Assassinio sull’Oriente Express, il remake ha ottime riprese, ma trama traballante e razzista

“Italiani, sa, terzo mondo.” dice Jhnny Depp alias Racked alias Cassetti assassino/vittima a Ercules Poirot.

Poi si scopre, trovandolo morto, assassinato non si sa da chi, che lui stesso era un italiano che aveva ammazzato una bambina provocandone la morte della madre e il suicidio del padre. Dodici persone coinvolte nel dolore, chi per il processo della domestica ingiustamente accusata, chi per l’amore legato alla governante, chi per ricche parentele contratte con la ricca famiglia distrutta.

In pratica, un italiano che accusa il suo stesso popolo, e si riscopre essere l’assassino.

E non si può nemmeno dire che il film si prenda egualmente gioco delle altre “razze”, giacché il tedesco dalle idee filonaziste e razziste (“gli italiani sono vacche” altra stoccatina americanoide contro il Bel paese, con la scusa del luogo comune), si scopre essere un poliziotto americano che imita i tedeschi; mentre gli altri, gli ispanici, gli slavi, i russi, gli inglesi, sono vagamente affiliabili ai propri luoghi comune, magari un po’ violenti e un po’ mentitori, ma tutti con un buon motivo per farlo.

Dicono che il film originale, con Ingrid Bergman e altri attori celebri, fosse migliore del remake, personalmente dovrei vederlo per fare il confronto. Ma questo, seppur con un cast stellare, Michelle Pfeiffer, Johnny Depp, Kenneth Branagh nei panni di Poirot, Deisy Ridley, Judi Dench, Penelope Cruz, Josh Gad, Leslie Odm, e Willem Dafoe; e con riprese veramente ben fatte (il treno che, partito da una Bisanzio indorata dal sole, penetra nei ghiacciai delle Alpi) risulta uno di quei gialli solubili solo grazie ad elementi che man mano fuoriescono dalla trama, lasciati trapelare – a rate- dalla narrazione dei protagonisti. Lo spettatore, da solo, non può giocare con la propria intuizione.

Inoltre, bene l’antirazzismo nei confronti del colore della pelle, ma male, molto male quello non sfatato, sino alla fine, sulla “delinquenza di un popolo”. Poiché così narrato – credo che la responsabilità sia piuttosto del regista Kenneth Branagh (si, lo stesso che interpreta Poirot) che della scrittrice Agatha Christie: infatti, così narrato, il film pare che dica che dall’Italia uscirono solo assassini.  Alla faccia dei Michelangelo, Dante e Raffello, che l’Italia donò al mondo.

  • Fafner

    Indipendentemente dalla questione “razzismo”, che ormai si vuole andare a pescare ovunque, la domanda è: ma con tutti i romanzi gialli che la Christie ha scritto, c’era davvero il bisogno di un remake di uno dei pochi che erano già stati trasposti per il cinema (ovviamente volendo non considerare trasposizione cinematografica la serie TV interpetrata da Suchet)? E non è finita, perchè pare quasi certo, dalla stessa fonte, anche un remake di “Assassinio sul Nilo”. Poi toccherà a “Delitto sotto il sole”? Povera industria cinematografica, null’altro che sequels, prequels, spinoffs o remakes riesce a sfornare…