“Suburbicon” – Il divo Clooney conquista Venezia – Recensione di Desio Rivera

Suburbicon, R. George Clooney, Biennale Cinema Venezia, VENEZIA 74

Il film, che si vedrà nelle sale a partire da dicembre 2017 piace. Piace perchè c’è lo « zampino » dei fratelli Cohen (quelli di Blood Simple e Non è un paese per vecchi, tra i tanti). Si tratta infatti di un soggetto immaginato da loro nel 1985 e che George Clooney, ha rimaneggiato ad arte, inserendolo in un contesto degli anni ‘50 (prima di John Kennedy, prima di Martin Luther King).

Suburbicon è l’immagine perfetta di un sobborgo degli anni ’50, dove il meglio e il peggio dell’umanità si rispecchiano nelle azioni della gente comune. Ma dopo un’effrazione che si conclude con un omicidio, una famiglia è costretta a ricorrere al ricatto, alla vendetta e al tradimento per sopravvivere.

Una comunità per bianchi caucasici. E, una delle villette, viene affittata ad una famiglia di neri. Subito una petizione per scacciarli. Si ammette, cristianamente, che si accetteranno nella società, questi neri, ma solamente dopo che ci si sarà convinti che loro, veramente, vogliono integrarsi.

Si ergono palizzate per togliere dalla vista dei vicini questa famigliola (padre, madre e figlio dodicenne) che, per il colore della pelle, non dovrebbe far parte di quella comunità.

I vicini, una famiglia borghese, tranquilla, con figlio dodicenne, hanno uno sguardo benevolo sui nuovi arrivati. La madre, finita su una sedia a rotelle dopo un incidente d’auto, invita il figlio a giocare a baseball con il loro figlio.

E la notte stessa, sconosciuti entrano in casa della famiglia bianca. Minacciosi, il padre ne è spaventato, ma incoraggia la famiglia a stare tranquilla. « Non ci faranno del male. Prenderanno qualcosa e se ne andranno. »

Ma non è così. La madre paralizzata morirà il giorno dopo.

Però non è un episodio collegato all’apertura della famiglia verso i vicini neri. E si scoprirà presto che si tratta di un prestito della mafia, non onorato dal padre, il motivo dell’incursione.

Ma, con intrecci guizzanti e collegati l’uno all’altro in modo demenziale e divertentissimo dalla manina dei fratelli Cohen (come ci hanno da sempre abituati), vediamo la famiglia borghese, scoprire il loro volto mostruoso, da benpensanti e cristiani che, di fronte alle avversità, prendono sempre la decisione sbagliata.

E farà loro comodo il clima di razzismo e di rivolta della gente verso la famiglia nera (delizioso e provvidenziale capro espiatorio) per fare si che loro, borghesi divenuti mostri omicidi, possano assassinare e uccedere impunemente.

Però, con la complicità dei fratelli Cohen, si ride anche degli omicidi cruenti!

La responsabilità morale di tutto, anche se innocenti, sarà sulle spalle della famiglia nera.

Mai accaduto niente di simile, prima che arrivassero questi neri, dichiarano gli abitanti alle TV.

Ma noi, sappiamo, che questa famiglia non c’entra. I mostri sono quelli che si credono perfetti e migliori: i papà di famiglia bianchi, caucasici,  cristiani…

Desio Rivera