Dolce morte – Benedetta Galetti risponde al Libero Pensiero

La disinformazione – LL Exit, Carpe Diem e la risurrezione del partito della morte

Riepilogo dei fatti: LL Exit e si sdoppia. Nasce Carpe Diem che inoltra la richiesta per la licenza edilizia necessaria a operare nel comune di Chiasso. Nel frattempo, Fonio interroga il comune riguardo tra l’altro a un più o meno presunto suicidio assistito già compiuto nel comune di confine. Insomma, il suicidio assistito torna a essere un tema caldo nel dibattito pubblico. Un’unica postilla: è difficile trovare persone tanto determinate a far del bene a tutti i costi!

Michela Delcò Petralli torna a parlare di un eventuale iniziativa atta a riconoscere il diritto al suicidio, come aveva fatto l’anno scorso dopo che il parlamento aveva detto no al suo tentativo di imporre agli ospedali e alle case anziani l’obbligo di tollerare il suicidio assistito. I Liberi Pensatori denunciano i toni faziosi assunti dal dibattito. Il Governo sottolinea la necessità di controllo delle associazioni di aiuto al suicidio presenti sul territorio.

Insomma, nel complesso, niente di nuovo. Niente di nuovo soprattutto per quanto riguarda le bugie e le mezze verità che causano disinformazione che, in particolare quando si tratta di temi tanto fondamentali, risulta mortifera. Un giornale cartaceo parla addirittura di “iniezione letale”, quando il punto cardine della regolamentazione in ambito di suicidio assistito (e ciò che dunque distingue il suicidio assistito dall’eutanasia attiva diretta) è che l’atto sia compiuto dalla vittima. Se c’è iniezione, c’è omicidio!

Il diritto al suicidio è un diritto fondamentale, alla stregua del diritto alla vita, della dignità, etc? Forse sì o forse no. Ma vi assicuro che questo non è il punto. Non battiamoci sul terreno sbagliato. La questione non è assolutamente se il suicidio assistito sia o meno un diritto. La questione invece è un’altra: le associazioni LL Exit e ora anche Carpe Diem sono o non sono associazioni che agiscono con il solo scopo di realizzare la volontà libera e cosciente delle persone?

Tutto il resto è senza dubbio importante, ma fa scivolare la discussione a lato di ciò che primariamente ci deve interessare. Smettiamola di dire che le persone malate e morenti devono poter scegliere tra la vita e la morte. La discussione non deve essere posta in questi termini. Perché nessuna norma penale prevede che la persona debba essere malata. L’assistenza al suicidio, cosi come è regolata dall’art. 115 CP, fonda la depenalizzazione esclusivamente sulla volontà dell’individuo. In altri termini, Liberty Life e Carpe Diem possono aiutare a morire chiunque lo chieda, indipendente da qualsiasi malattia. Sappiamo benissimo che l’opinione pubblica maggioritaria è favorevole all’assistenza al suicidio così come la raccontano favolisticamente i sostenitori. Chiunque s’immagina l’anziano morente che urla per il dolore, risponde favorevolmente al suicidio assistito, di pancia, reagendo a un innato sentimento di pietà.

Ma questa non è la realtà. La realtà è un’altra: queste associazioni si fanno pagare fior di quattrini per aiutare a uccidersi persone che lo chiedono, indipendentemente dallo stato di salute. Se queste associazioni decidono di mettersi dei paletti e di aiutare solamente colore che sono malati terminali, lo fanno liberamente, senza che nessuna norma glielo imponga. E così facilmente come se lo sono messi, il paletto se lo possono togliere come e quando vogliono. Exit ne è la riprova. Prima aiutava a morire solo i malati terminali. Ora invece le condizioni d’accesso al suicidio assistito si sono allentate e possono chiedere la morte le persone sane stanche di vivere, così come i malati psicologici, i minorenni etc. Perché di questo non si parla mai? Ciò che dovrebbe muovere il nostro ragionamento è la necessità da una parte di proteggere queste persone e d’altra parte d’impedire che chiunque lucri. Questo deve stare alla base del dibattito e di qualsiasi eventuale regolamentazione.

Ora, gli unici passi giusti da compiere sono di controllare minuziosamente le attività delle due associazioni (e quando parlo di controllo, mi riferisco 1) ai costi; 2) alle condizioni per aver accesso al suicidio assistito) e dialogare nella trasparenza (mi riferisco 1) alle informazioni che ogni cittadino avrebbe il sacrosanto diritto di ottenere relative alle associazioni, al loro operato 2) alla volontà comune d’impedire gli abusi).

Benedetta Galetti