Consiglio federale – Enfin le Tessin! di Natalia Ferrara

Per giustizia (visto che mi sono permesso di criticarla) pubblico una riflessione Facebook di Natalia Ferrara come Pensiero del giorno.

CONSIGLIO FEDERALE – Enfin le Tessin!
40 gradi fuori, 38 corporei, 22 almeno per l’ansia da prestazione. Le idee politiche sono ben chiare, il francese, come quarta lingua, non tanto. Avrei fatto meglio in italiano – ça va sans dire – in tedesco e pure in inglese. Ma la partita – pare – si giochi con i romandi, e allora in un sabato torrido a Lugano, di rientro da Berna, ho messo in campo tutto il mio impegno con RTS per sostenere il Ticino e il fatto che il prossimo Consigliere federale PLR debba essere ticinese. Valido, capace, certo, ma ticinese. Aiutatemi a convincere il resto della Svizzera, condividiamo il federalismo e questo post… io mi sono squagliata per il caldo (oltre 1h sotto ai riflettori…) ma non me la sono filata, lo vogliamo oppure no un Consigliere federale ticinese?! Allez-y!

  • gipo

    Perché non mandiamo lei?
    La marca del Cavallino é portante, “et rouge flamboyante”. (i al posto di a)
    Come “clone femmina” del magnifico Didier sarebbe perfetto nel mondo della diplomazia. Ricevimenti, champagne, viaggi, e tutto il tran-tran.
    Radicale, fan UE con pluri-passaporto che non disdegna le “apparizioni” pubbliche e amante dei media… un “modello” ticinese per l’esportazione con il “label balestra rossa”!
    Tutti (e specialmente quelli della LEGA e UDC) “dietro” di lei… con “bianche vele” portanti, pardon: “bianche schede”…

    W.W. ul teatrou di giupin.

  • Abate Faria

    Diciamo che il Ticino deve rendersi conto di quale tempra fossero i suoi Consiglieri federali di una volta. Senza abbandonarci al tono celebrativo, ricordiamo che Flavio Cotti “studiò da Consigliere federale” (almeno così si disse). Nello Celio si impose al romando che poi entrò anni dopo in sua sostituzione. E poi gli altri cinque precedenti, da Giuseppe Lepori a Enrico Celio, da Giuseppe Motta che merita una citazione a parte, a Giovanbattista Pioda e Stefano Franscini. Sono sette finora, ma non è escluso che nelle scuole non se ne ricordi nemmeno uno. E questo in Svizzera si sa, o almeno si sospetta.