Quei giorni fatali che cambiarono il mondo – di Orio Galli

I cent’anni della Rivoluzione d’ottobre (titolo originale)
Pubblicato nel CdT e riproposto con il consenso dell’Autore
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Nel corso dell’imminente 2017 Ticinolive intende riservare grande attenzione ed ampio spazio a questo fondamentale e “titanico” centenario.
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leninE se ci dessimo tutti una calmatina in vista del 2017? Per esempio non pensando sempre e solo al PIL, e ai «danée» (ognuno di noi – femmine e maschi – possiede pure un organo chiamato piloro, essenziale a far funzionare bene la digestione. E si sa, che dopo certe festive abbuffate).

Il 2017 si avvicina. Saranno quindi trascorsi cent’anni dalla Rivoluzione russa d’ottobre della quale si manifestarono i prodromi già nel mese di gennaio di quel fatidico anno. L’anno fatale – forse il più importante del secolo scorso – per la storia non solo dell’intero Occidente, ma del mondo intero. Se poi si pensa che Lenin si preparò per quel golpe nella “tranquilla” Svizzera (già nel 1905 vi fu in Russia un primo tentativo di colpo di Stato andato però fallito).

La Fondazione Feltrinelli, anche per inaugurare la sua nuovissima sede a Milano, opera dei famosi architetti basilesi Herzog & de Meuron, ha deciso di dedicare a questo anniversario una serie di manifestazioni che si svolgeranno durante tutto il prossimo anno. Non so quanti siano a conoscenza che, da noi, nel villaggio di Rancate (da pochi anni entrato a far parte della città di Mendrisio), esiste ancora oggi una villa magnificamente conservata che a inizio Novecento avrebbe dovuto ospitare per le sue vacanze la famiglia di Nicola II, ultimo zar discendente della dinastia dei Romanov, la cui intera famiglia fu poi barbaramente trucidata dai bolscevichi nel 1918.

Questa villa che successivamente, negli anni 30, prese il nome dal nuovo proprietario Giovanni Züst, venne all’inizio chiamata, quando fu costruita nel 1894, Palazzo dei Russi. E questo perché l’avevano fatta realizzare, rifacendosi allo stile eclettico allora in auge per le più lussuose dacie russe, due fratelli Botta: Alessandro (1837–1902) e Valente (1845–1901), che insieme ad ben altri quattro di loro (Francesco, Grazioso, Luigi e Abbondio) avevano lavorato a San Pietroburgo durante alcuni decenni dell’Ottocento, soprattutto per la corte degli zar (da un altro ramo del medesimo ceppo: da un quadrisnonno che abbiamo in comune, discende pure l’architetto Mario Botta).

I «miei» Botta fecero parte della penultima generazione di artigiani ticinesi (architetti, scalpellini, decoratori, stuccatori) emigrata in Russia nel diciannovesimo secolo. L’ultima – quella dei «perdenti»– sarebbe poi stata quella di mio nonno, Angelo Galli (1871–1947) nipote dei numerosi fratelli Botta tramite l’unica sorella femmina, sua madre e mia bisnonna Marianna (1828–1905). Partito per San Pietroburgo con un fratello e un cognato intorno al 1890 –morto in Russia il fratello, rientrato in patria il cognato – mio nonno dopo aver portato avanti da solo per parecchi anni l’atelier per la lavorazione dei marmi, lasciò poi sulle rive della Neva, con la caduta dell’impero, tutti i risparmi di quasi un’intera vita professionale e di sacrifici salvando in extremis la pelle sua, della moglie e dei due piccoli figli, tra i quali mio padre.

Ma per ritornare alla Villa. Dopo essere diventata la dimora, dalla fine degli anni ’20 sino alla morte avvenuta nel 1976, del mecenate Giovanni Züst (la Pinacoteca che porta il suo nome si trova pure a Rancate ma in tutt’altra sede, di fianco alla chiesa, parrocchiale), passò in diverse mani, tra le quali pure quelle di un famoso contrabbandiere, tale Ancellaschi. Non molti anni fa l’intera proprietà fu addirittura messa in vendita tramite internet sul mercato immobiliare russo. Oggi, in questa residenza isolata, circondata da un magnifico parco confinante verso montagna con la strada che sale in direzione di Besazio, vive una persona molto discreta e riservata che non sono finora purtroppo riuscito ad avvicinare. Questo colto e benestante signore, secondo informazioni trovate in rete, sarebbe un erudito e grande specialista a livello internazionale in scienze umane, con al suo attivo diverse pubblicazioni.

 Io non ho purtroppo mai avuto l’occasione di visitare la villa, e nemmeno di entrare nel giardino, oggi ben protetto anche dagli sguardi dei viandanti. So che nel passato gli interni del palazzo servirono anche come set per girarvi almeno una fiction da Vittorio Barino e che, negli anni ’60, la nostra televisione ai suoi esordi riprese una serie di interviste fatte da Giuseppe Martinola al mecenate Giovanni Züst (negli archivi di Comano dovrebbero quindi trovarsi – almeno si spera – dei filmati/documenti al riguardo). Anche perché la storia di questa lussuosa dimora (unica da noi nel suo genere), della sua nascita, e dei suoi iniziali proprietari occupanti durante i primi tre decenni della sua vita, meriterebbe secondo me di essere meglio conosciuta e studiata, magari da qualche più motivato, rispetto ai nostri locali, studioso di origine russa. Questo anniversario potrebbe dunque essere un’ottima occasione per intraprendere una ricerca sulla genesi di questo particolare e curioso oggetto architettonico, nato nell’ultima fase dell’ormai declinante impero zarista.

Se scrivo ciò (oltre all’interesse che ho per la mia discendenza da questi Botta) è però anche per far sapere a quelli della Feltrinelli che, a due passi da Milano, nel cantone Ticino, c’è forse anche per loro ancora qualcosa da scoprire.
Orio Galli