Codice di condotta per le ONG: è guerra tra Minniti e Delrio

Tra le ONG il Codice Minniti proposto dal Ministero dell’interno non è stato esattamente un successo. Tra le 9 organizzazioni non profit che attualmente operano nel mediterraneo salvando le vite dei migrant, solo 3 si sono presentate al Viminale in seguito alla convocazione e solo Save the Children ha accettato le regole imposte. Le altre due, Medici senza frontiere e Jugend Rettet, hanno mantenuto la loro posizione contraria all’obbligo della presenza della polizia giudiziaria sulle loro navi e al divieto di trasbordo che rallenterebbe enormemente le azioni di salvataggio, e dunque non hanno firmato l’accordo. In seguito l’accordo è stato accettato anche da Moas.

Le altre 6 organizzazioni hanno invece ignorato la convocazione. Se l’opposizione delle piccole associazioni era prevedibile, quella del colosso Medici senza frontiere è stato un colpo basso e il Viminale risponde alla provocazione con la seguente dichiarazione: “l’aver rifiutato l’accettazione del Codice di condotta pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse”. In poche parole, le ONG rischiano il sequestro immediato delle navi se non hanno tutte le carte perfettamente in regola.

In realtà, secondo gli avvocati di Asgi (associazione che si occupa di immigrazione), il codice Minniti non ha valore di legge, non è un regolamento né un accordo bensì “una bolla di sapone, e la mancata sottoscrizione non potrà avere alcuna conseguenza giuridica, se non nei casi e nei limiti già sanciti da norme nazionali e internazionali”.

La “guerra” con le ONG ha scatenato non pochi problemi al governo. Il ministro Minniti che ha promosso il codice comportamentale in questione, in seguito ad attacchi dalle ONG stesse ma anche dall’esecutivo e dal Pd ha minacciato le dimissioni. Molti infatti hanno espresso dubbi sul codice da un punto di vista prettamente umanitario e tra tanti uno dei più agguerriti è Graziano Delrio, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti cui fa capo la gestione della Guardia Costiera. Le tensioni sono esplose dopo il trasbordo di migranti da una nave MSF a due motovedette della Guardia Costiera che ha agito ignorando le regole del codice. Contrariamente al suo collega infatti, Delrio non ha intenzione di applicare alla lettera le regole ma vuole dare più margine di manovra alle ONG per questioni puramente umanitarie.

La frattura tra i ministri è stata mitigata dall’intervento di Gentiloni e Mattarella ma la pace pare ancora lontana. Minniti infatti non si è presentato all’incontro che sarebbe dovuto servire per un chiarimento tra lui e Delrio. Quest’ultimo ha ribadito le sue ragioni in un’intervista concessa a La Repubblica: “Nel codice c’è scritto che il trasbordo si può fare in condizioni particolari, coordinato dalla Guardia Costiera. Il trasbordo è necessario se viene individuato un pericolo di vita, se una nave è troppo piccola e rischia di ribaltarsi. […] Siamo in guerra contro gli scafisti. Una guerra vera, non nei dibattiti tv”.

Intanto però Minniti può gioire del calo degli sbarchi,  3.3%  migranti in meno rispetto allo stesso periodo nel 2016.