Sulla candidata “gender” il lucido giudizio di Tito Tettamanti

«Laura Sadis, magistrato rigoroso alla quale vanno riconosciute competenza e impegno, convinta esponente del pensiero che potremmo definire lib-lab e conseguentemente con un atteggiamento coerentemente pro UE. Non è certo persona pronta a barattare i propri principi per convenienza. La vedo male rappresentare preoccupazioni e atteggiamenti ticinesi che non condivide per nulla e sarebbe poco credibile e facilmente (e magari faziosamente) criticabile in Ticino». (dal Cdt, 21 luglio)

L’Avvocato, con il consueto garbo ma in modo molto chiaro, pone la questione essenziale: “Può il Ticino proporre una candidata il cui convincimento profondo (che dev’essere rispettato, senza alcun dubbio) si pone direttamente contro la volontà e il sentire della maggioranza dei Ticinesi?”

“Sì – dirà qualche irriducibile – se questo è il prezzo che dobbiamo pagare affinché il nostro orgoglio cantonale sia soddisfatto”. “No” dico io. Per non parlare delle probabilissime fregature.

Riflettiamo. Didier Burkhaltèr se n’è andato, sconfitto, perché la sua linea politica appariva vieppiù perdente e, alla fine, indifendibile. Hanno pianto in molti? Non mi pare (sperando che non mi sia sfuggito qualcosa). Si poteva quasi avvertire… si può dire?… un senso di sollievo serpeggiante nel partito. Vogliamo proporre una Burkhaltèr-bis? Perché ce lo suggerisce Levrat?

Infine, facciamo la prova del Nove (sempre interessante). Questa candidata è più sostenuta dai Liberali o dagli avversari dei Liberali? Rispondiamo serenamente a questa domanda, dopo di che le nebbie si dissolveranno.

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Caro Avvocato, mi perdoni se mi sono permesso di chiosare il Suo sempre illuminante pensiero. Ma ci tenevo a dirle che secondo me Lei ha ragione.