La guerra del LAC – Il PLR scongiura miracolosamente il disastro – Ma la vittoria ancora non c’è

0000000Secondo round nervoso e, a tratti, velenoso della “guerra del LAC”. Seconda serata di Consiglio comunale. La Lega incaponita nel voler stravincere, forzando a ogni costo il pateracchio Bignasca-Pesenti per insediarsi alla testa dell’odiatissimo e disprezzatissimo LAC, voleva mostrare una volta per tutte chi sono oggi i veri padroni della Città. In questo intento ha (sorprendentemente e fortunatamente) fallito.

L’ESSENZIALE

  • Esito della prima giornata. Secondo l’opinione degli Enti Locali dovevano considerarsi eletti gli “automatici” Badaracco, Foletti, Sganzini e Patrizia Pesenti (27 voti al primo turno, 25 al secondo con 15 contrari). Non eletta Giovanna Masoni (21 voti al primo turno, 20 al secondo ma con 22 contrari).
  • Il presidente vuole proporre all’assemblea (così come lo voleva la sera prima, quasi a mezzanotte) la ratifica di un Consiglio direttivo (temporaneamente) di quattro membri.
valenzano-rossi
  • Gli Enti Locali hanno detto che si può fare. Il PLR – nelle persone di Giovanna Viscardi, presidente della sezione luganese, e Karin Valenzano Rossi, capogruppo – si oppone con estrema fermezza.
  • La convinzione del PLR, più volte ribadita, è che Pesenti e Masoni siano state entrambe elette.
  •  (Alle 9 meno cinque (vedi seguito – abbiamo lasciato la sala)
  • Il presidente – dopo una sospensione dei lavori e conciliaboli vari – mette ai voti la ratifica di “Badaracco-Foletti-Sganzini-Pesenti”
  • A questo punto accade un miracolo. La ratifica (a scrutinio segreto) è BOCCIATA con 25 NO, 22 SÌ, 8 astensioni, due schede bianche.
  • Il LAC per ora non ha Consiglio direttivo.
  • Il PLR esulta (così scrive il Corriere). Giusto. Si trovava sull’orlo dell’abisso e si è miracolosamente salvato. Ma la battaglia non è vinta perché Giovanna Masoni non è eletta. Questa (emozionante) storia ci riserverà altri patemi e veleni.
  • La Lega si ritrova con la Populosocialista  vincente e annullata. Questa volta hanno toppato alla grande.
  • Nei commenti ci permessere etteremo di parlare del Sindaco, che ha passato una ben brutta serata. Severissimo nei suoi confronti, quasi esorbitante, Fabio Pontiggia nel suo editoriale odierno. Noi vedremo di essere un po’ più cristiani.

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IL COMMENTO

Dunque dicevamo, Marco Borradori, il Sindaco.

  • Lunedì sera egli si è espresso, abbastanza lungamente, sulla candidatura di Giovanna Masoni, e ne ha detto tutto il male possibile. Certo, senza commettere eccessi verbali (è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che… …) Ma ha veramente esagerato. Stava parlando della sua collega di alcuni anni, con la quale sembrava trovarsi e interagire in buona armonia. La donna che si è battuta senza risparmio per dare a Lugano quel LAC, che egli stesso ama e frequenta, distribuendo i più larghi sorrisi. Niente per Giovanna, nessuna comprensione, un’intrusa. Una che non sa e non vuole andarsene, levare il disturbo. E poi, un “incubo” per Badaracco: lo potrà condizionare!
  • Ora, io dico, un simile eccesso di zelo sarebbe scusabile in uno sgomitante affannato e rampante, tutto intento nell’impresa di ingraziarsi i suoi. Non già in un capo riconosciuto, che viene da 18 anni di Governo e che da tre anni e mezzo è alla testa della Perla del Ceresio. Aveva bisogno di questo, per forzare la poco plausibile candidatura Pesenti, che con il LAC e con la cultura luganese non ha molto a che fare, messa lì all’unico scopo di stroncare Masoni Brenni? Aveva bisogno di questo? Io dico di no.
  • E non doveva “rubare il mestiere” a Lorenzo Quadri, che ha (comprensibilmente) il dente avvelenato per la nota faccenda.
  • Per concludere. Boris Bignasca è Boris Bignasca. Il Sindaco è il Sindaco.

* * *

  • Scrive Fabio Pontiggia (sulla sua “soluzione” del problema non ci esprimiamo):  “Sulla sostanza la cacofonia è stata ancor più sgradevole. Non ce ne vorrà il sindaco Marco Borradori, ma a noi sembra che in questa triste vicenda sia mancato il suo ruolo di sindaco di tutti i luganesi. Proprio per la rilevanza che il LAC riveste, di fronte alle diverse proposte, allo scontro che oramai si era delineato già in estate e anche alle sorprese delle ultime settimane, era compito del sindaco (ri)preparare il terreno per arrivare in Consiglio comunale con una soluzione autenticamente condivisa da tutti i partiti, anche a costo di far slittare ancora la votazione. Non sta infatti scritto da nessuna parte che nell’Ente chiamato a gestire il LAC non possano esserci e dare il loro contributo costruttivo, con competenza, impegno e professionalità, sia Giovanna Masoni Brenni (che ha il merito principale di aver condotto in porto questo LAC e possiede una cultura non comune), sia Patrizia Pesenti (che da alcuni anni lavora oltre San Gottardo proprio nell’ambito dell’organizzazione di eventi culturali, della sponsorizzazione e dello sviluppo d’impresa), sia Roberto Grassi (che ha una riconosciuta esperienza nella direzione di una grande azienda attiva nell’immobiliare e nella consulenza). Lo statuto dell’Ente autonomo del LAC richiede espressamente tutte queste diversificate competenze. Il messaggio municipale del giugno 2015 indicava appunto nella «pluralità delle competenze» uno dei punti forti dell’Ente autonomo. Davanti a una triplice proposta dei gruppi politici (Masoni, Pesenti, Grassi), capace di raccogliere un vasto consenso, sarebbe stato opportuno presentare in Consiglio comunale una contestuale modifica dello statuto dell’Ente autonomo per agevolare la designazione diretta di queste tre personalità. Qui era necessario il lavoro dietro le quinte del sindaco, soprattutto per disinnescare in modo costruttivo (quindi includendo tutti e tre e non escludendo l’uno o l’altro), l’ordigno predisposto dal suo partito, sempre su posizioni ottusamente distruttive nei confronti del LAC (non da ultimo per fame non appagata di appalti). Si è invece andati allo scontro, con figuraccia finale, quasi a voler confermare la regola non scritta secondo cui in Ticino, per questioni così, si devono menar fendenti lasciando sul terreno morti e feriti. Male. Malissimo. Stasera andiamo tutti ad ascoltare Maurizio Pollini.”
  • Tento di interpretare il Pontiggia-pensiero (in fondo siamo vecchi amici anche se talvolta bisticciamo). Borradori ha preferito schierarsi tra i killer di Giovanna (assumendo addirittura un ruolo attivo) invece di predisporre una soluzione equa e condivisa. Poteva farlo? Se non può il Sindaco, chi può?
  • Non l’ha fatto? No, non l’ha fatto. Un’ottima idea? Giudicherete voi stessi.

boris
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