Andrea Foffano racconta i segreti della Siria e della “Guerra segreta dell’Intelligence” nel suo ultimo libro

Andrea Foffano, docente ed esperto di intelligence

Andrea Foffano, docente di sicurezza e intelligence, laureato in Scienze politiche e in Infermieristica, paracadutista, appartiene alle forze dell’ordine. Autore di diversi saggi indagine e articoli sull’Isis e sulle realtà del Medioriente, ha recentemente pubblicato il suo ultimo lavoro, Siria. La guerra segreta dell’intelligence. Ticinolive lo intervista a riguardo.

Il Suo nuovo libro è un’indagine sui più insospettabili segreti della guerra siriana. Com’è riuscito a comprenderli e ad esporli ai suoi lettori?
Sicuramente devo molto al mio incarico di docente in Intelligence presso l’ASCE (Scuola di Competizione Economica Internazionale di Venezia) e al supporto del direttore, il Prof. Arduino Paniccia. Le lunghe e continue attività di ricerca effettuate mi hanno permesso di venire in possesso di dati ed informazioni molto significative. Il passo successivo è stato solamente quello di dare un senso logico-temporale al materiale raccolto, al fine di presentare al pubblico una verità diversa da quella dei media. Il tutto scritto in maniera chiara, semplice, diretta e comprensibile anche dai non addetti ai lavori.
Perché i servizi segreti avrebbero avuto un ruolo preponderante nel destabilizzare il regime di Assad?
I servizi di intelligence e informazione, per loro intrinseca natura, perseguono il vantaggio dello stato-nazione per cui operano. Qualche hanno fa, la Siria si è venuta a trovare al centro di un enorme connubio di interessi strategici e geopolitici, a cui il regime di Assad si è ben presto rivelato d’intralcio. In un epoca come quella in cui viviamo, lo scontro armato tra potenze e superpotenze mondiali non si estrinseca unicamente nel noto concetto di “guerra classica”. Competizione economica, controllo sociale e gestione del potere politico sono solo alcuni degli aspetti di questo scontro, nel quale l’informazione e l’intelligence ricoprono un ruolo di primissimo piano.
Nel saggio la Guerra in Siria è sovente chiamata “guerra per procura” tra Russia e Stati Uniti, con i rispettivi “presta nome” delle forze governative di Assad e, dall’altro lato, i ribelli filo-jihadisti. Ciò implicherebbe dunque una alleanza nascosta tra gli USA ei ribelli dello stato islamico?
Tra gli USA e l’FSA (Free Syrian Army) l’alleanza non è mai stata molto nascosta. I rapporti tra la Presidenza Obama ed alcuni gruppi siriani di ribelli jihadisti è stata comprovata dai dettagli dell’operazione “Timber sycamore”, che la CIA ha segretamente compiuto in accordo con la Casa Bianca e la Segreteria di Stato americana. Tra gli USA e Daesh non parlerei proprio di alleanza: lo definirei più un rapporto di spiccia convenienza strategica contro il comune nemico Assad.
Il sesto pilastro della fede islamica, la Jihad, sarebbe quindi una maschera pretestuosa di un conflitto d’interessi tra le maggior potenze mondiali?
Uno dei mantra che guidano l’azione dei governi, che operano in zone ad alto interesse strategico e geopolitico, è proprio questo: “Utilizza tutto e tutti per difendere gli interessi del tuo Paese”. Lei pensa davvero che, per combattere e vincere uno scontro come questo, qualcuno si faccia degli scrupoli ad utilizzare la fede religiosa per i propri interessi?
Quale riverbero del conflitto, a parer suo, sull’Europa?
I riverberi del conflitto sull’Europa sono tanti, troppi. Quello sociale: flussi migratori straordinari e incontrollati, che colpiscono le comunità dei singoli stati europei, incapaci di conservare il proprio equilibro sociale interno. Quello politico: ancora una volta, i governi di tutto il mondo hanno avuto l’ennesima riprova che l’Unione Europea non è quella singola entità statuale, in grado di affrontare e risolvere i problemi in maniera decisa, univoca e unilaterale. Quello economico: anche qui, la guerra siriana ha dimostrato che gli stati europei perseguono singolarmente i propri interessi, anche e soprattutto in danno degli stessi alleati.
La debolezza politica dell’Europa la rende una facile preda all’interno della competizione strategica mondiale.

Intervista a cura di Chantal Fantuzzi