Competenza, genere, federalismo – di Tito Tettamanti

In questo articolo… non del tutto innocuo e garbatamente tagliente, l’Avvocato tira le orecchie alla rsi, alla Doris e a Isabelle Moret. Sulle due signore non mi pronuncio. Quanto alla rsi, per contro, lo esorto a lasciare ogni speranza. Sono faziosi e incorreggibili e – fin che avranno i nostri soldi (una montagna) – non si sposteranno di un millimetro!

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Pubblicato nel CdT e riproposto con il consenso dell’Autore

Sono i tre criteri di giudizio sui quali si discute a proposito della scelta del/la futuro/a consi- gliere/a federale. della competenza mi sembra un falso problema, sarebbe assai singolare se le Camere nominassero una persona incompetente. Poi nelle competenze vi sono gradi e aspetti diversi, persone con e senza carisma, con maggiori e minori qualità in determinati campi, ma premessa per ogni candidato/a è un livello di competenza generale accettabile. Raramente si ha la fortuna di poter contare su un intellettualmente superdotato come Furgler o un eccezionale talento naturale come Ritschard.

Il genere entra sicuramente nei criteri di valutazione. Un certo equilibrio (ma non certo assurde quote fisse) nella rappresentanza in seno al Consiglio federale è auspicabile e opportuno, potremmo addirittura definirlo un necessario specchio del Paese. Come sempre in tali casi la realtà può oscillare, possiamo avere un Governo a maggioranza femminile, come lo è già stato, può succedere che alternanze, esigenze del momento o regionali, disponibilità di candidati possano portare ad un momentaneo squilibrio. Donne e uomini in Governo non sono chiamati a rappresentare le istanze del loro genere (con possibili eccessi di arroganza o fanatismi): sono chiamati a rappresentare il popolo svizzero e le sue istanze.

Diversa è l’esigenza di una struttura confederale del Governo, l’esigenza di difendere il federalismo come valore portante della Svizzera e di conseguenza di tener conto di una ragionevole alternanza di regioni e Cantoni e più ancora di una rappresentanza delle minoranze. Il collante che ha cementato la Svizzera e gli svizzeri non è la competenza (difficile anche da giudicare in anticipo nei suoi poliedrici aspetti), non la presenza di donne e uomini anche se un miglior equilibrio e la sconfitta di arroganti preconcetti nei confronti delle donne sono un passo di estrema utilità per il successo del Paese.
È questo che come ticinesi, quali rappresentanti della Svizzera italiana dobbiamo assolutamente far valere nei confronti degli altri confederati. Il fatto di aver portato in dote nel 1803 il versante sud del Gottardo deve pure voler dire qualche cosa; i disagi espressi in alcune votazioni federali e la difficoltà dei rapporti con il Governo italiano non possono non entrare in considerazione nella valutazione per la scelta di un membro del Governo.
Purtroppo anche da noi non vi è un corale entusiasmo. Ammettiamolo, Cassis ha il carisma di un’aringa, ma la presidenza della frazione liberale radicale e l’esperienza negoziale con l’Amministrazione federale sono ottime premesse per l’elezione e la futura funzione. La RSI in questo frangente ha dimostrato ancora una volta la sua inadeguatezza. Infatti, alla fine di luglio nella rubrica «60 minuti» non ha trovato di meglio che enfatizzare la necessità di una donna in Consiglio federale, invece di sostenere le ragioni storiche, federali e contingenti che suggeriscono attualmente una preferenza per la Svizzera italiana. La moderatrice ogni due frasi sottolineava che le donne in Svizzera sono in maggioranza e non si è spesa una parola per valorizzare le ragioni che giustificano la nostra presenza in Governo. Lecito chiedersi se questo sia il modo migliore per Comano di utilizzare i 200 milioni di franchi ottenuti da Berna per difendere gli interessi ideali e culturali del Ticino e del Grigioni italiano.

A sua volta la signora Leuthard, venuta a Lugano per il 1. agosto, con una sensibilità da «landvogto» ha avuto la delicatezza di rammentarci che la presenza in Consiglio federale di un ticinese non è un diritto. Lo sappiamo da 19 anni. Con la sua ben nota perfida abilità tattica ha pensato in modo del tutto inusuale di annunciare la sua partenza dal Consiglio federale con due anni di anticipo al fine di influire sulla decisione delle Camere.

Nei dibattiti pubblici organizzati nella Svizzera interna tra i tre candidati la signora Moret si è rivelata (ma non è una sorpresa) un peso leggero e talvolta impreparata. Oltre a ciò sarebbe preoccupante se la maggioranza dei membri del Consiglio federale venisse concentrata in due Cantoni, Vaud e Berna. Maudet, intelligentemente tribunizio, si è presentato grazie anche alle sue credenziali come l’uomo del fare: forse un po’ ottimista la sua speranza di sistemare tutto ciò che non va in Svizzera. Cassis si è dimostrato preparato, si porge con modestia, ha esperienza e conosce gli ingranaggi anche se ciò lo porta forse un po’ troppo al compromesso.

Comunque il confronto permette di dire che fra i tre il ticinese, tenuto conto del fatto che rappresenta una minoranza da molti anni assente dal Governo, merita la preferenza anche dai confederati. In Ticino non tutti sono di questo avviso: non per nulla siamo ticinesi, ma in caso di mancata elezione non prendiamocela solo con i confederati.

Tito Tettamanti