Cure a domicilio – Il governo intende farsi beffe della volontà popolare? – di Raoul Ghisletta

Malgrado la bocciatura popolare il Governo manterrà i tagli nei servizi d’aiuto domiciliare? (titolo originale)

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Raoul Ghisletta, così lo vedo io, è una specie di mastino. Non è certo disposto, oggi, a farsi scippare la “sua” vittoria; perciò morde forte.

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INTERROGAZIONE

Con la presente interrogazione denunciamo il fatto che il Consiglio di Stato non sembra voler prendere atto della decisione della maggioranza del popolo ticinese di respingere il taglio di 2,5 milioni di franchi annui nel settore dell’aiuto domiciliare. Questo traspare dal comunicato stampa in cui annuncia di voler raggiungere lo stesso risparmio di 2,5 milioni di franchi tramite vaghe “Misure organizzative”.

Citiamo il comunicato stampa del Consiglio di Stato del 12 febbraio 2017, che costituisce un vero e proprio schiaffo al voto del popolo:

“Finanziamento delle prestazioni di assistenza e cura a domicilio

Il Consiglio di Stato prende atto della decisione della popolazione ticinese di respingere la modifica alla Legge cantonale sull’assistenza e la cura a domicilio. A mente del Governo, il voto popolare esprime la volontà di non richiedere la partecipazione finanziaria degli utenti alle prestazioni di assistenza e cura a domicilio. Il Consiglio di Stato si impegnerà – in collaborazione con gli operatori del settore – a ottenere il risparmio attraverso misure organizzative; obiettivo peraltro non ritenuto inattuabile dagli operatori del settore.”

Il Governo in tal modo lascia ad intendere che si possano prendere misure indolori e facilmente attuabili per 2,5 milioni di franchi, cosa che non è certamente il caso. Sindacati, associazioni sociosanitarie e partiti progressisti non avrebbero certo lanciato questo referendum, se questo fosse vero! I referendisti, usciti vittoriosi dalle urne, hanno ribadito che occorre mettere termine allo stillicidio di tagli e peggioramenti nel settore sociosanitario.

Evidentemente nella votazione di domenica il popolo ticinese si è espresso non solamente contro il contributo per le prestazioni a carico dell’utente, come indica in modo facilone il Governo, ma anche contro il taglio di 2,5 milioni di franchi annui, pudicamente chiamato, nella modifica bocciata della legge assistenza e cura a domicilio, “contenimento della spesa sulle spese di produzione delle prestazioni erogate agli utenti”. Contenere le spese di produzione per 2,5 milioni Fr annui significa ovviamente peggiorare la qualità del servizio e le condizioni di lavoro del personale sociosanitario: non esistono magiche ricette organizzative. Un taglio di 2,5 milioni di franchi non può che colpire gli utenti ed il personale sociosanitario, che sono già stati e sono tuttora spremuti come limoni.

Chiediamo quindi al lodevole Consiglio di Stato:

1) ha intenzione di farsi beffe del risultato del voto popolare, proseguendo sulla via indicata nel comunicato stampa?

2) Oppure intende rinunciare al taglio di 2,5 milioni di franchi annui nel settore dell’assistenza e cura a domicilio rispettando la decisione popolare del 12 febbraio?

Raoul Ghisletta, Carlo Lepori, Henrik Bang,  Gina La Mantia,