“Il populismo è proporre ricette banali che toccano la pancia dei cittadini” – Intervista ad Alessandro Spano

Questa frase l’ho messa (di proposito) nel titolo, perché suona “classica” e dura. D’altra parte il presidente di GLRT dice anche: “La gente è stufa del politicamente corretto” e ancora “Penso però che sbagliamo quando con un riflesso automatico bolliamo come populista tutto quel che esce dagli schemi del liberalismo classico”. Dunque Spano, comprensibilmente, concede qualcosa e non si pone, per così dire, tutto da una parte.

Spano individua e indica la via che potrà condurre alla riconquista della supremazia per il suo partito? Non ci azzardiamo ad affermarlo, e in ogni caso non è la nostra opinione che conta.

Un’intervista di Francesco De Maria.

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spano-1Francesco De Maria  Questa di oggi sarà un’intervista di genere duro e provocatorio, senza sconti. Anche perché le interviste all’acqua di rose… non le legge nessuno. Se la sente? È pronto?

Alessandro Spano  Le interviste scontate e noiose dovrebbero vietarle per legge.

Lei è il presidente dei Giovani liberali radicali. Si presenti ai lettori di Ticinolive.

AS  Oltre a questo, studio diritto a Friborgo, sono Consigliere comunale a Locarno, mi piace leggere legal thriller e approfondimenti sulla società, mi piace viaggiare per capire la nostra Storia e conoscere nuove realtà (Londra è la mia prossima meta a breve termine) e tifo Hockey Club Lugano. Spano è un cognome tipicamente sardo, i miei nonni sono emigrati in Svizzera nel lontano 1950 e da allora la Svizzera è la loro casa. E ovviamente la mia.

Ci spieghi com’è organizzata la GLRT e quale influenza eserciti sulla vita e sulle decisioni del partito.

AS  GLRT ha un nucleo esecutivo – ovvero l’Ufficio presidenziale cantonale – affiancato dal “direttorio”, ovvero l’organo di cui fanno parte tutti i membri di GLRT e che rappresenta il cuore tematico in cui ci confrontiamo circa una volta al mese. Siamo presenti in tutti e 4 i distretti (Mendrisio, Lugano, Bellinzona e Locarno), organizzati come il movimento cantonale. Negli ultimi 10 anni il Partito ha capito che dare spazio ai giovani non è una necessità elettorale (come invece sembrerebbe esserlo se ci guardiamo attorno) ma è una forza per avere dinamicità, idee fuori dagli schemi, per buttarsi laddove i “grandi” magari non oserebbero e per costruire il Ticino che verrà insieme a chi vivrà il (dopo)domani. GLRT in questi anni ha acquisito un peso notevole nel PLRT; le snocciolo qualche cifra: io sono nella Commisione cerca, abbiamo un vice-presidente cantonale, un capo-gruppo in Gran Consiglio, un segretario cantonale, 7 deputati in parlamento (più di Verdi e UDC), 7 sindaci, 13 municipali e oltre 200 consiglieri comunali. Ciò dimostra che nel Partito contiamo qualcosa e non siamo un semplice logo.

Che cosa pensano i Giovani liberali sulla cannabis? E sull’uscita dal nucleare?

AS  I Giovani liberali radicali svizzeri sono favorevoli alla legalizzazione della cannabis e contrari all’uscita dal nucleare. GLRT è favorevole alla regolamentazione della cannabis e, infatti, facciamo parte del CIRCA; mentre per l’uscita dal nucleare non ci siamo espressi: non un problema politico ma di agenda, poiché le prese di posizione sono decise se prima dibattute.

Lei riesce a immaginare un tempo (remoto) in cui l’avversario era il “nemico atavico” e i socialisti volevano la Rivoluzione (e non già lo Stato e le Tasse…)? Penso che lei non fosse nato allora… ma io l’ho vissuto, eccome. Era un altro mondo, nevvero?

AS  Vero, un altro mondo. Purtroppo, o per fortuna, l’ho vissuto solo di transenna leggendo e ascoltando chi ha conosciuto il Ticino in bianco e nero. Non posso dire se fosse meglio o peggio, so però che in una società che decennio dopo decennio cambia sempre più, la politica e i partiti devono avere due doti: rimanere fedele ai propri princìpi e – soprattutto – leggere la realtà per aggiornarli.

Una forza nuova, che molti pensavano effimera, ha mutato radicalmente il quadro politico. Questo non può essere accaduto per caso, ne concorda con me?

AS  Assolutamente sì. Da una parte la Lega è figlia degli errori dei partiti storici, di un malcontento strisciante ma sempre più folto. Credo che la Lega sia stata in grado di capire prima e meglio degli altri Partiti la pancia (ma ogni tanto anche la testa, diciamolo) dei cittadini, quali siano i loro problemi quotidiani. Poi, tra il capire qual è il problema e risolverlo c’è di mezzo il mare, ma questo è un altro discorso.

Il suo partito, che era indiscutibilmente il primo partito e in un certo senso “incarnava” le istituzioni e lo Stato, ha perso terreno perché ha sbagliato o perché – credendo e facendo le cose giuste – ha pagato un prezzo amaro che bisognava pagare?

AS  Personalmente sono più per l’autocritica. Credo quindi che in passato abbiamo sbagliato approccio, non abbiamo capito quali fossero i sentimenti della popolazione e abbiamo dato per scontato alcune cose. Questo però è sempre stato fatto, e ne sono convinto, in buona fede. Il problema è che la società e i media sono evoluti troppo in fretta mentre noi non siamo riusciti a stargli al passo. La scommessa è capire qual è il liberalismo adatto alla società attuale, che si spogli delle distorsioni del passato. Esempi? La pianificazione del territorio, la globalizzazione, il ruolo della tecnica. Quel che valeva nel Dopoguerra vale ancora oggi? Secondo me no.

In politica non ci si può rassegnare alla sconfitta. Bisogna avere una strategia per recuperare. Saprebbe illustrarmela?

AS  È molto semplice, non c’è bisogno di architettare alcun stratagemma di marketing politico. Dobbiamo semplicemente tornare nelle piazze, ascoltare i cittadini (perché hanno tanta voglia di dirci cosa pensano!), parlare con loro e proporre soluzioni che fanno la differenza nella loro vita quotidiana. Il tutto, rimanendo noi stessi, umili e spontanei, ma determinati a voler migliorare le cose. E, soprattutto, non dobbiamo pensare agli altri partiti (Lega in primis) ma guardare, come si dice, nel nostro piatto. Dobbiamo, come in passato, riprendere in mano l’agenda politica del Cantone.

Un presidente carismatico potrebbe costituire un atout importante? Oppure queste sono idee vecchie, superate? Oggi conta più di tutto la squadra?

AS  La forza di ogni squadra, nello sport come nella vita e nella politica, è il gruppo, ma ogni team ben oliato ha bisogno di un capitano che lo trascini alla vittoria. È quindi importante sicuramente avere una squadra complementare, ma è altrettanto importante – e questo ce l’hanno detto i cittadini nel sondaggio – avere un punto di riferimento carismatico e su cui poter contare. La storia dell’uomo è una storia di leader, nel bene e nel male. Obiettivo è ora sceglierne uno, in bene!

Da uno a dieci, che voto assegna alla capacità comunicativa del PLR ?

AS  7: con ampi margini di miglioramento.

Quali sono i limiti di un portale di partito ?

AS  Sicuramente il limite più grande è che si rischia di dar voce solo a una corrente di pensiero e, quindi, di fossilizzarsi sulle proprie posizioni. E poi siamo già ingolfati di portali.

Che cos’è il populismo? E che cos’è il contrario del populismo?

AS  Il populismo è il proporre ricette banali che toccano la pancia dei cittadini e che di primo acchito piacciono a tutti ma che alla prova dei fatti sono inapplicabili o, peggio, non risolvono niente. Il contrario è proporre soluzioni basate sullo studio delle tematiche, applicabili e che a naso sono noiose, perché, a volte, complicate da spiegare e da capire. Le faccio un esempio: tutti siamo per “prima i nostri”, ma per poterlo applicare dobbiamo avere carte valide da giocare con i datori di lavoro; una solida formazione è una premessa essenziale per raggiungere il successo nel mondo del lavoro. Ecco perché noi puntiamo sulla formazione per favorire i ticinesi nei posti di lavoro.

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Perché il populismo appare oggi vincente?

AS  Perché la gente, a ragione o torto, è stufa del politicamente corretto e di sentirsi dire ciò che non vuole sentire. E poi dobbiamo ammettere che ogni tanto il populismo ci azzecca, altrimenti continueremmo a crogiolarci nella nostra miopia.

Il populismo è un’entità totalmente negativa o racchiude in sé anche frammenti di positività?

AS  Appunto. Secondo me ha anche qualcosa di positivo perché permette a fasce della società, che altrimenti non si interesserebbero di politica, di attivarsi, lottare per quello in cui credono e andare a votare. Inoltre serve per mettere in discussione alcuni mantra istituzionali ed economici che per anni sono sopravvissuti acriticamente. A côté, però, è necessario proporre qualcosa di reale.

Il suo partito ha affrontato/affronta il populismo in modo giusto ed efficace?

AS  Credo di sì perché quando gli altri urlano noi riflettiamo, quando gli altri urlano slogan noi ci chiniamo su un dossier e ne studiamo i risvolti tecnici, cercando poi di portare soluzioni concrete che fanno la differenza nelle vite dei cittadini. Una cosa decisamente poco sexy però. Penso però che sbagliamo quando con un riflesso automatico bolliamo come populista tutto quel che esce dagli schemi del liberalismo classico.

Secondo lei “sinistra” e “destra” sono parole politiche che hanno ancora un senso?

AS  Se prendessimo i Partiti sì, potrebbe averlo. Se prendessimo le persone, no. Perché a tutti noi, me compreso, capita di spostarci, a dipendenza del tema, a volte più a destra e a volte più a sinistra. Anche qui: ha senso parlare di destra e sinistra se attualizziamo i termini.

Noi ci siamo incontrati un sabato mattina a pochi metri dalla bancarella che proponeva un sondaggio sul nuovo presidente PLRT. È stata un’operazione interessante? Che risultato (a grandi linee) ha dato?

AS  Assolutamente sì. In queste due mattinate abbiamo incontrato molti cittadini e abbiamo parlato con tutti loro sul futuro del Partito e del Cantone. Le oltre 800 persone che hanno voluto dirci la loro opinione, ci hanno detto che il/la nuovo/a Presidente del PLR deve avere un traino carismatico (ovvero essere un leader) e deve avere una conduzione innovativa, creativa e audace. Inoltre, ci hanno detto che la creazione di posti di lavoro per i ticinesi e la formazione, così come la difesa delle piccole/medie imprese, le finanze e la socialità dovranno continuare ad essere i leitmotiv dell’azione politica liberale radicale.

Lei guarda Lugano da fuori, quel “villaggio gallico” dove il partito ha subìto nel 2013 una cocente sconfitta. Lugano è diventata leghista grazie a Borradori? A causa della caduta rovinosa di Marina Masoni? A causa degli ultimi anni, a detta di alcuni, infelici, di Giorgio Giudici?

AS  Io non credo che la sconfitta del PLR di Lugano sia dovuta a meriti o demeriti di persone, ma (come per il discorso a livello cantonale) a fattori esterni al Partito e mi riferisco all’espansione della Lega e all’evoluzione della società. Lugano è sempre stata la sede della Lega ed era quindi chiaro che prima o poi avrebbero assaltato il loro fortino. Va però detto che nel Sopraceneri il leghismo è meno forte. Forse anche perché scendiamo meno a compromessi.

Chi può avere la forza di portare il PLR alla riconquista della Città?

AS  Il gruppo – e in Consiglio Comunale sta andando forte – e il suo capitano. Anche la Lega, con le sue continue giravolte e promesse non mantenute, ci può dare una mano. Ripeto, però, che l’importante è che noi facciamo il nostro e quindi ritorniamo a parlare direttamente con i cittadini e a proporre soluzioni. E la sezione di Lugano lo sta facendo bene.

La “guerra del LAC” (tuttora di piena attualità) ha assunto un significato diverso rispetto al suo significato originale. Dico bene?

AS  Si è sempre detto, da parte di tutti, che si vogliono nominare persone competenti e quando si ha l’occasione di farlo, si va ovviamente a cercare il pelo nell’uovo e soprattutto l’appartenenza politica. Giovanna Masoni è sicuramente una liberale radicale, ma prima ancora è una persona competente e che conosce molto bene il LAC. Quindi sì, avanti con la battaglia.

Come finirà? Decideranno i giudici, fino a Mon Repos? Subentrerà un accordo politico? La mossa “Milano-Lucerna”, targata Badaracco-Borradori, ha qualche probabilità di successo?

AS  Innanzitutto, da esterno, ho notato una palese incapacità del Municipio nel farsi trovare pronto con una procedura ben chiara. Se decideranno i giudici di Losanna non lo so (spero di no), so però che era chiaro che finiva in questo modo perché era sotto gli occhi di tutti che giuridicamente vi erano ancora parecchi punti di domanda. L’asse Milano-Lucerna ha sicuramente qualche chance poiché sono candidati del settore e quindi competenti.

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Terminiamo l’intervista con le domande più eccitanti (e, per alcuni, entusiasmanti). Trump, sempre Trump, fortissimamente Trump! L’elezione di Trump è stata un grave colpo per lei?

AS  Personalmente no, perché il giorno dopo sono dovuto comunque andare a lezione. Essendo però un amante della politica americana e non un fan di Trump, sicuramente non ho esultato.

Mi spieghi perché Hillary sarebbe stata un presidente migliore di Trump.

AS  Perché sul piano della politica nazionale avrebbe continuato sulla strada tracciata da Obama. Una strada fatta di diritti uguali per tutti, progresso, investimenti nel rinnovabile e che guarda il futuro con un sguardo positivo. E anche un po’ sognatore.

Chi sono, a pochi giorni dal voto dell’8 novembre, i massimi perdenti in America? Può citare sino a tre soggetti.

AS  L’ambiente, i giovani e le donne.

I “sondaggisti” si sono coperti di ridicolo e hanno fatto, diciamolo pure, una figura totalmente barbina. Erano incapaci? Erano abbagliati? Erano condizionati? Erano venduti?

AS  Io credo semplicemente che un sondaggio rimane un sondaggio, quindi di certo non c’è mai nulla se non il giorno dopo il voto. Poi vabbè, lo sappiamo tutti che i sondaggi di questo tipo e oltretutto in America sono sicuramente influenzati dal denaro, sia per l’uno che per l’altro candidato. C’è però un aspetto di metodo piuttosto importante e probabilmente parecchio sottovalutato: il fatto che Trump fosse politicamente iperscorretto, ha spinto molti elettori a non affermare pubblicamente le proprie scelte. Poi, nel segreto dell’urna …

La Superpotenza ha portato la guerra nel Vecchio Mondo, ha destabilizzato il Nordafrica e il Vicino Oriente, e ha danneggiato gravemente l’Europa. La politica estera e militare del presidente Trump sarà diversa?

AS  Difficile da dire ora. I tanti presidenti che si sono succeduti, ognuno a modo suo, hanno sempre dato risorse all’esercito. Da Reagan a Bush sr., da Clinton a Bush jr. passando per Obama, ognuno di loro, chi più chi meno, ha trovato il modo di dare forza all’esercito. Non è escluso che anche Trump faccia lo stesso. A parole però, per ora, la politica estera di Trump dovrebbe essere diversa e mi riferisco, in particolare, agli accordi transatlantici con l’Europa. Ogni tot chilometri c’è una guerra, con uno zampino a stelle e strisce. Chissà che un po’ di isolazionismo …

Il Caffè (e la NZZ, con toni grotteschi e isterici al punto da risultare imbarazzanti) condanna l’elezione di Trump. Anche il PLR (che lei sappia) la condanna?

AS  Nel Partito ci sarà sicuramente chi ha esultato come chi si sarà disperato, ma il PLR ha ben altro di cui occuparsi che l’elezione di Trump. Certo, le nostre decisioni politiche sono sicuramente influenzate da ciò che ci succede intorno, ma cominciamo a fare bene il nostro lavoro e siamo già a metà dell’opera.

Esclusiva di Ticinolive