A Berna la musica è cambiata, forza Cassis – di Tito Tettamanti

Con l’avvento di Cassis al posto di Burkhalter gli equilibri nel Governo sono mutati? Questa sembra essere la tesi – o forse solo la speranza – del maître à penser della Destra liberale. Burkhalter che rafforzava in modo decisivo la posizione dei socialisti in Consiglio federale! Ecco un’opinione che farà digrignare i denti a molti (soprattutto a coloro cui la cosa piaceva troppo; purché non si dicesse…)

L’UDC ha votato massicciamente Cassis (anche perché non aveva scelta). L’ha votato “per esclusione”, come avrebbe potuto votare Maudet o Moret? Adesso si attende un piccolo o grande premio, non è legittimo?

Ma la situazione politica non è tranquilla e non è consolidata, e c’è un passato che pesa. “Disastri” enormi sono stati fatti (Tettamanti dixit, noi la sua parola non la cambiamo). Facciamoci coraggio. Lui dice “forza Cassis”? L’ha messo anche nel titolo. E allora… lo diciamo anche noi.

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Pubblicato nel Corriere del Ticino e riproposto con il consenso dell’Autore e della testata

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Qualche giorno prima di Natale il pur esperto presidente del Partito socialista svizzero Christian Levrat si è lasciato andare ad una violenta intemerata contro il consigliere federale Ignazio Cassis imponendogli di terminare l’apprendistato e di mettersi seriamente al lavoro, specie in materia di rapporti con l’UE.

A parte il tono scortesemente sopra le righe per un presidente di partito che si rivolge ad un consigliere federale, Cassis deve essere lieto che un politico di lungo corso come Levrat abbia perso così presto i nervi. Vuol dire che il nuovo ministro degli Esteri è sulla buona strada. Certo che Levrat, il quale con un partito al 19% dei voti in Svizzera grazie a Burkhalter influenzava sino a ieri la maggioranza del Consiglio federale, è oggi infastidito. Gli sembrerà strano vedere che due consiglieri federali liberali tornano a votare in modo compatto. Era altrimenti abituato.

Un altro parlamentare socialista ingiunge a Cassis di presentare la sua politica con l’UE entro febbraio. Il predecessore Burkhalter ha fatto disastri per anni, compresa la proposta di ricorrere in caso di controversia al tribunale della controparte (UE), modo piuttosto singolare di difendere i propri interessi. Ricordiamo l’ultima figuraccia con sorrisi a 32 denti e abbracci fraterni rimediata a Lugano pochi mesi fa quando tenne per buone le solenni promesse dell’Angelino (Alfano) che contava già allora in Italia come il due di picche e la garanzia che l’accordo Svizzera-Italia sarebbe stato firmato prima di fine anno. Ultima buggeratura che si è aggiunta alle precedenti per svizzeri creduloni.

No, la musica è cambiata e speriamo così continui. Ce l’hanno con Cassis perché si è risentito per la limitazione ad un anno del riconoscimento di equivalenza per le Borse svizzere da parte dell’UE. A giusta ragione si è offeso. Il riconoscimento dell’equivalenza tra Stati in relazioni corrette e tenuto conto dell’alto livello delle nostre regolamentazioni è un atto dovuto, come lo è stato con Hong Kong. Il limite di un anno, che vuole dire «stai attento perché se non ti comporti bene ti bastoniamo», non è degno di rapporti sovrani; è solo una meschina carognata di un’UE incattivita perché le cose non le vanno bene.

Il consigliere federale Cassis a Locarno con Arminio Sciolli, Carla Speziali e Santa Brumermane

I socialisti ce l’hanno con Cassis anche perché visto l’inammissibile atteggiamento dell’UE si chiede quale atteggiamento prendere per il miliardo (che in effetti sono un miliardo e trecento milioni) da eventualmente versare al fondo di coesione dell’UE. Ma ancora una volta, pur considerando che i soldi non sono di Levrat e compagni ma dei contribuenti, versiamone anche due di miliardi ma conoscendo con precisione la contropartita. O è una taglia che dobbiamo pagare?

Infine, viene rimproverata a Cassis la lacunosa organizzazione dell’incontro Leuthard-Juncker. A parte il fatto che un minimo di riguardo per un ministro degli Esteri in carica da pochi giorni avrebbe dovuto suggerire un diplomatico rinvio (che avrebbe fatto comodo a tutti), semmai il rimprovero va mosso alla signora Leuthard, il cui ego supera le sue pur notevoli qualità e che si illudeva forse con quattro abbracci e due fotografie di passare per la salvatrice della Patria e sistemare il vecchio volpone lussemburghese che si addormenta dinanzi al Papa (vin Santo?) ma sa essere sveglio quando necessario.

Dopo anni di politiche inconcludenti e con divergenze profonde nel Consiglio federale non è che il ministro Cassis possa in pochi giorni fare miracoli (e cambiare i collaboratori responsabili del passato). Se si pone termine all’umiliante politica delle genuflessioni preventive è già un notevole progresso.

Tito Tettamanti