Dietro le quinte della legge sull’energia – di Enrico Valsangiacomo

Pubblicato sul CdT con altro titolo e alcuni tagli. Riproposto in forma integrale.

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Dopo la lettura del progetto di legge sull’energia mi son chiesto: questo testo intende anzitutto garantire al paese nuove fonti energetiche oppure ridurre il consumo d’energia? Né l’uno né l’altro. Con questo testo si vuole dapprima eliminare dogmaticamente l’energia prodotta dall’atomo (perché le scorie della fissione nucleare non si sa bene dove metterle): è quanto prevedono gli articoli 12a e 106 della legge sull’energia nucleare, citati alla fine, nell’allegato; in questa legge bisogna stranamente cominciare dalle ultime pagine per capire gli scopi formulati all’inizio! E cosí politici e periti hanno deciso di sviluppare e potenziare fonti energetiche rinnovabili, elencate all’articolo 19. Si parte poi dal principio che tali energie dovranno essere in particolare indigene (art. 1) e che la loro quota nel consumo energetico globale dovrà aumentare costantemente (art. 5). Visto però che le energie « pulite » non raggiungeranno lo stesso volume finora offerto dall’energia « sporca », i consumatori dovranno fare sacrifici. L’articolo 3 è su questo punto categorico: entro 3 anni ognuno di noi dovrà ridurre il consumo energetico annuale del 16% ; e fra un po’ piú di 20 anni la riduzione annuale pro capite dovrà essere del 43% (quasi la metà del consumo attuale!). Per il consumo dell’elettricità la riduzione annuale entro le medesime date sarà rispettivamente del 3% e del 13%. Già di fronte a questa decisione mi sembrano lecite un paio di domande. La prima, che viene spontanea : come fare per ridurre drasticamente tale consumo? La risposta è data da una serie di articoli che prevedono controlli, provvedimenti, restrizioni, uniformizzazioni, prescrizioni, certificazioni ma anche informazione e consulenza. Una seconda domanda riguarda le fonti: visto che le energie rinnovabili dovranno essere sempre piú nazionali, quando non ci sarà sole o non tirerà vento come la metteremo? Stando all’articolo 7 si potrà ricorrere al mercato europeo dell’energia cioè, suppongo, alla Francia e alla Germania principalmente, ma questi due paesi ci venderanno energia « sporca » (nucleare la francese e fossile la tedesca). Per quanto riguarda la riduzione del consumo mi domando: visto che i fornitori di energia elettrica devono tenere una contabilità dell’elettricità per ogni consumatore finale (art.9), cosa si prevederà nel caso in cui quest’ultimo avrà consumato energia piú di quanto autorizzato? Su questo punto la legge tace, ma probabilmente l’ordinanza (che verrà) prevederà multe o maggiorazioni di prezzo dei Kwh di troppo. C’è poi un altro aspetto che mi rende diffidente verso questa legge, ed è il seguente: per realizzare impianti destinati all’impiego della geotermia e degli idrocarburi, allo stoccaggio dell’energia o al ricupero e alla distribuzione del calore residuo è prevista una procedura di espropriazione (art. 69). Nessun cenno vien fatto invece alle espropriazioni destinate agli impianti per la produzione di energia eolica, che incontreranno sicuramente forti opposizioni nella popolazione. Perché la legge non ne fa cenno in modo esplicito? Una spiegazione potrebbe essere : per non destare inutilmente timori giustificati. Però bisogna pur far sí che l’organo di esecuzione (art. 64) possa decidere l’installazione di pale eoliche senza troppi intralci. A tal fine è stata quindi aggiunta la lettera « w » all’articolo 83 della legge sul Tribunale federale, citato nell’allegato, che dice cosí: « Il ricorso è inammissibile contro : le decisioni in materia di diritto dell’elettricità concernenti l’approvazione dei piani d’impianti elettrici a corrente forte e a corrente debole e l’espropriazione dei diritti necessari per la costruzione o l’esercizio di siffatti impianti, se non si pone alcuna questione di diritto d’importanza fondamentale ». C’è poi un altro punto, altrettanto contestabile perché assurdo, ed è quanto scaturisce dall’articolo 49, dove la ricerca fondamentale nel campo nucleare non viene citata assieme agli altri campi di ricerca in materia energetica, sostenuta finanziariamente dalla Confederazione. Infatti detto articolo recita : « La Confederazione promuove la ricerca fondamentale, la ricerca applicata e lo sviluppo iniziale di nuove tecnologie energetiche, in particolare nell’ambito dell’impiego parsimonioso ed efficiente dell’energia, del trasporto e dello stoccaggio di energia, nonché dell’impiego di energie rinnovabili. » Ora, se la fissione nucleare ha i risvolti negativi che conosciamo, i ricercatori nel campo della fusione nucleare meritano anch’essi un adeguato sostegno; e pure la ricerca fondamentale per « neutralizzare » le scorie radioattive ha un senso, eccome! E poi, escludendo in modo incomprensibile questi rami della ricerca, non fa strano dire, all’articolo 74a della legge sull’energia nucleare (pure citato nell’allegato), che « Il Consiglio federale riferisce periodicamente all’Assemblea federale sugli sviluppi della tecnologia nucleare » ? Vien spontaneo pensare allora che, visto lo spirito della legge, tali sviluppi avverrebbero in Francia, in Germania o in America; ma perché non in Svizzera ?

La lettura di questa legge mi lascia perplesso circa la « visione » progettuale del capo del DATEC. Mi par di sentire la sua volontà di tingere di rosso-verde un partito che ha bisogno di alleanze per stare a galla, anche a costo di mettere in difficoltà tanta gente a causa di un carovita maggiorato, e tante imprese per un sovraccarico inutile di burocrazia, una maggiore dipendenza energetica dall’estero con il relativo aumento del prezzo. In fondo, un impiego piú giudizioso dell’energia e l’adozione di fonti d’energia rinnovabile (di cui siamo già in parecchi ad aver fatto la scelta), possono essere attuati con un solo articolo: l’articolo 47. Il resto della legge è frutto di un fanatismo dirigista. Negli anni ’80, in Ticino, un consigliere di Stato, capo della sanità pubblica, è riuscito a far adottare a tanta gente abitudini alimentari piú sane senza varare un solo capoverso, ma unicamente informando e sensibilizzando la popolazione su certi problemi.

Mi sia concessa infine una postilla riguardante la decisione di non decidere da parte di Economiesuisse. In tale mossa è apparso chiaro l’intento di contrastare il referendum di un partito e di avvantaggiare il progetto di un capo dipartimento; mossa politica quindi, quasi partitica, quella della direzione di Economiesuisse. Era al contrario attesa una presa di posizione in cui sarebbero stati ponderati i pro e i contro del progetto di legge. Col suo silenzio l’odierno « Vorort » dà l’impressione di aver preferito una fedeltà politica invece di dar la precedenza agli interessi dei suoi membri (che sono poi anche gli interessi di tutti coloro che ci lavorano), poiché è indubbio che se la legge dovesse passare essa avrà un impatto sull’approvvigionamento energetico e sull’onere amministrativo degli imprenditori. Una presa di posizione sarebbe stata allora piú credibile e sincera invece di un’incomprensibile « libertà di voto ».

Enrico Valsangiacomo, Marin