Pio Eugenio Fontana, presidente di “Libertà e Valori”: “Ho parlato al telefono con Ignazio Cassis e lui mi ha detto…” – Intervista di Francesco De Maria

 

Il “caso Cassis” ha fatto per alcuni giorni le prime pagine dei media. Poiché abbiamo la fortuna di conoscere personalmente il presidente di “Libertà e Valori” dottor Pio Eugenio Fontana, non abbiamo resistito alla tentazione di intervistarlo. Egli ha accettato con piacere il nostro invito.

Con grande e specifica competenza il dottor Fontana illustra il reale contenuto del progetto e la reale portata di questo ennesimo cedimento alla prepotenza dell’UE. Rilevante anche la critica che egli rivolge a Maurer e Parmelin, consiglieri federali UDC. Che cos’hanno fatto e che cosa stanno facendo questi indomiti paladini della Destra? Probabilmente, in due, pesano meno della “tanto gentile” Simonetta…

Un’intervista di Francesco De Maria.

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Francesco De Maria  L’11 settembre è la prima data fatale del Terzo millennio. Lo è stata anche per Ignazio Cassis?

Pio Eugenio Fontana  Non mi sembra un paragone corretto, in quanto privo di qualunque base oggettiva. (Era ovviamente una domanda scherzosa e provocatoria, ndR)

Aderire all’associazione Pro Tell nove giorni prima dell’elezione del Consiglio federale non è stata una mossa sconsiderata? Per poi doversi dimettere un mese dopo, subendo la pressione mediatica?

Anch’io sono stato sorpreso della sua iscrizione e, se me lo avesse chiesto, gli avrei sconsigliato di farlo. Egli è un convinto sostenitore di un diritto liberale sulle armi, ma non ha calcolato che il suo nuovo incarico istituzionale è incompatibile con l’appartenenza ad associazioni come Pro Tell ma anche, per dirne un’altra, come il WWF (che dovrà pure lasciare).

Contemporaneamente, Cassis ha lasciato anche l’associazione ticinese “Libertà e Valori”. Da quanto tempo ne era membro?

Libertà e Valori è l’associazione “cappello” ticinese che coordina a livello cantonale il lavoro politico di tiratori, cacciatori e membri delle associazioni di milizia a tutela dei loro interessi e di quelli della Nazione. Nata nel 2011 come comitato cantonale contro l’iniziativa che voleva disarmare il Popolo svizzero, ha poi continuato ad operare come gruppo di riflessione, coordinazione ed azione politica, scendendo in campo anche per le successive votazioni relative all’esercito. Infatti, non difendiamo solamente il plurisecolare diritto dei cittadini svizzeri di detenere ed utilizzare legalmente le armi da fuoco, ritenendola una delle basi del nostro sistema democratico, ma anche un esercito di milizia (cioè di popolo) in grado di difendere efficacemente il Paese dalle minacce esterne ed interne. Sosteniamo, inoltre, una caccia rispettosa delle tradizioni e delle necessità di controllo del selvatico. Siamo, in fine, a favore di una Svizzera democratica, sovrana, indipendente e neutrale. Ignazio Cassis, che nell’esercito di milizia ricopre il grado di maggiore, si è unito a noi sin dall’inizio, spontaneamente.

Lei lo ha conosciuto come affiliato convinto ed attivo?

Pacato, riflessivo, esperto dei meccanismi della politica, è stato un collaboratore fedele ed efficace, anche grazie alla sua appartenenza alla Commissione Sicurezza del Nazionale.

Poteva, a Suo giudizio, evitare di dimettersi da “Libertà e Valori”?

No, era suo dovere farlo.

Lei, quale presidente, negli ultimi giorni, ha avuto occasione di parlargli? Se sì, che cosa vi siete detti?

Ci siamo parlati al telefono: l’ho ringraziato di cuore per il lavoro di questi anni ed egli mi ha assicurato che, da Consigliere Federale, non cambierà certo le sue convinzioni in fatto di armi, esercito di milizia, caccia e sovranità nazionale e continuerà ad impegnarsi in prima persona per difenderle.

Molti giornalisti e molta gente comune tendono a vedere in Cassis un opportunista. Un giudizio superficiale e scorretto?

In fatto d’opportunismo, troviamo tra i Consiglieri Federali presenti e passati, dei veri maestri. Alcuni di loro sono stati e sono dannosissimi per la Nazione. Cassis non ha neppure iniziato a lavorare ed attaccarlo per la questione della breve adesione a Pro Tell è semplicemente ridicolo.  Lasciamolo scendere in campo e lo giudicheremo tra un po’ di mesi sulla base dei fatti.

L’UDC l’ha votato in massa. Forse l’UDC si aspetta qualcosa di concreto da lui? Sarà ripagata? Sarà delusa?

Non so cosa l’UDC si aspetti esattamente da lui. Gli altri due candidati erano, francamente impresentabili per una carica così importante. Forse, il fatto che Cassis fosse il presidente di Curafutura, l’associazione mantello delle maggiori casse malati, può aver avuto la sua importanza. Gli assicuratori malattia sono, infatti, molto ben rappresentati nei vertici dell’UDC. Anche il fatto che Cassis, pur contrario ad una rottura con la UE, si sia sempre dimostrato favorevole al mantenimento di una certa autonomia da Bruxelles ed alla preservazione, almeno formale, della  sovranità nazionale, ha probabilmente avuto il suo peso.

La sostituzione di Burkhalter con Cassis sposterà il Consiglio federale verso destra?

Personalmente, in quest’epoca che Alain de Benoist giustamente definisce post-politica e post-democratica, ritengo che sia ormai privo di senso parlare di Destra e di Sinistra. (Ma NON Ticinolive, convinto che queste “categorie” siano del tutto attuali e vitali; ndR)

Il potere è sempre più globalizzato e sovra-partitico. La vera differenza va fatta tra chi ancora crede nella sovranità popolare e si impegna a difenderla e chi, invece, la ritiene un problema e vuole distruggerla. Questa seconda corrente è molto ben rappresentata anche a Palazzo Federale: vedremo dove si posizionerà Cassis.

Veniamo al progetto, messo in consultazione dal Consiglio federale, di nuova Direttiva sulle armi (in ottemperanza alle norme europee). Perché “Libertà e Valori” è contraria?

Il progetto di legge presentato dal CF riprende tal quale la Direttiva Europea 477 votata a Bruxelles la scorsa primavera. Contrariamente a quanto sostenuto da Simonetta Sommaruga, non è stato previsto alcun adattamento alle tradizioni svizzere in fatto di armi da fuoco. Con la scusa della lotta al terrorismo, esso prevede il generale disarmo della popolazione civile. In particolare sancisce il divieto di acquisto e di possesso di tutte le armi lunghe in grado di contenere più di 10 colpi e dei relativi caricatori. Si tratta, tanto per capirci, dei FASS 57 e 90, nonché di tutte le copie civili dei fucili militari stranieri, presenti in grandissimo numero nel nostro Paese, in quanto acquistabili legalmente negli ultimi decenni. Sono previste eccezioni temporanee per i tiratori sportivi, per i quali viene comunque prevista la clausola del bisogno ed abolito il diritto di possesso dell’arma, che dovrà essere alienata/sequestrata una volta che il tiratore non potrà più dimostrare di esercitarsi regolarmente in una società di tiro riconosciuta. Giusto a titolo d’esempio, posso citare il mio caso: appassionato tiratore sin da ragazzo e monitore della Federazione Svizzera di Tiro, negli ultimi 2 anni ho molto ridotto le mie sedute di tiro per dei problemi agli occhi. Solo ultimamente, avendo subito un intervento chirurgico oftalmologico che mi ha permesso di riacquistare una vista sufficiente, sono tornato ad allenarmi a 300 metri. Se la nuova legge fosse stata in vigore, avrei subito il ritiro dei fucili di ordinanza svizzera di mia proprietà, pur non avendo commesso alcun reato e, soprattutto, non costituendo certo un pericolo per la sicurezza pubblica. Per quelli non di ordinanza svizzera, che pure possiedo in qualche esemplare per il piacere di averli, il sequestro sarebbe avvenuto addirittura prima, in quanto non sono armi che possiamo utilizzare negli stand di tiro svizzeri e non è dunque possibile esercitarsi regolarmente. Se la legge proposta dal CF dovesse essere adottata in Svizzera, porrebbe fine alla plurisecolare tradizione elvetica delle armi nelle mani del Popolo a tutela della democrazia, portando al sequestro di alcuni milioni di armi e caricatori acquistati e detenuti legalmente da centinaia di migliaia di cittadini che nulla hanno a che fare con il terrorismo. Sarebbe anche una definitiva rinuncia alla sovranità nazionale ed alla supremazia del Sovrano. Che nel 2011 ha già respinto limitazioni al diritto sulle armi infinitamente minori rispetto a quelle proposte oggi dal CF e che, al momento di accettare gli accordi di Schengen, neppure immaginava che avrebbero comportato l’obbligo di fare nostre leggi straniere su temi così importanti per il nostro modello di società.  Per aggiungere una nota di ridicolo ad una situazione in vero molto grave, vale la pena di ricordare che, dopo qualche settimana, il parlamento UE ha votato anche il divieto di far volare gli aeromodelli con le frequenze radio attualmente in uso. In attesa che a Bruxelles decidano che radiofrequenze autorizzare, sarà quindi vietato anche in Svizzera far volare gli aeroplanini. Sempre sulla base di Schengen!

Quando verrà discusso il dossier, che cosa dirà il consigliere federale Cassis ai suoi colleghi? Farà “lega” con i due ministri democentristi?

In realtà non ci risulta che Maurer e Parmelin abbiano fatto qualcosa per bloccare il progetto disarmista portato avanti dalla Sommaruga.  Il che, ovviamente, è molto grave. Spetterà a Cassis, che conosce molto bene il tema, spiegare a loro, a Schneider-Ammann ed a Leuthard, cosa è veramente in ballo.

Per finire, una previsione (secondo le “leggi” di Ticinolive l’intervistato deve esprimersi). Come finirà questa faccenda?

Il Parlamento approverà una versione un po’ addolcita della legge, a titolo di compromesso, per non offendere troppo la volontà di supremazia di Bruxelles. Una parte importante della cittadinanza non l’accetterà ed andremo ad un referendum. Se lo vinceremo, allora sì, i patti di Schengen saranno rimessi in discussione.

Esclusiva di Ticinolive