Lepanto, il 7 Ottobre del 1571 la Serenissima e le altre potenze europee fermarono l’avanzata turca

La storia consegna, il presente non accoglie. Il passato insegna, i posteri, spesso, non sanno apprendere. Ma 446 anni fa, le più grandi potenze d’Europa, riunite da Papa Pio V nella Lega Santa, in difesa della libertà e della cristianità dell’Occidente, seppero rialzare la testa dinnanzi alle vessazioni del prepotente impero ottomano e dimenticare i reciproci attriti politici per far fronte comune contro l’avanzata islamica.

Dalla conquista di Costantinopoli (1453) la potenza turca era divenuta sempre più grande, tanto da far temere che l’Europa, islamizzata, cadesse sotto la sua egida. Verso la seconda metà del ‘500 le scorrerie di pirati saraceni si erano intensificate; inoltre da tempo il sultano ottomano imponeva a Venezia, impegnata nei traffici sul mare, il pagamenti di ingenti pedaggi. Questa drammatica situazione fu vissuta in prima persona dall’insigne poeta Tasso, allora appena sedicenne, che nel 1559, mentre soggiornava a Venezia col padre, fu raggiunto dalla notizia che un’incursione saracena aveva messo a ferro e fuoco la sua natia Sorrento, ove viveva sua sorella Cornelia.

Da quel giorno il poeta iniziò a lavorare incessantemente su un poema che avrebbe dovuto narrare la Prima Crociata, che sfocerà, più tardi e molto rimaneggiato, nel capolavoro della Gerusalemme Liberata. Il significato intrinseco di quest’opera va ricercato, oltre che nel sublime livello di letterarietà, nella sua contestualizzazione: la necessità di un intervento armato contro l’ormai imminente avanzata islamica. Il poeta non era stato il solo ad accorgersene, anzi, tutta l’Europa aveva già da tempo iniziato a svegliarsi e Papa Pio V aveva finanziato l’alleanza da lui stesso caldeggiata, che avrebbe riunito le più importanti potenze europee per far fronte comune contro la potenza turca.

La Repubblica di Venezia, l’Impero Spagnolo, i Ducati di Savoia e di Urbino, il Granducato di Toscana e l’ordine dei Cavalieri di Malta, i Ducati di Parma, Piacenza e Mantova assieme ovviamente allo Stato Pontificio, andarono a costituire La Lega Santa. Il 1° agosto 1571 la città di Famagosta, da tempo costretta a pagare ai turchi il tributo annuo di 8mila ducati, era caduta sotto l’ assedio delle truppe ottomane di Lalà Mustafà, nonostante la strenua resistenza del comandante veneziano Marcantonio Bragadin. Si dice che i veneziani uccisero i prigionieri turchi, temendo che costoro, una volta liberati dai loro connazionali assediatori, li massacrassero.

Scoperto il fatto, il comandante Mustafà impose al valoroso Bragadin di consegnargli in ostaggio un comandante veneziano, come garanzia nel lasso di tempo in cui le navi ottomane sarebbero ritornate a Costantinopoli, ma questi rifiutò. Il turco, allora fece decapitare tutti i comandanti al seguito di Bragadin e legò i loro corpi agli alberi delle galere, dopodiché ordinò che lo stesso Bragadin venisse torturato per poi essere scorticato vivo. La sua pelle, riempita di paglia, fu mandata come trofeo a Costantinopoli. Scene tanto simili agli attuali misfatti dell’Isis.
La turpe notizia fu la goccia che fece traboccare il vaso. Stanchi delle vessazioni dei turchi, delle loro scorrerie, del loro fisco opprimente e, soprattutto delle loro atrocità, i generali d’Europa rialzarono la testa. Il 7 ottobre dello stesso anno, i comandanti Don Giovanni d’Austria (figliastro del defunto Carlo V e fratellastro di Filippo II di Spagna), Sebastiano Venier, Agostino Barbarigo, Gian Andrea Doria e Alvaro de Bazan, schierarono le 204 galee e 6 galeazze veneziane contro la ben più nutrita flotta turca di Muezzinazde Alì Pascià.

Le sei galeazze veneziane partirono all’assalto, affondando molte navi turche ma, finito il primo breve assalto, furono i turchi a partire all’attacco, nel più clamoroso frastuono di flauti e tamburi. Avevano il vento favorevole e la Lega Santa temette che la propria sorte volgesse al peggio. Tutti i comandanti si riunirono in preghiera, supplicando l’effige della Madonna. Nello stesso momento, si racconta, Papa Pio V congedò improvvisamente i cardinali riunitisi per il sinodo e si ritirò, pallido e ansante, nelle sue stanze. Disse in seguito di aver avuto una visione nella quale glie era apparsa la Vergine Maria recandogli il messaggio che avrebbe interceduto per la Cristianità. Verso mezzogiorno a Lepanto, nonostante il crescente attacco turco, il vento cambiò direzione e le vele dei musulmani si afflosciarono.

Esultanti, i cristiani innalzarono una croce su ogni nave, Don Giovanni d’Austria issò lo stendardo con il redentore Crocifisso e, corso sul ponte, si mise a ballare la gagliarda. Iniziò lo scontro vero e proprio, cruentissimo, 50 navi turche furono affondate, 137 catturate. L’ammiraglio ottomano Alì Pascià fu decapitato e la sua testa esposta sull’albero maestro della nave spagnola. La battaglia si protrasse fino al tramonto, quando il cielo tintosi di porpora si oscurava, per la tempesta imminente, su un mare sanguigno. L’esercito di san Marco aveva perso metà della sua flotta, 7mila e settecento uomini erano morti e altrettanti erano stati feriti per fermare l’avanzata islamica e porre fine al rischio di vedere l’Europa soggiogata.

Ma insieme, le potenze europee, erano riuscite a far fronte comune e a scacciare l’oppressore turco. Dopo questa clamorosa vittoria della cristianità, associata alla medioevale Poitiers e alla successiva Vienna (nel 1683 i turchi proveranno di nuovo, fortunatamente invano, ad invadere l’Europa) vittoria sociale e religiosa al contempo, vittoria che sancì la libertà e la difesa dell’identità sociale e culturale cristiana, l’impero ottomano iniziò il suo declino, mentre l’Europa, liberatasi dal pericolo dell’islamizzazione poté, a testa alta, proseguire il cammino della Storia dell’Occidente.

Chantal Fantuzzi

  • Monika Pilloni

    Bravissima Chantal … scritto veramente molto bene. Anche oggi abbiamo dietro le porte una invasione pericolosa … volere potere …