La concorrenza fiscale italiana e noi – di Tito Tettamanti

Pubblicato nel Corriere del Ticino e riproposto con il consenso dell’Autore

Pericolosa (per noi) apertura dell’Italia ai globalisti da 100.000 euro (d’imposta)

L’8 marzo in Italia il direttore dell’Agenzia delle entrate ha emanato le modalità applicative del disposto di legge volto a «favorire gli investimenti, i consumi ed il radicamento di nuclei familiari ed individui ad alto potenziale in Italia». In sostanza ed in termini più semplici, stranieri che si trasferiscono in Italia senza esercitarvi attività sono sottoposti ad un’imposta annua globale di 100.000 euro qualunque sia il loro reddito e la loro sostanza a livello mondiale. Si tratta di un’imposizione globale molto favorevole per contribuenti con elevati redditi (milioni) e sostanze di centinaia di milioni o più.

Abbiamo qualcosa da ridire? Assolutamente niente. Non appartengo alla categoria che passa da convegno in convegno plaudendo all’amicizia tra gli Stati. Che non esiste né è mai esistita. Ognuno fa i suoi interessi. Come l’America che ha messo in ginocchio le nostre banche, infliggendo loro pesanti multe nonostante non avessero violato nessuna legge svizzera, ed oggi non solo nel Delaware ma in diversi Stati degli USA è lecito fare più o meno quello che agli svizzeri veniva rimproverato. Il moralismo ha sempre due facce. Fa i propri interessi anche Hollande che prima strepita contro gli alti salari ed in particolare i bonus e poi invita i banchieri di Londra a trasferirsi a Parigi con la promessa di un regime fiscale speciale e la non tassazione dei bonus e della sostanza.

Nulla di nuovo. Già Brenno dopo il sacco di Roma mettendo la spada sulla bilancia che pesava l’oro disse: «Guai ai vinti!». Oggi la frase è: guai ai deboli. Se poi i deboli, come il nostro Coniglio federale e le nostre burocrazie sono anche paurosi il risultato è facilmente prevedibile: vedi il recente umiliante risultato (con violazione della Costituzione) della legge relativa all’immigrazione di massa.Inutile piangere sul latte versato, ma che insegnamento dobbiamo trarre dalle sberle ricevute, inclusa l’insistenza dell’Italia nel volerci tenere su liste grigie o nere?

Innanzitutto smettiamola di voler fare i più diligenti della classe. Addirittura rendere ancor più rigide e severe nell’applicazione eventuali norme internazionali. Vediamo di usare anche noi l’elasticità possibile. Come mai i «padroncini» italiani vengono a frotte a lavorare in Ticino e non conosco un solo artigiano ticinese che operi in Lombardia?

Poi quando arrivano gli «ukase» dall’estero, dovremmo tentare di non inginocchiarci subito. L’OCSE ci obbliga a modificare i modi di tassazione (gli statuti speciali) relativi a società holding, di trading e amministrative come pure società che gestiscono interessi di gruppi multinazionali. La Riforma III dell’imposizione delle imprese che tendeva a quel fine è stata bocciata in votazione popolare.

Il professor Schaltegger (Università di Lucerna) ha avanzato una brillante soluzione. Modificando adeguatamente la legge di armonizzazione fiscale si potrebbe dare ai Cantoni libertà e flessibilità nel trattamento fiscale di tali attività imprenditoriali, holding e società speciali comprese. La legittimità dell’OCSE ad intervenire nei confronti dei Cantoni è contestabile. Lo dimostra l’esistenza di numerose varianti di tassazione negli Stati federali degli USA contro le quali non si sollevano obiezioni. La proposta merita di essere urgentemente approfondita. Non chiediamo al Coniglio federale un ruggito da leone ma almeno di cercare di scansare i pericoli con la velocità della lepre.

Infine, noi ticinesi, smettiamola con contrapposizioni classiste di principio. Pensiamo alle casse del Cantone nell’interesse di tutti. La legge italiana è estremamente pericolosa per gli Stati i cui contribuenti vivono sul confine. Non pochi sono i residenti ticinesi che, anche in conseguenza di un’imposta sulla sostanza penalizzante, pagano più di 100.000 euro di tasse e che risparmierebbero notevoli cifre spostando la residenza di pochi chilometri. Cosa intende fare il Consiglio di Stato? Aspettare che importanti contribuenti ticinesi si trasformino in frontalieri?

Tito Tettamanti