Everest, mai più scalata da soli: i divieti che fanno discutere (e il record annuale dei morti)

Si dice che quando nacque l’alpinismo, nel secolo Decimo Nono, le guide autoctone non capissero appieno la mentalità degli scalatori. Per altri, fu invece lo sport che violò le anime nascoste nella natura delle vette più alte della Terra. Da sempre l’alpinismo rappresenta una sfida a un divieto, a un limite imposto, vuoi dalla propria mente vuoi, come più palese, dalla natura.

Ad oggi, tuttavia, leggi piuttosto severe hanno messo del loro in una vicenda complicata soprattutto per gli appassionati di sport estremi.

Le autorità nepalesi di Kathmandu, dove sorge la vetta più alta del pianeta, coi suoi 8mila 848 metri, per “evitare il più possibile il numero degli incidenti”, hanno imposto alcuni divieti.

Primo, vietato salire la vetta da soli. Vietato, d’ora in poi, la scalata in solitaria. “Addio libertà!” ha commentato il famoso alpinista Simone Moro, poco contento dei nuovi provvedimenti. “E’ un colpo molto grave per l’alpinismo: si va a proibire l’avventura.”

Secondo, vietato ai mutilati e ai non vedenti. Da qui la protesta, riportata anche dalla bbc, secondo cui la regola, che vieta la scalata ai mutilati di entrambe le gambe e ai non vedenti, sarebbe discriminatoria. “una discriminazione che viola i diritti dell’uomo” ha commentato Hari Budha Magar, nepalee, soldato in Afghanistan e biamputato. Sognava di ripetere il record del neozelandese Mark Inglis, che nel 2006 conquistò la vetta, senza gambe. L’americano Erik Weihenmayer nel 2001 era stato invece il primo non vedente a conquistare la vetta.

Terzo, obbligo di accompagnamento per gli stranieri. Gli stranieri dovranno infatti essere accompagnati da una guida locale. La regola, anche utilitaristica, dovrebbe incrementare il lavoro per gli autoctoni.

Le regole non varrebbero per il versante cinese, per il quale, tuttavia, il permesso sarebbe molto più difficile da ottenere. La scalata era stata infatti vietata per un anno, dopo che un alpinista aveva issato la bandiera del Tibet.

D’altra parte quest’anno l’Everest ha raccolto il numero più alto di permessi, 373, oltre che di vittime: undici coloro che hanno perso la vita sul tetto del mondo, come Ueli Steck, 40 anni, celebre alpinista, scivolato in un precipizio per oltre mille metri. e l’ottantacinquenne  Min Bahadur Sherchan, che voleva essere il più anziano conquistatore della vetta del mondo.

Dal 1920, sono stati oltre duecento i morti, per congelamento, caduta, valanghe, e altre svariate cause.