“Per un progetto così importante (Lac) non si può pensare solo in termini di spartizione politica” – Intervista a Tiziano Dabbeni

Oggi Ticinolive intervista un gallerista luganese di grande tradizione, Tiziano Dabbeni, presidente della Società Ticinese di Belle Arti. I temi per una conversazione approfondita non mancano: la sua ultima mostra, le associazioni, le gallerie, il Lac e le beghe del Lac…

Un’intervista di Francesco De Maria.

* * *

Francesco De Maria  Lei ha creato nella Sua galleria la mostra « Esperimenti di sintesi delle arti ». Come le è venuta l’idea?

Tiziano Dabbeni  L’idea è nata da un’intensa collaborazione con Annalisa Viati Navone, ricercatrice scientifica all’Archivio del Moderno di Mendrisio che,  studiando la figura dell’architetto milanese Vittoriano Viganò ha vieppiù sviluppato la sua ricerca nell’intenso rapporto avuto con l’artista e teorico francese André Bloc, promotore di due importanti riviste, quali Architecture d’Aujourd’hui e Art d’Aujourd’hui. Viganò è la figura di contatto fra André Bloc e Gianni Monnet. Con Gillo Dorfles, Bruno Munari  e Atanasio Soldati, Monnet è stato fondatore e infaticabile promotore del Movimento Arte Concreta, costituitosi a Milano nel 1948.

Essendo Annalisa Viati Navone interessata ad organizzare a Lugano, negli spazi del LAC, un convegno internazionale di studi sulla figura di Bloc, ci ha coinvolti nella realizzazione di questo evento, chiedendoci di allestire un’esposizione, nella nostra Galleria, con materiali d’archivio, per sottolineare l’importanza del rapporto fra Parigi e Milano che, nel 1954, porta alla fusione dei due movimenti: il gruppo Espace francese (ma anche quello svizzero) e il MAC milanese diventeranno MAC – Espace.

Qual è il significato esatto di “Arte concreta”?

TD  Il significato di Arte concreta è da far risalire al concetto espresso dall’olandese Theo Van Doesburg, compagno di Piet Mondrian che, negli anni Trenta del secolo scorso, definisce un’arte che non può essere definita “astratta”, poiché non astrae dalla natura, diventando una pura espressione di misura e norma. Naturalmente l’”arte concreta” la si comprende pienamente se la si contestualizza nelle coeve espressioni architettoniche neoplastiche.

Quale concetto sta alla base di questa sua mostra?

TD  Essenzialmente, si vuole mostrare come un gruppo di giovani artisti si faccia promotore dell’idea di un’arte progressista, atta a realizzare la cosiddetta “sintesi delle arti” e cioè l’integrazione completa fra arti visive, architettura, grafica, design, ecc. sull’idea espressa dalla Bauhaus tedesca.

La città centrale è senz’altro Milano. Ma sussistono anche legami con la Lugano dell’epoca?

TD  I legami con Lugano derivano dai rapporti intrattenuti da Gianni Monnet, attraverso il suo matrimonio con Nellina Manzoni, figlia del medico e umanista Manzoni, direttore dell’ospedale neuropsichiatrico di  Mendrisio,  con alcuni intellettuali luganesi, quali Renato Regli, direttore del Circolo Ticinese di Cultura e organizzatore di mostre a Palazzo Riva e Felice Filippini, in quegli anni direttore dei servizi culturali a Radio Monteceneri, con cui collaborerà per alcune trasmissioni incentrate sull’arte italiana d’avanguardia.

André Bloc e Gianni Monnet sono le figure fondamentali, i capiscuola. Vuole parlarci brevemente di loro?

TD  André Bloc è una figura intellettualmente profilata nella Parigi del secondo dopoguerra. Amico di Le Corbusier, fondatore di importanti riviste, tramite la mediazione dell’architetto Viganò, trova in Gianni Monnet il suo alter ego. Monnet, con Munari, è pure all’origine di tutte le importanti pubblicazioni prodotte dal MAC milanese: dai famosi Bollettini ai Documenti d’arte d’oggi.

Saprebbe rievocare il clima – sociale, politico, artistico – di quel dopoguerra degli anni Quaranta e Cinquanta?

TD  Il clima sociale, politico, artistico è contraddistinto dalla contrapposizione fra una giovane avanguardia, europeista convinta, e la critica legata a Togliatti e al partito comunista che osteggiava in tutte le maniere le istanze progressiste, soprattutto di quegli artisti che sviluppavano rapporti di collaborazione con alcune realtà imprenditoriali particolarmente illuminate (per esempio l’esperienza di Monnet nella creazione di tessuti per Italviscosa o quella di Munari nel campo della grafica e del design).

Parliamo della Sua Galleria, che ha una notevole tradizione. Quando è nata? Quali ne sono le caratteristiche principali?

TD  Lo Studio Dabbeni è nato nel 1980 con un programma sostanzialmente legato all’astrazione e al rapporto fra l’arte e l’architettura. Numerose sono le esposizioni che abbiamo organizzato nel tempo in Corso Pestalozzi 1 a Lugano: Stuart Arends, Luciano Bartolini, Gabriele Basilico, Livio Bernasconi, Daniel Buren, Antonio Calderara, Andreas Christen, Gianni Colombo, Dadamaino, Jose Davila, Luca Frei, Jakob Kolding, John Hilliard, François Morellet, Flavio Paolucci, Giulio Paolini, David Tremlett, …

Lei presiede la Società Ticinese di Belle Arti. Ci presenti questa associazione. Da quanti anni esiste? Quanti soci ha? Che attività svolge?

TD  La STBA è la più antica società del Canton Ticino. Nata nel 1889 a Lugano con ventisette soci fondatori, tra cui politici, artisti, architetti, intellettuali, che fin da subito hanno pensato alla promozione culturale cantonale. Conta attualmente poco più di seicento soci e svolge diverse attività quali corsi di base, conferenze, viaggi di studio, visite a mostre. Ultimamente, si sta impegnando, dopo la nascita del Museo della Svizzera Italiana, nella collaborazione con la Pro Museo e con Nel. La nostra Società reputa l’associazionismo un modo efficace per promuovere la cultura in modo trasversale su tutto il territorio cantonale.

Nella nostra conversazione è emerso un nome, con riferimento alla Pro Museo: quello di Fernando Garzoni, un banchiere ma altresì una personalità attiva nel mondo artistico, che io stesso ho conosciuto da vicino. Che cosa ricorda di lui?

TD  Sono entrato nella STBA contemporaneamente a Fernando Garzoni nel 1991. Ho avuto modo di conoscerlo e di diventarne amico. Ricordo la sua passione sconfinata per la fotografia ma, soprattutto, il suo antiprovincialismo che si rifletteva nella collezione della Banca del Gottardo e poi nell’attività della Fondazione Gottardo, contemporaneamente al suo appoggio all’attività del Museo Cantonale, in qualità di primo presidente della Pro Museo.

Anni Ottanta. Fernando Garzoni con Francesco De Maria, all’epoca presidente dell’ “Open scacchistico internazionale di Lugano”. Scattata al Mövenpick del Palazzo dei congressi

 

Arte e grandi mostre a Lugano. Che cosa può dirci degli anni di Rudy Chiappini?

TD  Sono anni, per certi versi, irripetibili. Sull’onda delle esposizioni dedicate dal barone Thyssen ai capolavori provenienti dai musei di Mosca e Leningrado, Chiappini ha costruito un programma espositivo di grandi nomi che oggi sarebbe praticamente impossibile portare a Lugano. Gli alti costi assicurativi, la difficoltà di reperire la stessa qualità di sponsor esistenti allora, la mancanza di una collezione di opere significative, quale possibile merce di scambio, non possono che farci riflettere sulle future possibilità di programmazione del MASI. Sicuramente realtà private quali ad esempio la collezione Danna e Giancarlo Olgiati, come pure il coinvolgimento di altri collezionisti, sono e saranno sempre più indispensabili nel lavoro di sinergia fra pubblico e privato.

L’unificazione dei due musei d’arte – il cittadino e il cantonale – nel MASI oggi è cosa fatta. È stato compiuto un passo nella giusta direzione?

TD  Certamente. Con molti anni di ritardo abbiamo finalmente una situazione che ci mette, almeno formalmente, sullo stesso piano di altre realtà svizzere: Basilea, Zurigo, Winterthur, Aarau, ecc. Un unico polo di riferimento cantonale che non annulli ma rinsaldi altre entità presenti sul territorio è la conditio sine qua non per poter tentare di competere con altre realtà svizzere ed internazionali. Non dobbiamo d’altronde dimenticare che Milano sta conoscendo un vero e proprio rinascimento culturale (fondazioni private quali Prada e ultimamente Feltrinelli stanno profondendo importanti energie). Il nuovo direttore o la nuova direttrice, per quanto ne so, dovrebbe essere scelto dal Consiglio direttivo. Spero vivamente che sia una figura con sufficiente carisma, adatta a muoversi in una realtà non facile.Il MASI, appena nato, è stato fin da subito confrontato con grandi aspettative, in un periodo economicamente molto delicato. Costruire una collezione e contemporaneamente allestire delle mostre che riscuotano successo e consenso non è per niente scontato.

La nomina del direttivo dell’Ente di gestione del LAC è finita (per il momento) in un vero disastro costellato di beghe politiche, veleni, accuse e controaccuse. [In questi termini la domanda è stata formulata prima di Natale, ndR]. Chi ha sbagliato di più?

TD  La politica miope e provinciale che contraddistingue la nostra realtà non comprende che per un progetto così importante non si può pensare solo in termini di spartizione politica bensì occorrono passione e condivisione di intenti qualitativamente profilati.

L’ipotesi “Milano-Lucerna” recentemente avanzata dall’on. Badaracco – cioè Salvatore Carrubba e Hans Koch – secondo lei è valida? Potrebbe togliere le castagne dal fuoco?

TD  Le due persone possono essere sicuramente valide ma penso che avrebbero dovuto, eventualmente, essere scelte e cooptate dal Consiglio Direttivo e non dal Municipio. Il Consiglio Direttivo del MASI dovrebbe rivendicare la propria autonomia.

Se Giovanna Masoni alla fine dovesse rimanere esclusa dal Direttivo, quale sarebbe il Suo commento?

TD  Siccome ha prevalso lo squallido teatrino di una politica miope e irresponsabile e non il bene del MASI preferisco astenermi dal commentare una situazione che non fa che confondere ulteriormente il rapporto tra i cittadini e le istituzioni.

Se le dessero l’incarico di allestire una grande mostra al LAC (con una ricca somma a disposizione!), quale maestro o quale tema sceglierebbe, al fine di ottenere il più spettacolare successo?

TD  Personalmente, credo alla costruzione di un programma a medio-lungo termine. Un unico, dispendioso exploit non sarebbe di nessuna utilità a una struttura di fascia media quale il LAC.

Per concludere, che cosa dice a coloro che considerano i soldi pubblici spesi per l’arte e la cultura come uno sperpero a danno dei contribuenti?

TD  L’arte e la cultura in genere sono la piattaforma indispensabile per lo sviluppo di una moderna democrazia. Solo una società che si arricchisce anche culturalmente può ambire a costruire un futuro migliore per le giovani generazioni.

Esclusiva di Ticinolive