Veneto e Lombardia, in corsa per l’Autonomia | 3 domande a due giovani sul Sì al Referendum

Domenica 22 Ottobre in Veneto e in Lombardia si vota per l’Autonomia: la parola ai Giovani sul Referendum

Jacopo Ricchetti, coordinatore MGP Tradate

Alberto Stefani, coordinatore dell’MGP Padova

Alberto Stefani e Jacopo Ricchetti sono due giovani universitari, entrambi coordinatori del Movimento Giovani Padani (gruppo giovanile della Lega Nord), rispettivamente del Veneto e della Lombardia. Alberto studia Giurisprudenza ed è coordinatore a Padova, Jacopo studia Medicina ed è coordinatore a Tradate (provincia di Varese). A Ticinolive, l’uno da veneto, l’altro da lombardo, raccontano le ragioni del Sì, al Referendum di Domenica, nelle loro rispettive regioni.

1. il Referendum per l’Autonomia della tua regione é ormai imminente. Come ci si sente a vivere un passaggio storico-politico cosi importante in un’età giuridicamente adulta ma di fatto molto giovane?

Jacopo: Vivere il 22 ottobre 2017 probabilmente è come stato vivere il 2 giugno 1946: una possibilità che determina il futuro nel quale si può vivere. Vivere a 20 anni questo momento storico fa paura ed è da adrenalina: da adrenalina perché – per chi come me è cresciuto a pane e Padania – è come avere finalmente realizzato un grande obiettivo, mentre fa paura perché il 22 ottobre non è un traguardo, ma uno step di partenza, un inizio di un percorso completamente nuovo di cui non si hanno precedenti, in cui si mischiano la possibilità di sbagliare assieme alla possibilità di poter essere davvero gestori del proprio presente.

Alberto: E’ emozionante ed appassionante. Poter attuare nel tuo territorio quelle disposizioni costituzionali che programmaticamente affermano i principi di decentramento politico-amministrativo è un’occasione irripetibile per il Veneto. Ed irripetibile per ciascun veneto.

2. Voterai? Cosa significa il voto, per te?

Alberto: Si, voterò convintamente. Trovo davvero assurdi gli inviti all’astensione, soprattutto quando derivano dalle stesse persone che rilevano spesso il deficit democratico degli ultimi anni. Votare significa essere cittadini, scegliere del proprio futuro. Soprattutto in un contesto europeo in cui l’individuo è sempre meno ascoltato, sempre meno considerato in quanto elettore, credo che votare sia un diritto da difendere, ma prima di ogni altra cosa, è un dovere civico, da cittadino veneto.

Jacopo: La Costituzione recita. “votare è un diritto e un dovere civico”. Il 22 ottobre voterò, e convintamente dirò Sì all’autonomia della Lombardia. Votare quel giorno per me vuol dire poter camminare a testa alta e guardare negli occhi i nostri anziani, coloro che si sono battuti anche con le armi per far esprimere a tutti le proprie idee: se non andassi a votare, come potrei ritermi figlio della tradizione democratica dell’Europa unita?

3. Mi diresti tre motivi per cui voterai Sì?

Jacopo: Beh, ne ho 56 miliardi di motivi per votare sì! Sarò molto tecnico nel rispondere.
Dobbiamo dire Sì perché voglio una Lombardia gestita dai Lombardi per i lombardi. Solo stando sul territorio se ne possono conoscere i problemi adattandone le soluzioni. Dirò Sì perché vorrei avere più opportunità per la mia vita lavorativa e personale e, dato che le risorse ci sono, non vedo perché non debbano essere usate per il nostro territorio.
Voterò Sì perché credo in un’Europa dei popoli e – per crearla – ogni popolo deve avere coscienza di se stesso e anche la possibilità di amministrare in gran parte le risorse.

Alberto: Voterò sì perché l’autonomia ed il decentramento amministrativo possono aver luogo soltanto se alla base dell’intesa stato-regioni di cui all’articolo 116 della costituzione ci sarà un forte, fortissimo consenso popolare.
Voterò sì perché una maggiore autonomia responsabilizza la gestione della cosa pubblica, incentiva un corretto esercizio delle prerogative degli enti locali, fa sentire più vicini i cittadini tramite un ritorno “meno mediato” e “meno accentrato” delle risorse economiche spese.
Voterò sì perché non c’è alcun motivo di differenziare e penalizzare con così evidenza il Veneto, realtà produttiva e virtuosa, dal regime giuridico-costituzionale applicato invece alle regioni a statuto speciale. Maggiore autonomia significa anche riconoscere i risultati di un’ottica di risparmio delle risorse pubbliche di lunga durata come quella attuata in Veneto, prima regione in Italia per qualità dei servizi al cittadino.

Intervista di Chantal Fantuzzi