“La mia opinione è che il Bitcoin sia destinato a scomparire” – Intervista al professor Giovanni Barone-Adesi

Giovanni Barone-Adesi, professore di finanza presso l’Università della Svizzera italiana, in questa intervista ci parla dei rischi e delle opportunità del bitcoin, delle prospettive della piazza finanziaria luganese, nonché dell’iniziativa sulla moneta intera sulla quale si voterà quest’anno.

Ticinolive  In questi mesi si parla molto di bitcoin e di criptovalute in generale. Di cosa si tratta? E’ un’innovazione proficua nel metodo di effettuare i pagamenti, oppure si tratta di uno strumento potenzialmente pericoloso, che potrebbe creare instabilità finanziaria e bolle speculative?

Giovanni Barone-Adesi  Il bitcoin è sostanzialmente una criptovaluta che viene identificata dalla soluzione di un problema abbastanza complicato di crittografia e la difficoltà di questo problema varia nel tempo in modo da mantenere il processo di creazione del bitcoin più o meno sempre alla stessa frequenza.

In sé stesso, il bitcoin sarebbe molto stabile, è stato disegnato per esserlo. Praticamente, per come è stato concepito inizialmente, non può essere finanziato o venduto allo scoperto, ma semplicemente può essere trasferito da un proprietario all’altro, dietro un pagamento che viene effettuato negli scambi privati ed è deciso dal mercato. In un certo senso è stato vittima del suo successo perché, data la sua rapidissima salita, moltissima gente ha cercato di speculare e quindi sono stati anche introdotti contratti derivati sul bitcoin e dunque si è innestata una massiccia speculazione, che non era necessariamente nelle idee del fondatore.

Come vede il futuro? Tra dieci anni effettueremo tutti i pagamenti in bitcoin? Oppure il fenomeno resterà marginale?

La mia opinione è che il bitcoin sia destinato a scomparire. Probabilmente ci saranno altre criptovalute, forse emesse anche dagli Stati, che consentiranno dei pagamenti rapidi. Ma in realtà lo stesso concetto di criptovaluta deve essere messo in discussione, perché sostanzialmente è stato concepito per evitare di ricorrere ad un’autorità centrale e in certi contesti naturalmente questo può essere ragionevole, pensiamo ad esempio ad una rete di banche basate in paesi diversi per le quali è difficile determinare un sistema di governance, ma per moltissime applicazioni è di gran lunga più semplice utilizzare un’autorità quale la Banca Nazionale Svizzera, oppure la Federal Reserve e quello naturalmente è un metodo molto più collaudato e veloce. Io penso che comunque ci saranno delle applicazioni interessanti sul bitcoin per cercare di verificare informazioni che provengono da fonti diverse. E’ piuttosto difficile, anzi impossibile, risolvere matematicamente questo problema, ma dando degli incentivi economici adeguati, anche se non si giunge a una soluzione deterministica, si ha una probabilità elevatissima di trovare la soluzione giusta, questo è in qualche modo il teorema sul quale è fondato il bitcoin.

Lei ha parlato della possibilità che siano gli Stati ad emettere criptovalute. Ora Maduro in Venezuela ha proposto una nuova criptovaluta, il Petro, legata al valore del petrolio. E’ un’idea che ha un qualche fondamento?

Penso che le criptovalute del futuro saranno così, anche nella débâcle di ieri, l’unica criptovaluta che è andata discretamente è Tether, che a differenza delle altre corrisponde esattamente a un dollaro per volontà del fondatore. Naturalmente questo legame di Tether con il dollaro o della criptovaluta di Maduro con il petrolio è affidabile quanto il proponente. C’è qualche dubbio su Tether, molti dubbi su Maduro. Affinché l’ancoraggio regga, bisogna fare delle politiche monetarie consequenziali. Anche se Maduro decidesse per legge che la sua criptovaluta è convertibile in petrolio, temo che se il prezzo del petrolio salisse molto, sarebbe tentato di rinnegare l’accordo.

La piazza finanziaria Luganese potrebbe beneficiare dallo sviluppo del mercato delle criptovalute? Possono esserci degli sviluppi interessanti in questo senso?

Certo, ci sono delle banche sulla piazza che investono massicciamente nell’ambito della tecnologia applicata alla finanza, ancora non hanno prodotto nulla, però nel suo piccolo il Ticino compete con Zugo. A Zugo c’è infatti un nucleo di aziende del settore FinTech che effettuano intensi investimenti. E naturalmente dovremo vedere come evolveranno le cose; ad esempio ieri l’UBS ha deciso di investire molto nello sviluppo del suo centro per l’intelligenza artificiale. Certo, in Ticino stiamo ancora muovendo i primi passi in quel campo, però certamente anche l’Università adesso inizia ad avere programmi che trattano questi argomenti, sia in informatica, sia nel prossimo futuro in economia.

Quest’anno si voterà sull’iniziativa per la moneta intera, che cosa ne pensa?

Credo che si tratti di una grande sciocchezza, che dimostra quanto alcuni economisti non abbiano alcun legame con la realtà. Chi la propone non comprende che il meccanismo di generazione contabile della moneta che utilizzano le banche è il motore dell’economia; questi non hanno capito cos’è il rischio e dunque credono che si tratti di un regalo fatto alle banche. Tuttavia, dato che le banche talvolta chiudono, deve trattarsi di un regalo avvelenato.

Esclusiva di Ticinolive