Sinai, attentato Isis, almeno 235 morti, oltre 100 i feriti, s’avvia l’incubo del Califfato del deserto

Egitto, villaggio di Bir al-Abed, ovest della città di Arish, Sinai settentrionale. 24 novembre 2017 –  Alcuni terroristi posizionano ordigni attorno alla moschea, per la preghiera del venerdì. I fedeli esplodono, i sopravvissuti corrono nel panico, ma i terroristi sparano loro addosso. I cecchini sparano anche sulle ambulanze e sui soccorritori. Ancora ignoti i colpevoli, ma i sospetti cadono sugli estremisti dello stato islamico.

Un comunicato della Procura generale egiziana conferma il numero dei morti e la dinamica dell’attentato. Al momento, nessuna rivendicazione, il presidente egiziano al-Sisi, oltre ad aver proclamato il lutto nazionale per tre giorni, ha convocato una riunione d’emergenza.

Messaggi di cordoglio giungono da tutto il mondo. Ma il timore, ben accreditato, è un altro: quello che Daesh abbia ora altri campi da mietere.

Il Califfato del deserto

l’ipotesi più accreditata ora è quella che il Califfato, in rotta da Raqqa si consolidi nelle aree desertiche del Sinai egiziano e quelle ai confini tra Libia, Tunisia, Algeria. L’Isis si sarebbe dunque spostato verso il deserto, e avrebbe rafforzato i propri contatti con le aree beduine, dei mercanti di esseri umani. Non esistendo nelle suddette aree un’autorità statale efficiente, l’Isis avrebbe ivi trovato campo libero per incrementare il proprio potere, in rotta. I miliziani dello stato islamico si sarebbero dunque spostati sul fronte egiziano, libico e tunisino.

due gruppi terroristici s’affrontano in Egitto

Nello Stato egiziano sarebbe ora esploso un conflitto interno terroristico, ovvero la rivalità tra Al Qaeda e una milizia affiliata all’Isis che starebbe raccogliendo combattenti in fuga da Siria e dall’Iraq. Il capo dei terroristi di Al Qaeda, Abu Muhammad Al – Salafi Al Sinawi seguace di Bin Laden, avrebbe accusato lo Stato islamico di aver attaccato altri musulmani nel Sinai. A fronte di ciò il ministro degli interni egiziano, Ghaffar,  rassicura tuttavia riguardo la sicurezza dei cittadini che vivono nella penisola ai confini con Israele, e ha fatto sapere di star riorganizzando la polizia e l’esercito del Paese.