“Il nudo è sinonimo di libertà” – Intervista al fotografo d’arte Livio Moiana

Oggi abbiamo come ospite un fotografo italiano di indiscussa bravura e ottima preparazione, specializzato nella fotografia di corpi nudi: ecco a voi Livio Moiana. Intervistato da Ticinolive, ci racconta di sé, della sua arte e del suo legame con Lugano.

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Lei ha sempre vissuto in un paesino del Varesotto, che cosa la lega alla Svizzera?

Livio Moiana: Lugano resta nei miei ricordi di giovinezza ed è un luogo importante perchè vi abitava il fratello di mia nonna, originario di Pietrasanta, trasferitosi in Svizzera, questo  caro zio che chiamavo Zio Gioli, quando ero piccolo mi ha trasmesso numerosi insegnamenti che ancora oggi fanno parte del mio modo di essere ma soprattutto da lui ho imparato ad esser creativo, a lasciar fluire la creativita’ in qualsiasi momento e orario, anche se magari sono le 4 di mattina! Ricordo che andavamo a trovarlo con tutta la famiglia e in questi bei momenti, è riuscito a trasmettermi la capacita’ di coltivare la fantasia, far emergere le idee, inseguire i sogni cercando di fare quello che fa star bene e realizzare qualcosa di importante il cui stimolo viene prima di tutto dal cuore. Anche grazie a lui sento forte il bisogno di vivere di creatività e cerco in continuazione stimoli attraverso nuove foto, nuove idee, nuovi progetti che mi permettono di continuare a svolgere al meglio il mio lavoro, mettendomi in discussione, cercando di crescere anche a costo di fallire ma quello è parte del gioco.

Lei ha eseguito numerose fotografie di nudo con le quali ha partecipato a mostre collettive e ha realizzato anche mostre personali. Ma per lei, che cos’è la nudità? LM: Per me la nudità in fotografia è sinonimo di libertà, una forma pura e incondizionata che fa parte di noi, ogni giorno. Il nudo è un modo di comunicare senza barriere, abbassando le difese che nei vestiti possono raffigurare le nostre chiusure o protezioni per tutelarci dall’essere vulnerabili.

Da dove nascono queste foto, talvolta anche articolate, di corpi che si intrecciano? LM: Tengo a precisare che non nascono mai da pensieri erotici ma da qualcosa che sboccia dentro di me, un modo di esternare ciò che ho dentro. Spesso mentre ascolto la musica, mentre scollego la razionalità dal mio io, la mia mente guidata dall’inconscio istintivo mi suggerisce un’ispirazione ed è a quel punto, con l’ausilio di  carta e penna, genero un bozzetto che è la base di quello che poi realizzerò fotograficamente in studio. A volte mi capita di avere l’idea ispiratrice del disegno anche in situazioni più impensabili, magari mentre sono in autostrada ascoltando musica a volume molto alto oppure mentre faccio qualcosa che non riguarda in alcun modo la fotografia. La musica é un elemento chiave, é come un lasciapassare capace di scollegarmi dalla razionalità, mentre il silenzio non mi ispira per niente. Una cosa è sicura, non improvviso quasi mai le pose: il bozzetto per me é molto importante, é la base del lavoro ed è qui che annoto pose, curve, ombre, luci, sfondo e tutti gli elementi caratteristici delle fotografie. Moiana 1A

Un disegno, anche se viste le mie disastrose capacità in materia è più appropriato chiamarlo scarabocchio, precede gli scatti.

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Le fotografie nascono da un’emozione di un secondo e prendono forma sulla carta. Sono molto pignolo, ma grazie a questo procedimento, posso  valutare la cura di numerosi dettagli come quelli legati alla posa e a come comporla ponendo attenzione alla posizione della mano, della testa, della schiena, del braccio, per fare in modo che la foto finale rappresenti nel miglior modo possibile l’emozione che l’ha fatta nascere.

Cosa le interessa di un corpo e perché, quando fotografa un corpo nudo, non riprende mai il viso? LM: Le mie foto devono essere libere di essere osservate, senza titoli e senza condizionamenti da parte mia o di dettagli insiti nella foto. Per esempio se mostrassi il viso della modella, sarebbe il primo elemento che probabilmente guarderemmo, magari per capire se conosciamo quella persona, se ci piace oppure no distraendoci dal resto della foto. Invece togliendo il viso, l’osservatore si concentra maggiormente sulla valutazione globale, sulle linee e sulle curve, sui contrasti dati dal bianco e dal nero e riesce a vivere la foto in modo più personale. Il viso attrae moltissimo ma anche i tatuaggi sono fuorvianti in chi osserva e sono rarissime le foto in cui si vedono.

Il corpo giusto da fotografare: ci puo’ spiegare le caratteristiche e i parametri ritiene necessari dei modelli sul set?

LM: Non ci sono dei parametri standard, ricorrenti. Variano in base al tipo di lavoro che voglio eseguire anche se per me è importante che i modelli scelti siano abbastanza flessibili fisicamente per la difficoltà delle pose. Di solito le studio in base al corpo: prima scelgo la modella/o e solo dopo creo i bozzetti. Da un po’ di tempo sto realizzando foto con coppie o anche con tre persone insieme e sono foto che amo perchè le linee dei corpi si intrecciano in una sorta di scambio energetico come se i soggetti sembrassero danzare insieme alle luci e alle ombre.

Lo scatto giusto al momento giusto, in quanto tempo si passa dal bozzetto alla foto finita?

LM: I bozzetti vengono fatti in uno o più giorni mai concomitanti a quello del servizio fotografico mentre in
 studio di solito si lavora soltanto circa un’ora e mezza per servizio visto che posare per le mie foto è davvero impegnativo fisicamente.

Ha notato delle evoluzioni nelle foto di ieri e in quelle di oggi?

LM: Le mostre di Shapes (of freedom), il nome di una raccolta di foto, sono composte da immagini in continua evoluzione in quanto non amo ripetere sempre le solite pose e cerco di allontanare la routine  da me ritenuta  l’antitesi del mio modo di essere.

Nelle mie foto osservo un cambiamento, probabilmente  rispecchia anche le fasi della mia vita, cerco di crescere e seguo gli umori del momento. Nelle due foto qui riportate, si vedono dei mutamenti come per esempio l’uso del fondo bianco di cui ho fatto grande uso agli inizi e poi il fondo scuro con il corpo che si fonde nel nero.

Moiana 2Aesposta nella mostra “10 years shooting people” presso “Fabbrica” a Saronno nel 2002

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esposta al Museo Fondazione Luciana Matalon a Milano nel 2014

Ho notato che ha usato oggetti nelle foto, per esempio un orsacchiotto, che significato hanno?

LM: Quando possibile amo sdrammatizzare alcuni aspetti della vita, cerco spesso una sottile ironia. Il nudo va visto con un approccio di rispetto e senza tabù. Ci sono troppe paure, ipocrisie, paranoie davvero senza senso verso molte foto di nudo. 
La vita è già difficile in molti risvolti e momenti della nostra quotidianità, non rendiamo complicato ciò che non ha alcun motivo di esserlo.
 Una foto di nudo non ha mai ucciso nessuno mentre stupidità e ignoranza sì per cui è meglio preoccuparsi di quelle.

Da dove nasce la creatività di Livio?

LM: Nasce dall’io bambino che spesso il mondo adulto non ascolta ma che in me non muore mai, che mi aiuta a vivere bene e mi permette di alimentare la creatività in totale libertà. Se si pensa ai bambini, al loro fare innato, libero da condizionamenti e se si riesce a rivivere questa dimensione anche in età adulta, si ha la possibilità di essere creativi senza restrizioni.
Ricordarsi di essere bambini non è un segno di debolezza ma di libertà.

Ho notato che gli sfondi nelle fotografie che lei esegue, sono chiari oppure scuri, ci spieghi come mai?

LM: Amo il contrasto e le scelte decise. inizialmente lasciavo preponderante il soggetto e bianco lo sfondo, poi passando il tempo, ho preferito lasciare scuro lo sfondo in modo che il soggetto si perdesse, fondesse in sfumature, luci e ombre. Questo passaggio è legato ad un mio cambiamento interiore: Il bianco, il chiaro, rappresenta l’apertura totale che avevo verso la vita e le persone. Poi con gli anni e le cose successe ho imparato che forse è meglio cautelarsi e non mostrare proprio tutto. Lo sfondo scuro è un modo di far vedere solo alcuni punti che decido io.
Questo non contrasta con il lasciar vivere il bambino che abbiamo in noi. Anche un bambino se riceve una sberla, la volta dopo cerca di proteggersi.

Prova nostalgia della vecchia fotografia?

LM: Non mi manca l’effetto sorpresa, in fondo oggi si lavora meglio sul profilo tecnico anche se purtroppo ci sono persone che si convincono di essere fotografi solo perchè hanno una buona macchina fotografica, lanciandosi sul mercato senza alcuna preparazione e umiltà. Essere fotografi significa sapere gestire molti aspetti oltre alla luce. Per questo la gavetta (termine forse erroneamente considerato obsoleto) è fondamentale. La fotografia oggi é piu’ laboriosa, si lavora 10 volte di piu’. Anni fa si eseguivano le foto bene e subito, si davano al cliente e il lavoro finiva lì. Oggi invece c’è spesso moltissimo lavoro extra da realizzare a computer. Sono fortunato ad aver lavorato quando c’era la pellicola, i negativi e le diapositive; era un altro mondo, bisognava saper aspettare, ci si godeva di piu’ il lavoro, oggi c’è frenesia e si vuole tutto subito.

Che cos’è il Progetto intitolato:“Basta!”?

LM: Basta!” è un progetto, sviluppato attraverso una mostra fotografica itinerante, dell’Associazione Tamara ONLUS sorta in seguito all’uccisione di mia cugina Tamara, nel 2007, aggredita da un vicino di casa. Questa serie di foto oltre a rispecchiare i principi fondatori dell’Associazione Tamara ONLUS, serve a sensibilizzare sull’importanza di eliminare e prevenire la violenza nei confronti di tutte le persone, bambini, donne, anziani, tutti indistintamente. E’ anche una richiesta di aiuto e sollecitazione verso le nostre istituzioni che soffrono di un’anomalia tipicamente italiana, ovvero la totale assenza di programmi di sostegno e recupero nei confronti di chi subisce un crimine violento. Programmi a supporto che esistono in tutta Europa tranne che in Italia.

Al progetto “Basta!” Hanno aderito oltre 100 testimonial, nomi noti dello sport, spettacolo, arte, cultura e giornalismo italiano ed internazionale.

La morte di mia cugina Tamara ha cambiato profondamente la mia famiglia e Tamara onlus non serve per superare un lutto immenso. Attraverso l’associazione cerchiamo, nel nostro piccolo, di contribuire alla cultura del rispetto reciproco e a cambiare le leggi attualmente in vigore nella speranza, oltretutto, che l’Italia applichi una direttiva europea vincolante, in tema di vittime di crimini violenti, da sempre disattesa.
 Infatti i programmi di recupero e sostegno che il nostro stato propone sono volti solo a chi commette i crimini e non a chi li ha subíti. Ad esempio, una donna stuprata, se perde il lavoro, si deve arrangiare, mentre per lo stupratore, in quanto detenuto, esistono dei programmi statali per il suo reinserimento nella società e nel mondo del lavoro.

Uno stato che si preoccupa del benessere e del recupero del carnefice e non della vittima non è in grado o non vuole fare giustizia.

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Biografia in sintesi Livio Moiana Nasce nel 1969 a Como sebbene le sue origini siano di un paesino nella provincia Sud di Varese dove ha sempre vissuto. Dopo le scuole primarie a Cislago, si diploma a Saronno al Liceo Scientifico G.B. Grassi e intraprende un triennio di studi a Milano presso lo IED con specifico indirizzo di fotografia di moda e pubblicità. Proprio allo IED impara ad apprezzare il multiculturalismo in quanto i suoi compagni di corso provenivano da tutto il mondo.

Con la conclusione del suo ciclo di studi, decise di diventare direttamente un fotografo e ci ha confessato che in quel periodo agì secondo istinto, incoscienza,  perchè di solito prima di diventare fotografi, era buona norma prestare un periodo praticantato da un fotografo professionista.

Inizialmente fotografava soprattutto moda che gli ha permesso di imparare la capacità di riuscire a comunicare, collaborare con tutte le persone che sono presenti sul set fotografico o che sono collaterali a tale attività, come agenzie di moda, figure professionali del settore e chi commissiona il lavoro.

Ci confida che per riuscire ad essere una buona squadra è bene anche scegliere con chi si lavora e a tale scopo Livio spesso sceglie i collaboratori anche secondo canoni caratteriali e valoriali: non basta la bellezza o la bravura ma serve un bel carattere e un buon grado di umiltà. La pallacanestro per Livio è stata un modo per imparare a ragionare e a pensare come una squadra: una squadra ragiona col “noi” ed è imprescindibile per poter giocare bene, così sul set se si ragiona col “noi”, si ottiene un risultato decisamente piu’ di qualità.

Un giorno però il destino gli riserva un’opportunità di crescita lavorativa e così Moiana ci spiega: <<era il lontano 1993 e mi capitò un’occasione interessante, ovvero lavorare come fotografo a Miami per Mickey Rourke che era un attore di fama mondiale , uno dei suoi film più famosi è “9 settimane e mezzo”>>. Il lavoro a Miami fu la realizzazione della foto per l’opening del suo locale “Mickey’s”.

A quel punto, dopo aver vissuto l’esperienza di Miami, una volta in Italia Moiana sente il bisogno di qualcosa di nuovo e si dedica alla fotografia di ritratto.

Proprio un ritratto fatto ad un conoscente, Nikki, uno speaker di Dejeey Television e Radio Capital, gli permise di essere notato dal titolare, Claudio Cecchetto di Radio Capital, che gli affidò il ruolo di fotografo ufficiale della radio.

Fu una svolta nella sua fotografia perchè potè finalmente dedicarsi alla fotografia di ritratto sia per personaggi noti che per pubblicità. Continuando a lavorare in parallelo con moda e ritratti, dal 2000 Moiana incomincia a sviluppare la fotografia dei corpi umani in bianco e nero fino al 2002 quando esordisce con la sua prima mostra di corpi nudi.

Tra i suoi clienti si annoverano nomi  di aziende colossali come: Nestlé,  Mediaset,  Il Sole 24 Ore, Klaus Davi & Co., Radio DeeJay, Radio Capital, Ridens, Claudio Cecchetto, Mickey Rourke,  Time records, Image Miami, BRW&partners, Pallacanestro Varese, Regione Lombardia, Provincia di Varese Frutta, Enrico Coveri, Skechers Italia, Dap Sides, Platinum, 9PM, LaClinique.