Un’ipotetica lezione di Civica – di Franco Cavallero

Gli studenti sono già presenti nell’aula. Entra il docente, che viene salutato nelle forme consuete, a condizione che siano rispettose.

– Docente: “Vi propongo un tema generale: come deve essere organizzato un qualsiasi spazio in cui si trovano delle persone. L’esigenza è di non creare conflitti. Se questi si creano, di poterli risolvere. Fatemi dapprima degli esempi di spazi di questo genere”.

– Studenti (a turno, liberamente): “Per esempio una sala giochi. L’interno di un bus. Il campo di calcio. Il bar…” (eccetera).

– Docente: “Dite bene, ciascuno di questi spazi corrisponde a ciò che penso anch’io. Ma perché è importante parlarne?”.

– Studente sveglio: “Perché spesso si creano dei “casini”. Quindi ci vogliono delle regole”.

– Docente: “Bravo. E sapete dirmi chi stabilisce queste regole e le fa rispettare? Per esempio, come avete detto, in una sala giochi, all’interno di un bus, sul campo di calcio, al bar?”.

– Studenti (anche qui fanno a gara a rispondere): “Nella sala giochi c’è il direttore. Sul bus il conducente, che se qualcuno si comporta male, ferma il bus e chiama la polizia. Sul campo di calcio c’è l’arbitro aiutato dagli assistenti. Anche al bar se necessario interviene la polizia”.

– Docente: “Bravi, sapete proprio le cose. Però non mi avete detto il più importante. Come si fa a capire quali sono le regole?”.

– Studente sveglio: “C’è un regolamento. All’oratorio il direttore l’ha affisso in ogni locale”.

– Docente: “Deve essere proprio così, ovunque dove si trovano delle persone. Ci deve essere un regolamento, scritto se è necessario, o accettato da tutti in partenza e non essere contestato da qualche disturbatore. L’importante è che sia rispettato”.

– Studenti (applaudono, poi qualcuno dice): “Chi non accetta il regolamento deve essere espulso”.

– Docente: “Siete stati finora molto interessanti. Però adesso vorrei allargare il discorso su spazi molto più grandi, come per esempio la Svizzera. Capite che le persone a cui dobbiamo pensare sono molte di più. Penso che comprendiate che anche lì ci vogliono regolamenti”.

– Studente sveglio: “Altrimenti ci sono le multe. Mio papà ne ha presa una di trecento franchi nel Canton Lucerna perché ha passato di pochi chilometri il limite di velocità. Dovevano lasciargliela correre”.

– Docente: “Attenzione a dire questo. Se gliel’hanno data vuol dire che c’era un motivo. Piuttosto ditemi: come si chiamano i regolamenti che lo Stato fa rispettare?”.

– Studenti (uno dopo l’altro): “Si chiamano leggi”.

– Docente: “Giusto. Però va precisato che vi sono leggi più importanti delle altre e poi i regolamenti di applicazione. Ne parleremo nelle prossime lezioni. Per intanto ditemi: come si chiama la legge più importante di tutte?”.

– Studenti: con un po’ di aiuto del docente arrivano a trovare il termine “Costituzione”.

(Qui suona il campanello. La lezione è durata esattamente quarantanove minuti. Gli allievi sono affascinati e si ripromettono di tornare con interesse fra quindici giorni).

Il metodo socratico, detto anche “maieutica”, fu inventato dal grande filosofo greco, e consiste nel far germogliare la verità dagli interlocutori. Naturalmente chi guida deve essere capace di canalizzare la discussione. Niente a che vedere con il nozionismo, se si comprendono le nozioni che stanno alla base di questo tipo di insegnamento.

Franco Cavallero

  • extraverbo

    Aneddoto pedagogico-letterario. Ovvero: a proposito di suv… civica.

    Un docente convoca un genitore per discutere della difficile situazione scolastica del figlio. Si presenta il padre. Mese di maggio, finestre aperte. Il docente spiega al presente genitore che il figlio è un po’ distratto, è po’ un svogliato, sarebbe anche in grado di farcela ma… sa… ultimamente si è un po’ … seduto. Insomma, manca della necessaria determinazione (oggi lo si definirebbe un po’… “sdraiato”). Avrebbe bisogno di essere seguito anche a casa, dovrebbe applicarsi maggiormente.

    Insomma: osservazioni e consigli che vengono espressi solitamente in queste circostanze.

    Il padre ascolta. Poi replica elencando il decadimento della scuola, l’inaccettabile lassismo pedagogico, l’incapacità dei docenti di farsi rispettare, il sessantotto, la maleducazione imperante, il menefreghismo, il non rispetto delle regole. Fattori, elementi e circostanze che – a suo dire – (il figlio “sdraiato”) avrebbe evidentemente appreso, assimilato a scuola. Ci va giù pesante, il padre. Una predica accanita sull’inefficacia del sistema scolstico. Un tempo sì… che i giovani ubbidivano! Conclude.

    Il docente sta per rispondere quando dalla strada sottostante la scuola, giunge un intenso vociare; perfino lo strombazzare di un clacson. Tant’è che i due (padre e docente) si sporgono dalla finestra per verificare il perché di tanto trambusto.

    Per farla breve: sul marciapiede, posteggiato per il lungo, davanti al cancello della scuola, fa bella mostra di sé un suv che impedisce ogni passaggio.
    Il proprietario del suv?
    
Fate voi.