Per chi se la sente. La pressione del cambiamento. Il nostro viaggio in eterno ritardo – di Rossano Bruni

PENSIERO DEL GIORNO

È tutto parallelo e conformizzato (concedetemi il termine) con l’asse socio-temporale nel quale siamo “costretti” a vivere condividendone usi e costumi, giudizi e pregiudizi, diritti e doveri, applausi e pene. Il tutto, del momento. Ed è questo il problema di base: l’uomo cambia ed è sempre in movimento. Poco importa che sia intellettivo, concettuale, ambientale, sociale; siamo proiettati verso cambiamenti, forse infiniti, di sicuro certi, dove l’unico ostacolo è la convivenza, sempre in difetto, con il proprio asse ordinariamente in ritardo.

È l’ingegneria sociale, quella pratica e pragmatica, senza addentrarmi in questioni politiche, dove volenti o nolenti, siamo tasselli d’accatastare in rioni gerarchici, generazionalmente catalogati e posteggiati dal tempo che scorre trascinando a sé cambiamenti ormai passati, certuni falliti ad oggi, ma giusti al tempo prima, per far posto al nuovo che avanza. L’alternativa, figlia di dogma ancorati alla paura alimentatrice del più radicato conservazionismo, sarebbe una società querula priva di iniziative, priva di nerbo procacciatore dell’andare oltre.

Solo in un secondo tempo, la realtà, quella preposta a nuova, nella quale è inserito e designato a vivere l’umano, costretto senza possibilità di alternative, si adeguerà al “nuovo” uomo che dovrà ospitare, e per lui a fungere da obbligata casa, in simbiosi metamorfosi all’inquilino. Sono costretti a farlo – il cambiare condividendosi – per non sbiadire, fino a sparire, in una realtà caduca, ferma che inghiottirebbe tutto e tutti implodendo su sé stessa. Una dinamica che trascinerebbe ulteriormente, nella sua voragine, il libero arbitrio, la conoscenza, i modi, l’evoluzione – metafisica o no, poco importa. Per l’uomo, tutto ciò, sarebbe una decaduta puerile ormai ineluttabile, in quanto sordo e privo di reazioni.

Ne andrebbe dell’esistenza stessa.

Tuttavia, l’adeguarsi all’evoluzione e l’evoluzione medesima, avviene sempre di rimando rispetto al nostro momento inteso come tempo, ambiente, socialità che ci circonda. Perciò, si è sempre a graffiare ed in eterno conflitto con il proprio evolversi costretto in un involucro (l’attuale realtà, per l’appunto) dal quale si vuole uscire generando pressioni con chi non allineato al nostro asse che sconfina contrapponendosi a precedenti realtà conquistate, magari sudate e giustamente difese, in lotte su altre realtà ancor più remote. Pressioni, che per ovvietà al limite dell’ossimoro più contradittorio, sfociano in asperità con altri elementi che coabitano e coesistono nel medesimo momento socio-temporale che ci fa da giudice e, al contempo, da accattivante, fors’anche sfacciato, spronato all’orizzonte, comunque limitato da confini nuovamente tracciati e nuovamente da superare, dalle conseguenze ad oggi ineffabili.
Ed è così in ogni ambito: i cambiamenti avvengono sempre in ritardo.
Il sunto.

Rossano Bruni