Il Consigliere Leghista Martegani: “Padroni a Casa Nostra, valga anche in Catalunya, è un diritto”

“Lunedì sera, in Consiglio, ho preso la parola chiedendo che fosse espressa solidarietà al popolo catalano, in seguito alle violenze commesse dalla Guardia Civil contro i civili catalani che democraticamente esprimevano il loro voto.” Federico Carlo Martegani, giovane consigliere comunale di Tradate, attivissimo militante Lega, calato nella realtà di contestualizzazione della politica europea (è stato anche a Friburgo per incontrare gli esponenti di AfD), parla a Ticinolive di valori quali democrazia e libertà, diritti quali voto e Referendum, vicinanza e solidarietà.
Donde deriva questa vicinanza al popolo Catalano?
La Lombardia, come la Catalunya, è uno dei quattro motori d’Europa (gli altri due sono Baden Wurttemberg, in Germania e Rhône-Alpes, in Francia n.d.r), pertanto ci sentiamo “gemellati” a una regione che nell’ottica europea condivide lo stesso ruolo della nostra.
E quindi ha espresso solidarietà al popolo catalano…
Esattamente. Il Sindaco di Tradate e il capo gruppo in consiglio comunale hanno subitamente approvato la mia richiesta (che ha effettivamente scavalcato l’iter burocratico della proposta di mozione, data l’effetiva necessità di mostrare vicinanza a un popolo represso in un regime apparentemente democratico), così ho telefonato all’ambasciata catalana presente a Roma, che si è mostrata molto disponibile, tramite la quale abbiamo mandato la lettera di solidarietà in Catalogna. Come Lega Nord, abbiamo anche manifestato davanti all’ambasciata spagnola di Milano, per supportare ulteriormente la causa catalana.


C’è chi dice che la Catalunya indipendente sia un rischio per la stabilità dell’Europa, perché gli indipendentisti sarebbero anche anarchici mondialisti…
Sono fortemente convinto che gli Stati Nazionali di stampo giacobino siano falliti e l’Italia, come la Spagna, ne sono la dimostrazione. Se tuttavia i Catalani vogliono crearsi un proprio stato, magari anche di stampo giacobino, penso sia assolutamente loro diritto. Il concetto “Padroni a casa nostra” vale da noi, come in Catalunya. La libertà è un diritto, anche se i processi per ottenerla possono essere diversi. Si guardino Milano e Edimburgo, negli anni ’70: l’una centro nevralgico del boom economico, l’altra nella più totale povertà. Eppure entrambe queste città hanno dato vita a un processo di rivendicazione di autonomia.
Pensa che una Catalunya indipendente, per le sue posizioni magari filo immigrazioniste, avrebbe riscontri sull’Europa?
Sinceramente non mi pongo il problema. Lo stato che i Catalani si creerebbero sarebbe il loro, pertanto sarebbe loro diritto gestirlo secondo il loro programma elettorale.
C’è stata anche una contromanifestazione, forse forzata, dove la gente rispondeva alle istanze autonomiste del popolo catalano agitando la bandiera del regno di Spagna, cosa ne pensa?
Non l’ho seguita particolarmente, anche se penso che chiunque possa comprendere come non sia minimamente paragonabile alla manifestazione per l’Indapendencia catalana di coloro che volevano votare. A differenza di costoro, i Catalani non agitano la propria bandiera soltanto quando si ricordano di appartenere al proprio popolo, al contrario sono consapevoli della propria identità.
A questo proposito mi vengono in mente le manifestazioni dell’era secessionista padana, a Milano piuttosto che a Venezia, alle quali ogni tanto conveniva qualche centro sociale di estrema sinistra o di estrema destra, agitando un tricolore. Questi non era gente cooptata, ma gente che voleva discutere se Milano appartenesse alla Padania piuttosto che all’Italia.
Al contrario, in Catalogna, coloro che sbandieravano la bandiera spagnola, provenivano da tutte le parti della Spagna e, penetrati in Catalogna, sostenevano che una regione la cui maggioranza degli abitanti vorrebbe l’Indipendenza, fosse cosa loro.
Cosa pensa del Referendum Catalano, da alcuni giudicato illegale?
La Catalogna possiede un parlamento proprio, il Parlament de Catalunya, che è stato eletto in seguito ad aver esposto il proprio programma elettorale, pertanto illegali sono le autorità spagnole che impediscono a un parlamento autonomo di indire le votazioni.

Intervista a cura di Chantal Fantuzzi – Riproduzione Riservata Ticinolive