King Arthur – esce il nuovo film fantasy che attinge liberamente dalla saga arturiana

Il personaggio di Artù una storicità l’ha senz’altro, fu un generale che quando Onorio richiamò le legioni a Roma decise invece di restare in Britannia per opporsi all’invasione sassone. Poi sotto la corte di Eleonora d’Aquitania molto tempo dopo nacque il mito nell’ottica del romanzo cavalleresco. Affascinante, entusiasmante e commovente la trama. Piacque alle corti del XIII secolo, piacque ai romantici dell’Ottocento, piacque al kitch degli anni ’50-’60 del Novecento, piacque a noi contemporanei.

Innumerevoli, dunque, le trasposizioni cinematografiche. L’omonimo film, King Arthur, uscito nel 2004, accoglieva la versione storica, interpretando (piuttosto fedelmente) il personaggio storico di Artù, come un legionario romano che quando Onorio richiamò le legioni a Roma, decise di restare nell’isola cui ormai sentiva di appartenere, la Britannia, per difenderla dall’invasione sassone. Un capolavoro con riprese auliche sotto i laghi ghiacciati e sovra le verdi vallate d’Irlanda e musiche di Hans Zimmer. La critica non gli riconobbe mai il meritato successo. Forse non lo comprese. Poi ci fu la miniserie televisiva del 1998 ‘Merlino” che accoglieva molto bene il mito, tracciando per filo e per segno una stupenda lettura quasi perfetta del romanzo di Chretien de Troyes.  Ancora ricollegandosi al filone degli anni 2mila il telefilm di cinque serie con ben tredici puntate l’una, girato in Irlanda, Merlin, la cui attrice che interpretava Morgana, è poi confluita nel nuovo Kingh Arthur in una breve scena (la uccidono subito, non per spoilerarvi, ma è così.)


E ora, nel lontano e futuristico 2017, esce questo. King Arthur, il potere della spada.  Dal trailer sembra non accogliere né storia né mito ma sconfinare nel fantasy più infondato e spregiudicato… Poi invece si presenta più che ben fatto, indubbiamente lo dimostrano i successi che sta raccogliendo. Un mix di ironia, (le battute tra i cavalieri) globalizzazione (i cavalieri provengono da tutto il mondo oggi conosciuto), fantasy (elefanti alti 11 metri, scheletri infuocati, maghe seducenti, serpenti giganti, piovre con teste di donne) astoricità (le armature sono un mix tra bersaglieri del Quirinale, elmi romani e gambali medioevali), e adrenalina (ci si batte, forte. E in questo gli attori sono molto bravi). Di arturiano ha solo l’excursus su Excalibur, bella perciò, anche la (brevissima) scena della dama del Lago. Le ultime scene sono un susseguirsi di battaglie metal fantasy con un finale rock…Il che non toglie che a gli occhi di chi ami il genere sia un ottimo film. L’attore è talentuoso, reduce da altri successi cinematografici, Charlie Hunnam sa ridere, soffrire, picchiare forte, insultare i nemici, ma sempre con garbata ironia. l’altro, l’avversario Vortinger, il cattivone,  è Jude Law il cui ruolo di re perfido gli calza a pennello. Insomma, ai più piace. E il film sembra essere riuscito nel suo intento. Tutti ne parlano.