“Non desiderare cosa alcuna del tuo prossimo” va preso alla lettera, come “Non uccidere” – Intervista a Rivo Cortonesi

jack-124In questa splendida, densa, intensa intervista il leader libertario Rivo Cortonesi racconta ai lettori di Ticinolive la lunga giornata di INTERLIBERTARIANS  2016 (20 novembre al LAC).

Un’intervista di Francesco De Maria. 

Avvertenza. I concetti che Cortonesi sviluppa sono lontani dal comune pensiero politico, di sinistra o di “destra” che sia. Il viaggio con Rivo è insolito… e affascinante!

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A distanza di alcuni giorni vogliamo fare un bilancio di Interlibertarians 2016. È soddisfatto?

RC  Sì, sono molto soddisfatto. Interlibertarians 2016 ha chiuso nel modo migliore un trittico di conferenze, inaugurato nel 2013 con la discussione del tema “Quale democrazia?” e proseguito nel 2014 affrontando quello di “Banche e moneta”. Dopo la sospensione del 2015 a causa della coincidenza con le elezioni federali svizzere, quest’anno abbiamo affrontato il terzo tema, quello di come resistere ad uno Stato sempre più invadente e coercitivo. Le conclusioni dei lavori del mattino, incentrate sulla resistenza di tipo intellettuale allo Stato, e quelle del pomeriggio, incentrate invece sulla resistenza di tipo operativo, hanno contribuito ad indicare la via di quella che sarà l’azione politica dei Liberisti ticinesi nei prossimi anni. Quindi usciamo da questa edizione 2016 di Interlibertarians con le idee molto chiare su quello che dovremo fare, sia sul piano culturale che su quello delle azioni concrete sul campo.

rivo-xQuanti sono stati i partecipanti al convegno? C’è stato un aumento rispetto agli scorsi anni?

RC  Interlibertarians 2016 è stata un successo sia per numero di partecipanti che per la loro qualità e provenienza. Avevamo attrezzato la sala per 144 posti, di cui 125 numerati perché prenotati, e ne abbiamo aggiunti altri 10 nel tardo pomeriggio in concomitanza con l’intervento di Vit Jedlicka, il giovane leader libertario, proveniente dalla Cekia e presidente di Liberland, piccolo “Stato senza Stato” ubicato lungo il Danubio in un fazzoletto di terra di nessuno, compreso tra la Serbia e la Croazia, e fondato all’insegna del motto “vivi e lascia vivere”. Uno Stato dove si sperimenterà la possibilità di una “società senza tasse”, il cui status di Stato, non sembri un gioco di parole, e non di comunità, deriva dalla necessità di essere internazionalmente riconosciuto, come ha spiegato ai presenti Vit Jedlicka. Aggiungo che quest’anno erano presenti anche diversi ospiti stranieri, rappresentanti di movimenti e partiti libertari esteri, che hanno alloggiato in alcuni alberghi nei dintorni del LAC. Un piccolo contributo libertario al turismo ticinese.

Quali sono i principali dirigenti della vostra Associazione? Ce li può presentare?

RC  Interlibertarians è l’Associazione internazionale di movimenti e partiti di ispirazione libertaria, aventi tutti, come riferimento intellettuale, la Scuola austriaca di economia, che si contrappone in modo assolutamente radicale a quella dell’economista più gettonato nelle università internazionali, USI compresa (dove la Scuola austriaca di economia è pressoché sconosciuta), cioè John Maynard Keynes. L’elenco dei membri di Interlibertarians è disponibile all’indirizzo web interlibertarians.org cliccando nella home page, in alto a destra, su “Members of interlibertarians”. Dall’elenco che si apre, è possibile accedere ai siti web dei movimenti e dei partiti dei diversi paesi membri di Interlibertarians e ai loro quadri dirigenti. L’organizzazione annuale della conferenza Interlibertarians, che si tiene ogni anno a novembre a Lugano, è invece esclusivamente italo-svizzera, perché Interlibertarians nasce nel 2011 da un’idea del Movimento libertario italiano e dei Liberisti ticinesi. Il comitato organizzatore è composto da quattro persone: Leonardo Facco e Giorgio Fidenato, leaders storici del Movimento Libertario italiano, e Rivo Cortonesi e Franco Bertelli per i Liberisti ticinesi.

Il Suo intervento era centrato sul Decimo comandamento. Ce lo può riassumere?

RC  Il mio intervento, il cui video, come quelli degli altri relatori, è fruibile sempre dalla home page di interlibertarians.org, seguiva quello di Giovanni Birindelli a titolo “Idee di legge e solitudine intellettuale nella resistenza allo Stato”, nel quale, tra le altre cose, veniva demolita la legittimità della tassazione dal punto di vista laico. Consiglio vivamente gli amici di Ticinolive di guardare il video della relazione di Giovanni Birindelli e le motivazioni che conducono alla sua lapidaria conclusione: “non esiste una terza via tra il non aggredire o l’aggredire la proprietà privata, tra capitalismo e socialismo”. Il tema“Decimo comandamento. Obiezione trascendente al “diritto” di tassazione?” da me introdotto, perché il vero relatore è stato un sacerdote teologo che si considera legato alla Scuola austriaca e a Rothbard in particolare, ha aperto la strada alla disamina della legittimità della tassazione, affrontata anche da un punto di vista religioso. Due sono i Comandamenti che vietano all’uomo di appropriarsi, da solo o in compagnia, della proprietà privata altrui: il comandamento “non rubare”, e il comandamento “non desiderare cosa alcuna del tuo prossimo”, cioè il decimo comandamento.
Questi due comandamenti devono essere presi alla lettera da chi, come me, si professa cristiano, alla stesso modo di come devono essere presi alla lettera il comandamento “non uccidere” e il comandamento “non testimoniare il falso”. Se il comandamento “non rubare” e il comandamento “non desiderare cosa alcuna del tuo prossimo” sono declamati, ma non osservati, esattamente come accade, ahimé, per l’Art. 26 della Costituzione svizzera “la proprietà privata è garantita”, allora ogni argine contro i socialisti di tutti i partiti crolla e il cristianesimo si identifica con il socialismo, di destra o di sinistra, perché si apre la porta all’aggressione della proprietà privata, la cui entità, in democrazia, dipenderà poi dalla volontà dei più sui meno. Da qui non si scappa.

00000001Dopo di lei ha parlato un sacerdote, un personaggio un po’ “misterioso” in verità (non bisogna pubblicarne la foto, ecc.) Qual è stato il suo messaggio?

RC  La riservatezza richiesta è più che giustificata dalla delicatezza della sua posizione intellettuale nei confronti delle attuali gerarchie della Chiesa cattolica. Il suo messaggio è stato infatti inequivocabile: l’attuale dottrina sociale della Chiesa non riflette lo spirito del Decalogo e del Vangelo. Consiglio dunque anche l’ascolto dell’audio del suo intervento sempre su interlibertarians.org

Lei è un credente e non lo nasconde. Secondo lei la Chiesa cattolica (intesa come l’attuale magistero) approva l’idea politica dei Libertari?

RC  Io sono un credente e non lo nascondo, è vero. E sono in buona compagnia di quei cattolici critici nei confronti dell’attuale dottrina sociale della Chiesa, che, senza tanti giri di parole, è una dottrina socialista tout-court. Il che non vuol dire che questa non sia la “mia” Chiesa, alla quale sono convinto di offrire un umile servizio in termini di “carità”. Come mi ha infatti confidato e confortato il sacerdote “misterioso”, fare cultura è una forma di carità. La Chiesa cattolica, intesa non solo come l’attuale magistero, ma anche come alcuni magisteri passati, è agli antipodi dell’idea cristiana, che i libertari cattolici hanno della libertà e della fratellanza. Su questo tema mi piacerebbe aprire con le autorità ecclesiastiche del Canton Ticino un dibattito approfondito. Ma temo che, quando e se lo proporrò, andrò incontro ad una cocente delusione.

Lei pubblica spesso testi sulla pagina Facebook “Liberi comuni”. Che cos’è un Libero Comune e, soprattutto, come potrebbe concretamente funzionare?

RC  Un Libero Comune altro non è che una comunità in stile Liberland, grande o piccola che sia, confederata (non federata) con altre comunità di Comuni storici di un paese, e dunque geograficamente identificati. La Confederazione dei Liberi Comuni (elvetici, nel nostro caso, e questa volta davvero una Confederazione e non una Federazione, come è invece la Svizzera attuale, nonostante sia rimasto il nome di Confederazione, antecedente alla guerra del Sonderbund) rifletterebbe appieno lo spirito del Grütli: un patto militare per la difesa dei beni dei propri cittadini da nemici esterni, sotto il vessillo rossocrociato, che lasci liberi i singoli Comuni di interagire tra loro col solo vincolo di non offendere la proprietà privata dei cittadini degli altri Comuni confederati. Come potrebbe concretamente funzionare questa Confederazione di Liberi comuni? Abbiamo cercato di ipotizzarlo attraverso il CODEX HELVETICUS, scaricabile dal sito dei Liberisti ticinesi liberisti.org È un documento in fieri, dunque editabile e integrabile, diviso in due parti, una di enunciazioni di princìpi, dai quali le leggi dovrebbero rigorosamente discendere, e una di “raccomandazioni” per il buon funzionamento della Confederazione dei Liberi Comuni elvetici.

Un concetto al quale dedicate una particolare attenzione è quello di proprietà privata. In quale misura uno Stato come la Svizzera la rispetta?

RC  La proprietà privata, mi consenta l’espressione, è oggi in Svizzera la più stuprata locuzione femminile del vocabolario, anche se un po’ meno violentata che da altre parti. Ma per noi libertari svizzeri il grado di ingerenza dello Stato nelle nostre vite e nella nostra privacy, mobiliare e immobiliare, ha raggiunto vette ormai insopportabili. Abbiamo dunque deciso di saltare il fosso cominciando a studiare la possibilità di un’iniziativa popolare per l’abolizione delle tasse sul reddito e sulla sostanza. Ne ha parlato Gabriele Lafranchi nel suo splendido intervento a Interlibertarians 2016, il cui video consiglio davvero di non perdere, andando anche in questo caso nella home page di interlibertarians.org

La difesa della proprietà privata in Svizzera è anche il miglior mezzo per difendere la Svizzera dalla congrega di Stati coercitori che la circonda. Mi soffermo brevemente su quest’ultimo punto. Perché abbiamo perso la guerra per la protezione del segreto bancario? Perché non si possono vincere le guerre facendo nostre le ragioni del nemico. Sono convinto che all’indomani di una clamorosa vittoria del SÌ all’iniziativa popolare illustrata da Gabriele Lafranchi, i cittadini di tutti gli altri paesi sarebbero i primi alleati della Svizzera a mettere in crisi la protervia tassaiola dei rispettivi governi. Si tratterebbe dunque di una micidiale contro-offensiva svizzera portata al cuore del consenso dei cittadini ai loro governi e a casa loro.

vitVit Jedlicka ha descritto e raccontato Liberland. È stato esauriente? È stato convincente? Come ha reagito il pubblico?

RC  Molto bene direi. Il progetto di una terra senza tasse, nella quale gli scambi avvengono attraverso la libera circolazione delle criptovalute è seducente. In campo monetario, quella delle criptovalute, potrebbe infatti essere una rivoluzione paragonabile a quella di internet nella comunicazione. Certo, è un esperimento, e non si può dire a priori come finirà. Ma senza il coraggio di sperimentare nuovi modi dello stare insieme si marcia sul posto. Cioè si ripetono gli stessi errori di sempre: crisi economiche, guerre, lutti, miserie.

Il 20 novembre Renzi non era ancora caduto, dunque il Congresso non ha potuto manifestare la sua esultanza. Oggi, il castigamatti è arrivato. Perché il popolo italiano ha rifiutato Renzi? Chi (o che cosa) verrà dopo di lui?

RC  Credo che il popolo italiano, nel suo individualismo sfrenato, porti ancora, direi, per fortuna, qualche sprazzo di quell’epoca comunale medioevale che lo ha sempre reso ostico, a volte senza accorgersene, ad autorità istituzionali troppo ingombranti. Da qui una certa avversione a un bipolarismo e a un decisionismo in salsa americana, con tanto di aereo presidenziale, sponsorizzati da Renzi, che alla fine ha riunito sotto la bandiera del NO elettori di diverso orientamento politico. A ciò si aggiunga anche la gravità della crisi economica, che imperversa nonostante gli sforzi di Renzi di contrastarla mediaticamente. Tutto ciò che limita i poteri istituzionali in un paese è sempre benvenuto tra i libertari e dunque penso che la caduta di Renzi sia da salutare con piacere. Detto questo chi verrà dopo di lui non farà niente di meglio. Manca la cultura economica per uscire da questa crisi. Con l’ignoranza o peggio con gli svicolamenti mediatici dalle vere cause di questa crisi, che è stata scatenata dalla riserva frazionaria bancaria e della quale le banche commerciali sono perciò interamente responsabili, non si va da nessuna parte, né in Italia, né in nessun altro paese del mondo. Se non si cambia strada, se cioè non si mette Keynes in soffitta e Mises sul comodino, si ripartirà sempre con il piede sbagliato e alla fine il redde rationem suonerà per tutti e la campana pure.

La sede del prestigioso LAC vi ha soddisfatto? Tornerete al LAC ?

RC  Ci torneremo, perché è la sede adatta per festeggiare alla grande il raggiungimento delle 100’000 firme apposte in calce alla nostra iniziativa popolare per l’abolizione delle tasse sul reddito e sul patrimonio. Obbiettivo non facile da raggiungere, ma non impossibile.

Esclusiva di Ticinolive

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