Barack Obama è stato un buon diplomatico ?

dal portale www.blognews24ore.com

Barack Obama pronuncia questo martedì 10 gennaio il suo ultimo discorso da presidente degli Stati Uniti. A dieci giorni dalla fine del suo mandato, da più parti si fa il bilancio degli otto anni della sua politica internazionale.

obama L’avvicinamento a Cuba

Il 17 dicembre 2014, Barack Obama e Raul Castro annunciano discussioni in vista della ripresa delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, dopo oltre un anno di discussioni tenute segrete.
Il 20 luglio 2015 riaprono le due ambasciate a Washinton e a l’Havana e dopo un blocco di oltre mezzo secolo, le relazioni diplomatiche sono ufficialmente ristabilite.
Obama fa concessioni sulle restrizioni finanziarie e commerciali con Cuba e il 20 marzooè il primo presidente americano in 88 anni a recarsi sull’isola. Vengono annunciate facilitazioni per i cittadini americani che vogliono recarsi a Cuba.

In settembre riprendono i collegamenti aerei diretti fra i due paesi. Obama chiede la fine dell’embargo nei confronti di Cuba, ma il Congresso si oppone e chiede garanzie sul rispetto dei diritti dell’uomo da parte del governo cubano.

Il successore di Obama, Donald Trump, ha minacciato di riesaminare la ripresa delle relazioni con Cuba se il regime castrista non farà maggiori concessioni per i diritti dell’uomo e per l’economia di mercato.

Accordo sul nucleare con l’Iran

Nel luglio 2015, l’Iran accetta di ridurre le sue attività nucleari per garantire un utilizzo esclusivamente civile. In cambio, il paese beneficia della fine della maggior parte delle sanzioni internazionali che da anni intralciano il suo sviluppo.
Dal suo arrivo alla Casa Bianca nel 2009, Barack Obama parlava di tendere la mano all’Iran. Il dialogo era però reso difficile dal presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad, e per avviare dialoghi bilaterali si era dovuto aspettare il 2013, con l’arrivo al potere del moderato Hassan Rohani. Negoziati erano subito iniziati tra il Segretario di Stato americano John Kerry e il capo della diplomazia iraniana Mohammad Javad Zarif.

Le discussioni avvengono anche a livello internazionale, includendo Russia, Cina, Francia, Regno Unito, Germania, ma sono soprattutto Israele e Arabia Saudita a non approvare l’accordo, a causa della loro ostilità verso il regime iraniano.
L’accordo sul nucleare non apre altri canali tra iraniani e americani. I due paesi non hanno relazioni diplomatiche e Washington mantiene sanzioni unilaterali contro l’Iran, che accusa di sostenere il terrorismo. Dal canto suo, l’Iran accusa gli Stati Uniti di venire meno ai propri impegni.
Donald Trump ha manifestato avversione per l’accordo sul nucleare concluso con l’Iran, parlando di annullarlo per discuterne e concluderne uno nuovo.

La collera di Israele

Stati Uniti e Israele sono paesi alleati ma durante l’amministrazione Obama i rapporti si sono deteriorati. Nel 2014, il premier israeliano Benyamin Netanyahu accusa Obama di aver ideato e poi sostenuto presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la risoluzione nr 2334. Questa risoluzione, adottata lo scorso dicembre, impone la fine della colonizzazione israeliana in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.

La sconfitta in Siria

L’incapacità degli Stati Uniti di sostenere la rivolta siriana contro il regime del presidente Bachar al Assad e di trovare una risoluzione alla guerra civile che dura dal marzo 2011, è un punto negativo dei due mandati di Obama.

Durante la sua ultima conferenza stampa, Obama ha ammesso il fallimento totale della sua azione in Siria. Malgrado ciò, si è detto convinto di aver agito al meglio, restando nelle retrovie e senza intervenire direttamente. E’ l’applicazione della “dottrina Obama” : non impegnarsi in un conflitto se non vi sono minacce dirette per gli interessi americani.

Nell’autunno 2013, Obama aveva mantenuto la sua posizione di non-intervento malgrado fossero state portate prove dell’utilizzo di armi chimiche sui civili siriani. Per i suoi detrattori, questo ha tolto ogni credibilità alla politica esterna americana per gli anni seguenti. Rinunciando all’uso della forza, gli Stati Uniti hanno lasciato spazio alla Russia, che è intervenuta per aiutare il regime di Damasco. Il mandato di Obama si conclude con la caduta di Aleppo-est, feudo di una ribellione in declino e di un presidente siriano rinforzato.