Italia, finisce la XVII legislatura | al Voto il 4 marzo

Il presidente della Repubblica Mattarella ha sciolto ieri sera le Camere. Italia al voto il 4 marzo.

sciolte le Camere

Scongiurato il rischio, paventato dall’allarmismo Lega e Cinque Stelle, di procastinare ulteriormente la data del voto, allarmismo dopotutto giustificabile, in un paese che non vota da febbraio 2013 e che ha avuto quattro parlamenti non eletti direttamente dal popolo; il presidente Mattarella ha dunque sciolto le Camere ponendo definitivamente fine a una legislatura non giudicata, globalmente, infruttuosa.

Convocati i rispettivi presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, nonché il premier Paolo Gentiloni, il presidente ha annunciato che le elezioni saranno il 4 marzo del 2018.

Come si vota

Si vota con la legge elettorale del Rosatellum bis, che prevede capolista bloccato di coalizione, e listino di partiti componenti la coalizione, bloccati anch’essi. L’elettore potrà scegliere se votare il capolista della coalizione o il partito componente la coalizione. Non sarà più possibile, inoltre,il voto disgiunto per Camera e Senato che era invece stato concesso agli elettori del 2013. Voteranno per la Camera i maggiorenni, per il Senato i maggiori di 25 anni.

i sondaggi

I sondaggi, che in Italia sono innumerevoli, e che saranno vietati, per legge, due settimane prima delle elezioni, danno per ora netta dimostrazione di come le coalizioni offrano ai partiti più possibilità di emergere.

Da solo, il movimento cinque stelle sarebbe infatti il più in vantaggio, seguito dal partito democratico, pur sempre in crisi; il centro destra invece, solo se coalizzato, supererebbe pur con uno stacco non troppo ingente, gli altri partiti.

Sondaggio da Agi- YouTrend.com

Resta da decretare la dura battaglia per decidere il capolista di coalizione, quasi scontato per il centro destra (Salvini) eppure minato dall’ostinazione dei sostenitori del Cavaliere. Più incerta invece per il Pd, in questo momento fortemente in crisi, mentre orientata verso Di Maio per quanto riguarda il movimento cinque stelle.

Resta, infine, da preoccuparsi per la scelta dei candidati parlamentari che, si spera, siano, a livello di preparazione culturale, presentabili.

  • Teus

    In realtà non v’è da decidere il capolista di coalizione, dato che la legge elettorale non lo prevede. Si tratta tutt’al più di un ruolo “ufficioso”, quantomeno prima del voto, utile (forse) solo per la campagna elettorale. Dopo il voto invece, al momento della verifica delle maggioranze parlamentari, occorrerà indicare al Presidente Mattarella una figura che riceva l’incarico di formare un governo e possa avere l’appoggio di almeno 316 deputati e 158 senatori (la metà +1) per poter ottenere la fiducia.
    Per il centrosinistra (o quel che ne rimane) il problema non si pone, in quanto questo schieramento è composto praticamente da un solo partito (PD) e dunque il leader sarà il suo segretario, Matteo Renzi. Il centrodestra invece (alleanza molto eterogenea) farebbe meglio a non scegliersi nessun “candidato premier” prima del voto, perché indicando un leghista rischierebbe di spaventare i moderati del centro e di Forza Italia, mentre indicando un berslusconiano rischierebbe di deludere dei potenziali elettori leghisti desiderosi di cambiamento.
    In ogni caso non vedo proprio come l’autore possa scrivere, cito: “il capolista di coalizione, quasi scontato per il centro destra (Salvini)”. Chi segue le faccende della politica italiana sa che in quest autunno-inverno la Lega ha perso parecchio terreno nei sondaggi a beneficio di Forza Italia, passando da più del 15% della scorsa estate a circa il 13% attuale, mentre il partito di Berlusconi, grazie a una martellante campagna mediatica, è tornato ad essere la prima forza del centrodestra con il 16% delle intenzioni di voto. La manovra di sfondamento al Sud della Lega inoltre sembra non aver funzionato: se le percentuali a favore del carroccio sono strabilianti in Veneto, Lombardia, Friuli e anche (novità significativa) in regioni rosse come Emilia-Romagna e Toscana, dal Lazio in giù sembra prevalere il vecchio stile moderato democristiano, legato a Forza Italia e alla galassia di partitucoli affini (vedasi Cesa, Alfaniani, Mastella, ecc.) o, per le frange più radicali, il discorso post-fascista-MSI-AN della bionda Giorgia Meloni. Inoltre, dando una rapida occhiata alle TV italiane, ognuno noterà come il segretario federale della Lega (non più Nord per l’indipendenza della Padania) sia quasi scomparso dai radar, mentre Silvio Berlusconi sia tornato ad essere molto presente, con la grande abilità mediatica che lo contraddistingue.
    Se in questo momento dovessi indicare il leader perlomeno “percepito” del centrodestra italiano, parlerei certamente di Berlusconi e non di Salvini.