“Caro Nava, la tua intervista non mi è piaciuta per niente!” – Paolo Camillo Minotti polemizza

“Pesenti appartiene al socialismo popolare e dal volto umano”

pesentiAvvertenza. Secondo nostre informazioni particolari oggi Patrizia Pesenti dovrebbe sostenere un “audit” di fronte al Gruppo PS in Consiglio comunale o al Gruppo PS congiunto con la Direzione. Si ricorda che un comunicato ufficiale del Gruppo PS nega l’appoggio a Pesenti e Grassi (ma, sulla scorta di una “interpretazione autentica” ricevuta, anche a Giovanna Masoni…)

Ticinolive ha concordato un’intervista con un esponente PS e spera vivamente di poterla presentare ai suoi lettori. Al momento non è in grado di farlo.

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MinottiCaro Nava, diciamo la verità: se “Il Mattino” ce l’ha con Giovanna Masoni, lei non ha soverchie simpatie per Patrizia Pesenti! Lo si capisce lontano un miglio che è così! D’altronde la Sua biografia (di Nava ovviamente, oltre che di Pesenti), rende questa constatazione ovvia: se vi siete trovati occasionalmente entrambi nel PS (o siete entrambi “di sinistra”), appartenete comunque a due “anime” che più diverse e lontane fra loro non potrebbero essere: Pesenti appartiene (apparteneva?) al filone classico socialdemocratico, al socialismo popolare e dal volto umano, al vecchio PST insomma – quel PST che era l’oggetto di un odio viscerale da parte dei compagni comunisti, o dell’ “altra sinistra” marxista o sinistra radicale che dir si voglia, i vecchi PSA e PdL insomma. Chi non si ricorda gli epiteti a loro dire infamanti con cui venivano bollati i socialdemocratici: pragmatici venduti, incolti opportunisti, servi dei borghesi, ecc. A questo motivo per opporsi a Pesenti, che sarebbe già di una sufficiente e lapalissiana evidenza, occorre poi aggiungerne un’altro, pure esso scontatissimo per quanto la riguarda: il fatto che Pesenti è stata proposta dalla Lega! Non sia mai, per Dio! Qui subentra il secondo odio viscerale dell’ “altra sinistra” (o in genere degli intellettuali di sinistra) – odio che supera quello storico per i socialdemocratici “venduti ai borghesi” – : quello per la Lega. La Lega è il nemico assoluto; la Lega è il populismo, ovvero essa prende i voti del popolo. E questo la Sinistra sedicente intellettuale non lo può sopportare, per Diana! La sua presa di posizione è quindi, riassumendo, di una scontatezza da far addormentare un elefante…..

Detto questo, devo aggiungere qualche considerazione. Intanto devo premettere che a me il LAC sta bene, ma non mi interessa soverchiamente (insomma: se non ci fosse dormirei lo stesso la notte). Come in tutte le cose ritengo che in Ticino si sia enfatizzata eccessivamente questa realizzazione. Come si enfatizza la necessità delle fusioni dei Comuni, come si enfatizza l’importanza culturale del Festival di Locarno, come si enfatizzano i “grandi architetti” della cosiddetta scuola ticinese, eccetera eccetera. Già Francesco Chiesa parlava, intitolando un suo libello giovanile, del Cantone Ticino come del “Paese dell’iperbole”…..

Per me il LAC è un buon auditorium musicale, che finalmente viene a colmare una lacuna a Lugano, dove finora certi concerti o spettacoli musicali si svolgevano nello squallido Palacongressi degli anni ’60, che ha un’acustica pessima. In più, la sistemazione urbanistica del sedime Palace, con la formazione di una bella piazza e la valorizzazione di ciò che restava del chiostro retrostante, è stata in definitiva una scelta felice. Sull’architettura della parte nuova non mi esprimo: diciamo che ci si può convivere. Per contro, degli spazi espositivi per (spesse volte) orrende mostre di arte moderna, non me ne importa proprio nulla; se non esistessero, non se ne sentirebbe la mancanza; alcune persone che se ne intendono di mostre d’arte mi dicono che questi spazi sono stati comunque mal concepiti e che non sono modulabili per delle mostre di svariato tipo, e che non vi sarebbero spazi di manovra per degli allestimenti veramente attrattivi e originali. Tirando le somme: nel complesso il risultato del LAC – come detto – non è male, ma ci mancherebbe che, con quel che si è speso, il risultato fosse stato totalmente negativo!

Nel merito delle persone nominate nel Direttivo del LAC: pure a me dispiace che, per delle ripicche e/o delle idiosincrasie personali o politiche, non si sia voluto nominare Giovanna Masoni, che sarebbe stata una scelta naturale. Infatti, indipendentemente che si condividano o no alcune sue posizioni su questo o quel tema, è una persona che si è impegnata a fondo; che, come si suol dire, ci ha messo l’anima. E che ha accumulato anche un capitale di esperienza, che aveva già cominciato a farsi degli scenari, eccetera. La competenza è infatti qualcosa che si raggiunge col tempo, col lavoro sodo e occupandosi di un tema (qualunque tema esso sia). Chi entra ora nel LAC, come minimo avrà bisogno 2 o 3 anni per cominciare a capirci qualcosa. Quindi a mio avviso si è sbagliato a mettere da parte la ex-capodicastero, che poteva portare dei pareri più competenti di qualche “baluba” di nuova entrata….

Va anche detto che non mi pare che gli oppositori di Giovanna Masoni abbiano, al di là dell’avversità alla sua persona, delle idee precise su un eventuale diverso modo di gestire il LAC. Devo pure aggiungere che il fatto che Patrizia Pesenti lavori per la Ringier e che tale fatto sia stato portato come un vantaggio, nel senso di una facilità di relazioni con la Svizzera tedesca e la Germania, e di una sua presunta connessione (“Vernetzung”) con il mondo culturale, economico e politico d’oltralpe, personalmente non è che mi sia piaciuto molto. Chi fa tali ragionamenti si vede che misura la cultura a spanne o a Kg, in chiave puramente economicistica e di “potere”. Ragionamenti, come direbbe un mio caro amico, da salumaio (senza offesa per i veri salumai….). Tra l’altro: siamo poi sicuri che Lugano e il Ticino avrebbe da guadagnare dal fatto di diventare, per così dire, una pura e semplice emanazione di un certo mondo culturale zurighese e germanico?

Però, d’altra parte, non si può non fare a Nava una domanda: come fa a essercosì categorico nel ritenere la scelta di Pesenti un grave errore, anzi quasi una assurdità? Lei è così sicuro che si tratti di una scelta fuori luogo, quasi che la persona in questione fosse una “perfetta cretina” assolutamente non all’altezza? Non le pare di essere (per usare un eufemismo) un pochettino presuntuoso e arrogante?

A mio avviso il mettere in contrapposizione Pesenti a Masoni, è stata una scelta molto discutibile. Ma non meno discutibile è denigrare Pesenti per difendere Giovanna Masoni. Dopotutto avrebbero potuto essere nominate entrambe!

Il fatto che ha nuociuto a Giovanna Masoni è la regola discutibile per cui, per presunte ragioni di tipo istituzionale, vi erano già due PLR designati obbligatoriamente: l’attuale capodicastero cultura e il funzionario a capo del settore culturale comunale, a cui si ipotizzava di aggiungere un ex alto dirigente bancario pure di area PLR, e infine la ex-capodicastero. Insomma: 4 liberali su 5 fra i designandi dal C.C.; una prevalenza “da maggioritario ottocentesco”, laddove il PLR però la maggioranza non l’ha più. Con il combinato discorso degli eleggendi ex-ufficio e degli eleggendi competenti, il risultato sarebbe stato un monocolore PLR o quasi, come se chi non appartiene a tale carro fosse a priori un buzzurro incolto, sia in campo culturale sia in campo economico-gestionale…

Va bene che si dovrebbero nominare i migliori, e non fare la lottizzazione con il manuale Cencelli… però se si vogliono nominare i migliori, la prima cosa sarebbe che non vigessero “scelte obbligate istituzionali” o altre limitazioni alla libera elezione dei migliori appunto…

Paolo Camillo Minotti