spenta e in cuor mio sapevo che un giorno sarei tornata a recitare. La mia vita attiva in campo sociosanitario continuò a lungo. Ho lavorato a Mendrisio al Neuropsichiatrico e in val di Muggio come operatrice Spitex. Come infermiera oncologica esperta di cure palliative ho assistito numerose persone in fin di vita. Mi trovai anche a lavorare per il famoso dottor Realini, che nel 1999 fu travolto da una bufera giudiziaria.

schoch-5Poi la sua vita cambia una volta ancora…
Esatto, perché nel 2004, a 64 anni, sono tornata a recitare! Teatro, cinema, performance, eventi letterari appartenenti a varie culture. Il mestiere non l’avevo dimenticato e il piacere è subito ritornato. Nel 2004 ricomincio alla Biennale di Chiasso con un video di Soudani e Galbiati “Culture in movimento”. Poi “L’avvocato”, due puntate per la Rsi. Nel 2013 ho recitato nei “Fratelli neri” con Xavier Koller, girato in val Bavona. Nel 2014 ho recitato in “You Are Awesome”, una clip di Camilla Sparkss, che a Soletta è stata incoronata quale “best music video clip”. La mia parte era quella di un’anziana moglie. Dal mio rientro ho fatto parecchio… ma non voglio fermarmi qui!

A un certo punto ha conosciuto il regista Peter Greenaway.
Sì, un incontro molto importante per me. Ho frequentato due suoi workshop, a Nyon e a Como. Un regista geniale, che “parla con le immagini”.

E poi… ha scoperto anche il Rivellino! Peter e Arminio, si sa, sono grandi amici.
Una scoperta fantastica. Un luogo anticonformista, vario, vitale, pieno d’arte e di provocazioni. Proprio come piace a me!

Da quanto tempo conosce il Rivellino?
Ma, da poco. Vorrei averlo conosciuto prima! Svolge un’attività culturale dinamica e interessante, fuori dai soliti schemi scontati. Sarebbe bello che il Rivellino, con le sue pellicole “alternative”, trovasse un suo spazio all’interno del grande Festival.

Questo credo che sarà impossibile. Arminio non è mai stato accettato dal Festival. Non solo l’ha detto a me ma… lo sanno tutti. Alla fine è arrivata la proposta di Greenaway: una parte nel suo ultimo film!
Le confesso: un’emozione grandissima. Il film s’intitola “Walking to Paris” e narra la storia dello scultore Brancusi che va a piedi dalla Romania fino a Parigi, attraversando l’Europa. Attraversando anche la Svizzera, e qui tocca a me.

Quando girerà le sue scene?
Già fatto, in quattro giorni di intenso lavoro. Interpreto la parte di una donna che incontra Brancusi in montagna, a 1700 metri, in un luogo isolato e freddo. Si partiva dal basso al mattino presto, faceva ancora notte, e che gelo! Ho sofferto un po’ ma ne è valsa la pena. È splendido lavorare con un grande regista.

Quando uscirà il film?
Nel 2017.

schoch-2Quali film del grande regista ama particolarmente?
“The pillow’s book” (I racconti del cuscino), una poetica ed erotica storia giapponese; oppure il recente “Eisenstein in Messico”, del 2015; oppure ancora “Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante”.

Una caratteristica dei suoi film?
Il nudo. C’è molto nudo in certe sue scene.

Con una funzione precisa?
Rappresenta l’eros, direi, come elemento centrale della vita.

La nostra conversazione sta per concludersi. Parliamo del villaggio dove Margherita vive.

Come si trova ad Arogno?
Splendidamente.

E qual è la sua attività preferita?
Andare a spasso nei boschi, è gradevole e fa bene alla salute.

Ha mai visto in giro per il paese il mio amico Fabio Pontiggia?
Il direttore del Corriere del Ticino? Non sapevo che vivesse qui!

Le do la mia parola.
Allora ci starò attenta. Potrebbe magari dedicarmi un articolo, che ne pensa?

Sarebbe un’ottima idea!

Esclusiva di Ticinolive. Riproduzione permessa con citazione della fonte.