Caso Elor Azaria – “Chi paga il prezzo più alto è l’anello più debole della catena” – Intervista a Michael Sfaradi

Un’intervista come questa non può lasciare indifferenti e non potrà non dividere il pubblico tra “colpevolisti” e “innocentisti”. Sfaradi non si sogna di apparire “equidistante”, ma esprime con forza ed estrema efficacia il suo convincimento. Sicuramente un grande giornalista, che non tutti ameranno.

Un’intervista di Francesco De Maria.

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sfaradi-luganoFrancesco De Maria  Elor Azaria è stato condannato. Giustizia è fatta!

Michael Sfaradi  Dipende a quale giustizia si riferisce, se la sentenza è stata emessa secondo il codice militare israeliano in tempo di guerra, secondo le Convenzioni di Ginevra oppure in base alle enormi pressioni internazionali e giornalistiche che hanno accompagnato questi mesi di indagine e di processo. In ogni caso giustizia non è stata fatta o è stata fatta solo in parte e chi paga il prezzo più caro, l’ho già spiegato nel mio articolo pubblicato su Ticino Live, è l’anello più debole della catena. Questa ingiustizia, di fatto, inficia la sentenza e la rende politica.

Lei accetta l’evidenza della “prova filmata”? Oppure la respinge, la confuta?

La prova filmata che ha fatto il giro del mondo, quella che per intenderci è stata pubblicata anche sul sito del Corriere della Sera, è di pochi secondi e riprende solo il momento dello sparo. Chi l’ha fatta arrivare alla Reuters, e da lì al resto del mondo, è una ONG che si chiama B’Teselem che da anni tiene fisse le sue telecamere sull’operato dei militari israeliani e che, come ho detto centinaia di volte, non ha mai mandato in onda una foto o una semplice immagine di uno qualsiasi degli attentati, e in questi anni ce ne sono stati a centinaia, che la popolazione israeliana ha dovuto subire. Solo il filmato della B’Teselem è stato preso in considerazione dalla stampa internazionale perché meglio si adatta a infangare Israele e il suo esercito. Tutte le altre riprese, e mi riferisco ad almeno un’ora e mezzo di filmato, che sono state girate prima e dopo lo sparo e che davano un quadro complessivamente più chiaro dei fatti, sono state completamente ignorate. Da qui pare la manipolazione dei modi e dei tempi in cui il tutto si è svolto e la conseguente pressione internazionale che ha fatto diventare sia l’inchiesta che il processo una procedura scontata.

La tesi del “giubbetto esplosivo”, fondamentale per la difesa, sembra poco convincente (e il tribunale non l’ha ammessa). Le immagini mostrano chiaramente che tra i militari che attorniano il terrorista a terra non vi è alcun timore di un’esplosione. A un certo punto Azaria prende la mira, spara e uccide l’uomo a terra.

Mi ricollego a quello che ho appena affermato, lei ha visto pochi secondi di filmato, per cui devo raccontare quello che si vede nelle intere riprese. Dopo il doppio accoltellamento da parte dei due palestinesi e la reazione dei militari israeliani, arrivano sul luogo due ambulanze. Gli infermieri si prendono cura dei due militari feriti, e a terra si vedono i corpi dei terroristi, il primo senza vita e il secondo ferito e svenuto. Si sente anche chiaramente la voce di uno dei paramedici che avverte di non avvicinarsi al ferito palestinese prima che arrivi l’artificiere che deve controllare che non ci siano esplosivi sul corpo. Per i primi sette minuti circa il ferito a terra è svenuto e non si muove, poi si riprende e comincia a muovere le gambe e le braccia. Si sentono delle grida in arabo che gli intimano di non muovere le mani e l’avvertimento viene ripetuto almeno tre o quattro volte prima dello sparo. Tra l’altro il colpo mirato alla testa fa parte delle regole di ingaggio nel caso in cui ci sia il sospetto che un terrorista abbia addosso un corpetto esplosivo e lo voglia innescare. Mirare al bersaglio grosso è un errore perché attiverebbe l’esplosione, cosa che si deve evitare a ogni costo.

elor-azaria-2Secondo me l’esercito e la magistratura hanno fatto bene.

È una sua opinione, io credo che il lavoro non sia completo e che le responsabilità non siano venute tutte alla luce anche perché, questo mi è stato riferito non l’ho potuto vedere in prima persona, i giudici non hanno preso in considerazione dichiarazioni di Alti Ufficiali dell’esercito che hanno deposto a favore dell’imputato. Mentre hanno dato grande importanza, neanche fosse stato il Vangelo, alle dichiarazioni di un Capitano che ha deposto per l’accusa.

Con la loro azione hanno dimostrato di essere capaci di sanzionare un crimine di guerra, rendendo giustizia anche ai nemici.

No, nelle 93 pagine della sentenza, troppe per un caso che per i giustizialisti è stato palese fin dal primo istante, sicuramente vi sono nascoste responsabilità che vanno oltre a quelle di un sergente di leva di diciannove anni. 93 pagine scritte tutte dalla giudice a latere e solamente controfirmate dagli altri giudici, anche questo, se permette, mi lascia dubbioso su ciò che può essere accaduto in Camera di Consiglio.

Quanto può nuocere a Israele un video come questo, riproposto migliaia di volte, visto da milioni di persone?

Non lo so e neanche mi interessa. Questo video, come altri, in maggioranza falsi creati a tavolino da una fabbrica che in Israele chiamiamo Pallywood, servono soltanto a mantenere alta l’attenzione sulle ‘malefatte israeliane’, vere, presunte o false, il caso Al Dura docet. Nel contempo servono anche a giustificare il terrorismo palestinese che in Europa già da tempo non si nomina più. Il terrorismo palestinese ha assunto varie denominazioni politicamente corrette e anche se accoltella persone innocenti o si fa esplodere nei luoghi affollati trova subito dei difensori che giustificano ogni sua malefatta. Chi conosce Israele non cambierà certamente idea a causa di questo filmato, se permette Israele è molto di più. Israele è e continuerà ad essere il faro della libertà e della democrazia in medioriente nonostante questo o altri filmati, nonostante la U.E. della Mogherini e della Catherine Ashton prima di lei, nonostante la Svezia, la Norvegia, la Francia, l’ONU, la Nuova Zelanda, la Lega Araba, Obama e John Kerry.

Netanyahu si è comportato in modo errato? Stessa domanda per certi alti ufficiali dell’esercito.

Io credo che Azaria abbia sbagliato, ma le responsabilità non possono rimanere tutte sulle spalle di un ragazzo appena maggiorenne chiamato a fare il suo dovere di militare in uno dei più difficili scacchieri di guerra al mondo. Lo sparo è stato illegale? Sicuramente sì, ma Azaria non ha sparato a un passante innocente, ha ucciso un terrorista che pochi minuti prima voleva uccidere lui e i suoi commilitoni a coltellate. Noi oggi giudichiamo in base a un metro che potrebbe presto cambiare, non solo in medioriente, ma in ogni angolo di mondo. Israele non è la sola vittima del terrorismo, anche Parigi, Nizza, Berlino, Bruxelles, Madrid e Londra hanno conosciuto le devastazioni terroristiche, e quello che ha fatto Azaria oggi potrebbe essere ripetuto domani da un qualsiasi poliziotto o militare europeo in un momento di sconforto davanti al corpo ferito di chi ha mietuto vittime innocenti. Mi duole dirlo, ma in questa guerra asimmetrica i parametri comportamentali potrebbero essere stravolti, ecco perché all’inizio di questa intervista ho citato anche le Convenzioni di Ginevra. Detto questo sono assolutamente convinto che un esame di coscienza profondo debba essere fatto sia dalla classe politica israeliana che dallo Stato Maggiore dell’Esercito I.D.F., perché non è possibile che dei ragazzi prestino servizio senza che ci sia con loro almeno un ufficiale con esperienza sul campo, soprattutto in un periodo come quello dell’intifada dei coltelli. Non è possibile prevedere le reazioni dei ragazzi davanti al sangue. Azaria ha sbagliato? Sicuramente sì, ma nessuno potrà mai sapere cosa è passato nella sua testa mentre uno dei suoi amici era in fin di vita per una coltellata alla gola, coltellata che era stata inferta proprio dall’uomo che ha poi ucciso. Nessuno di noi lo può sapere perché nessuno di noi è stato al suo posto. Solo la presenza di ufficiali, di ordini chiari e di regole di ingaggio precise poteva forse, e sottolineo forse, evitare quello che è poi successo. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e il suo Ministro della Difesa Moshe Ya’alon hanno sbagliato a condannare il fatto davanti ai media a meno di un’ora dall’accaduto e prima ancora che le indagini fossero state avviate. Anziché difendere un loro soldato, o almeno attendere i risultati preliminari dell’inchiesta, hanno pensato a pararsi e ad offrire la vittima sacrificale. Sono sicuro che quelle dichiarazioni abbiano in qualche modo influenzato i risultati.

Molti vedono in arrivo la soluzione “morbida”. Il soldato viene condannato (così giustizia è fatta e l’onore dell’esercito è salvo) ma riceve la grazia (andando esente da pena). È una soluzione probabile? È una buona soluzione?

Non so se è probabile, solo il tempo ce lo può dire, personalmente non credo che sia buona. Certo, soprattutto per come si sono messe le cose, per Azaria sarebbe l’ideale. Colpevole e congedato con disonore ma con una vita fuori dalla cella. Per la nazione e per l’esercito sarebbe invece un errore che si aggiunge all’errore certificando, di fatto, che le colpe di quanto accaduto non erano solo del sergente e che ci sono altri responsabili che, purtroppo, ne sono usciti puliti. Io amo la mia nazione e il mio esercito e se ci sono altri perseguibili ne vorrei conoscere i nomi, i cognomi, i gradi e gli incarichi. Solo in questo modo giustizia sarebbe fatta davvero.

Che cosa direbbe a un israeliano che giudichi la sentenza equa?

Che è una sua opinione che probabilmente verrà poi smentita dalla storia, non sarebbe il primo caso. Per esempio non dimentichiamoci che la commissione di inchiesta parlamentare sulla guerra del Kippur del 1973 ritenne il governo di Golda Meir estraneo da colpe sull’impreparazione dell’esercito incolpando in toto il Capo di Stato Maggiore Generale David Elazar. Anche quella fu una sentenza che la maggioranza degli israeliani non hanno mai preso per buona.

Quale sarebbe stata, a suo avviso, la soluzione più giusta di questo spinoso caso?

Io sono un giornalista e uno scrittore, non un giudice. A questa domanda non so davvero come rispondere. So solo che avrei voluto un processo diverso a prescindere dalla sentenza, con più fatti e testimonianze e senza pressioni internazionali perché Israele per quanto se ne dica, non deve dimostrare nulla a nessuno. Il mondo guarda con il microscopio quello che succede nello Stato Ebraico e nei suoi confini, e grida a ogni cosa mentre ciò che accade, di gran lunga più grave e sanguinoso, in altre parti del mondo passa costantemente sotto silenzio. Un mio famosissimo correligionario, perché Yoshua di Nazareth era ebreo e non palestinese, disse: “Non giudicate per non essere giudicati, perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati e con la misura con la quale misurate sarete misurati”.

Esclusiva di Ticinolive