Nanà di Zola, scabrosa e malinconica analogia con la Storia

1880. La Francia è devastata dalla Guerra Franco Prussiana, avvenuta un decennio prima, del cui flagello ancor s’odono le percosse attraverso le deserte strade nobiliari di Parigi ed i suoi sobborghi pulullanti di malaffare.

franciaVignetta satirica dell’epoca.

E’ l’anno in cui esce Nanà di Emile Zola, una profonda eppur leggera indagine sociale, attraverso gli occhi di una ragazza incapace di amare, distrutta e distruttrice.

Nanà è il nono romanzo del ciclo Rougon-Macquart, spietata genealogia letteraria di una famiglia di bassissima estrazione sociale, che pur non volendo s’adegua al destino. Protagonisti terribilmente umani il cui desiderio di rivalsa è vano, risultante sempre un salto nel regresso dal quale provengono, un ritorno alla sventura, il cui destino pare segnato dall’irreprensibile apparenza d’una società dai tendoni di velluto dietro ai quali si nasconde il pauroso volto della mostruosità proletaria.

Figlia della lavandaia Gervaise dell’Assomoir e di un alcolista, la bellissima attrice senz’altro teatrale talento che non le sue naturali grazie, incanta il pubblico, che, dimentico della sua voce stonata, ne rimira, sconvolto e senza morale, la bella maschera che nasconde un triste passato e un animo scevro da ogni virtù.

Nanà, intanto, sentendo ridere gli spettatori s’era messa a ridere anche lei. Era divertente, però, quella bella ragazza; quando rideva, per nulla imbarazzata, confidenziale, entrando subito in comunicazione col pubblico, con l’aria di dire lei stessa strizzando l’occhio di non aver due soldi di talento, ma che importava, poiché aveva qualche cosa d’altro.

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“Il Palco” di Pierre Auguste Renoir, sovente

associato a Nanà.

Anna Coupeau, al pubblico nota come Nanà, lascia gli uomini senza fiato e non solo a teatro. E quando nasce l’inatteso Louiset, la giovane se ne sbarazza senza rimpianto, poiché, come la citata Pauline Doubisson, ella è incapace di amare. Anzi, la sua incapacità di sentimenti è inversamente proporzionale alla sua  capacità di far soffrire. Attrice e prostituta, crudele amante e passionalmente amata, Nanà non riesce a bearsi della costante turpe ricchezza, né delle estatiche ovazioni quand’ella sale sul palco.

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Locandina di una trasposizione di Nanà.

Dal romanzo furono tratte 7 versioni cinematografiche

e 4 serie televisive.

L’indomani per lei non esisteva. Viveva come un uccello. sicura del cibo, pronta a dormire sul primo ramo che le capiterà a tiro.

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“Nanà” di Eduard Manet (1877)

il pittore intitolò così il dipinto, ispirandosi all'(altro) romanzo “L’Ammazzatoio” di Zola.

la modella fu Blanche d’Antigny o per altri Henriette Hausier.

E mentre distrugge la vita degli amanti a cui dilapida il patrimonio, distrugge inconsapevolmente la sua stessa vita, in un crescendo di un’atmosfera malata, tesa in una morbosa gioia di vivere comune al suo mondo, un mondo ignaro del propria imminente fine, inconsapevole di morire. E la fine arriva, con lo scoppio della Guerra Franco Prussiana, che dilanierà la Francia e vedrà lo scontro di due Imperi ormai prossimi all’esplosione.

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Fuori dalla camera di Nanà il popolo inneggia alla guerra. All’interno dell’appartamento l’aria è putridamente soffocante. La bella femme fatale è distrutta dal vaiolo, sfigurata dal destino. Tutti sanno che l’ambita attrice non tornerà più a cantare stonata su quel palco, nessuno ne rimirerà più le forme. Nessuno se ne dispiace, solo un lieve rammarico, per una bellezza vuota che marcisce, in un appartamento non poi così lontano dai sobborghi nel quale era nata.

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Nel 1881, William Busnach, col consenso di Zola, trasse dal romanzo una piece teatrale.

Soltanto Muffat, conte infelicemente innamorato della prostituta, attende sin dall’alba davanti a quella porta chiusa che esca qualcuno, per recar notizie di Nanà. Ma quella donna ritorna al suo passato, alla distruzione dalla quale, illusoriamente, aveva creduto di sfuggire.

La guerra reca morte a un mondo, che a sua volta morte reca a quella prostituta che marcisce, nel suo mondo, forse nolentemente creato da se stessa, che è finito per inghiottirla.

Chantal Fantuzzi