Sull’AVS al Nazionale la destra ha giocato d’azzardo… di Paolo Camillo Minotti

roulette-online-foto-1Ad urne ormai chiuse…

Non so [ora si sa, ndR] come andrà a finire la votazione del 25 settembre, ma l’UDC e il PLR al Nazionale negli scorsi mesi hanno fatto tutto il possibile per perderla. Se la vincessero ugualmente, vorrebbe dire che la maggioranza dei cittadiniè provvista di un notevole senso di responsabilità, superiore in qualche caso anche al proprio personale interesse. Mi spiego: si sa a priori che l’AVS è un tema molto sentito, e la difesa del potere d’acquisto delle rendite AVS è un postulato molto popolare e che una buona parte della popolazione ritiene prioritario. E non è solo un fatto di opinioni, ma anche di interessi: il blocco dei beneficiari di rendite (che tendenzialmente, anche se non tutti, votano Sì a iniziative della Sinistra miranti al potenziamento dell’AVS) è molto numeroso e rappresenta una minoranza molto significativa della popolazione; oltretutto si tratta di un segmento di elettorato che vota di più dei giovani (perlomeno finché è in buona salute). A costoro si devono aggiungere coloro che non sono ancora in età AVS, ma che non sono più molto lontani da questo traguardo e che quindi potrebbero avere l’interesse personale a votare per un incremento delle rendite.

MinottiOrbene: tutta la propaganda degli oppositori dell’iniziativa sindacale AVS-plus era focalizzata sulla predicazione del senso di responsabilità, secondo cui meglio giova percepire rendite di minore entità ma il cui finanziamento sia assicurato e il cui ricevimento sia sicuro, piuttosto che aumentare le rendite ma col rischio di mettere a repentaglio il loro finanziamento e la certezza di riceverle. Si tratta di una strategia di convincimento scomoda, ma che punta tutto sulla trasparenza delle cifre e sulla schiettezza inconfutabile dei dati sulla maggior speranza di vita e conseguente evoluzione sfavorevole del rapporto tra occupati e beneficiari di rendite. Strategia che alla fine spesso convince i cittadini e i lavoratori; e non solo – come diceva il povero Dario Robbiani – in virtù del fatto che i lavoratori stranieri residenti non possono votare, ma appunto grazie alla forza di persuasionee alla razionalità degli argomenti (giusta il detto che l’aritmetica non è un’opinione).

In questa difficile strategia di persuasione degli elettori, che fa appello al loro senso di responsabilità, occorre però una coerenza di discorsi e di comportamenti. Occorre insomma, per così dire, che i politici responsabili tengano tutti lo stesso discorso e che il discorso sia onestabile. Per farla breve: non vi aumentiamo in modo troppo generoso le rendite attuali e future (perchè non ci sono i soldi o perché l’onere peserebbe troppo sui contributi prelevati alle parti sociali), ma in compenso potete essere certi di ricevere la rendita a 65 anni. Ma no, invece. Nelle scorse settimane, nella commissione degli affari sociali del Consiglio nazionale i rappresentanti UDC e PLR hanno voluto giocare col fuoco.

Non solo UDC e PLR avevano già dichiarato negli scorsi mesi di opporsi all’aumento delle rendite di 70 fr. al mese proposto dal consigliere federale Berset e appoggiato dal PPD (che poteva rappresentare un “compromesso” al fine di far respingere più facilmente la più generosa iniziativa in votazione il 25 settembre, che propone un aumento mensile di ca. 200 fr., anche ai milionari), ma in commissione hanno fatto balenare pure l’ipotesi dell’innalzamento dell’età AVS a 67 anni nel caso che i conti dell’AVS dovessero andare fuori controllo fra qualche anno a seguito di aumenti non sostenibili delle rendite o di un peggioramento del rapporto fra
lavoratori paganti e beneficiari.

Qui non importa il merito della proposta (l’eventuale innalzamento dell’età AVS non viene proposto come misura immediata, ma come eventuale rimedio a uno squilibrio, che entrerebbe in vigore forse tra 10 o 15 anni e non prima). Ma il messaggio che è passato è che PLR e UDC non solo combattono l’adeguamento delle rendite, ma vogliono aumentare pure l’età AVS. Si tratta di un anacronismo (nel vero senso del termine): cioè esporsi alle critiche per una eventuale decisione che è ipotizzata, se del caso, fra 10 o 15 o più anni. La mancanza di tempismo di tale tattica è stupefacente, tale da far dubitare fortemente dell’intelligenza di chi l’ha condotta. Una tattica molto azzardata, insomma. Salvo, come detto, un miracolo di senso di responsabilità degli elettori. Ma questo miracolo mi stupirebbe, conoscendo un poco i miei concittadini ticinesi e romandi. Spesso invece in politica la malaccortezza si paga. Anzi talvolta si paga anche solo la malafortuna (vedasi per es. qualche anno fa il rigetto della modifica del tasso di conversione delle rendite del II pilastro a seguito delle convulsioni sui mercati finanziari, di cui le nostre autorità politiche non avevano nessuna responsabilità). Staremo a vedere se il Consiglio federale riuscirà a prevalere nonostante queste malaccortezze intempestive. Vedremo come voterà la Svizzera tedesca, che su certe tematiche è più rigorosa e fa più fiducia al Governo federale rispetto alla Svizzera latina.

Paolo Camillo Minotti